31 gennaio 2017

La SPD si affida a Schulz

La decisione del partito è presa, e lui ‘non vede l’ora di rendere questa competizione elettorale interessante’. Sarà Martin Schulz, eurodeputato di lungo corso e già presidente del Parlamento europeo per cinque anni – dal gennaio 2012 fino a pochi giorni fa – a contendere per il Partito socialdemocratico tedesco, la SPD, il posto di cancelliere ad Angela Merkel.

Un’ipotesi, quella della candidatura di Schulz alla cancelleria, di fatto già in campo dal mese di novembre, ma non per questo scontata: allora, l’eurodeputato aveva reso noto di non essere intenzionato a correre per un eventuale terzo mandato al vertice dell’assemblea di Strasburgo, perché pronto a impegnarsi direttamente nella politica nazionale come candidato al Bundestag nelle elezioni di settembre 2017. Tuttavia, il nodo della leadership era ancora da sciogliere: in prima fila c’era infatti Sigmar Gabriel, alla guida della SPD dal novembre del 2009, vice-cancelliere e ministro degli Affari economici e dell’Energia nel governo di Große koalition, di cui l’Unione cristiano-democratica (CDU) di Merkel è azionista di maggioranza.

Il 24 gennaio è stato il diretto interessato a fugare i dubbi e spianare la strada all’investitura di Schulz, comunicando di non voler essere della partita. Sarebbero due, secondo Gabriel, i fondamentali prerequisiti per condurre con successo una campagna elettorale: in primis, il partito deve credere fermamente nel suo candidato e sostenerlo con convinzione; in secondo luogo, è il candidato stesso a dover puntare all’obiettivo dando tutto sé stesso. Entrambe le condizioni – ha rimarcato il vice-cancelliere in un’intervista al magazine Stern – non risulterebbero però soddisfatte dalla sua persona.

Alla decisione di Gabriel non sarebbero estranee motivazioni di carattere personale e privato; ma è il dato politico ad avere il peso maggiore: secondo i sondaggi, infatti, la CDU continua a essere saldamente in testa nelle preferenze dei cittadini tedeschi, mentre la SPD – il cui consenso è stato indebolito dalla cogestione del potere nell’esperienza della Grande coalizione – si attesta su percentuali di poco superiori al 20%. Focalizzandosi poi esclusivamente sulla leadership, il gradimento di Gabriel sarebbe decisamente inferiore rispetto a quello della cancelliera Merkel, in ripresa dopo un 2016 difficile segnato dalle critiche per la politica ‘delle porte aperte’ e da ultimo dall’attentato di dicembre a Berlino. Di fatto, dunque, la competizione non sarebbe neppure incominciata.

Di diverso tenore sembrano invece gli orientamenti e le opinioni verso Schulz, che peraltro – in forza della più che ventennale esperienza all’Europarlamento – non è stato finora troppo sotto i riflettori della politica interna tedesca. Secondo alcune rilevazioni citate da Deutsche Welle, l’ex presidente dell’assemblea di Strasburgo risulta un politico credibile (65%) e complessivamente competente (68%), e per quanto su entrambi i fronti Merkel ottenga indici di gradimento più alti, la considerazione verso Schulz è di gran lunga maggiore di quella espressa nei confronti di Gabriel. Il nuovo leader della SPD sembrerebbe poi più gradito del suo predecessore a potenziali partner di coalizione come i Verdi e la sinistra della Linke, anche se sotto questo profilo qualsiasi valutazione pare – a circa 8 mesi dalle elezioni – abbastanza prematura.

Ancora, rispetto al vice-cancelliere, Schulz potrà godere di una più ampia libertà di iniziativa in campagna elettorale: la critica anche dura alle politiche merkelliane risulterà infatti più efficace quando sarà avanzata da un politico estraneo ai meccanismi della Grande coalizione, un percorso di cui invece Gabriel è stato parte integrante in una posizione di rilievo. E di cui nei prossimi mesi continuerà a essere parte come ministro degli Esteri, al posto di Frank-Walter Steinmeier in procinto di essere eletto presidente della Repubblica.

Dunque, per Schulz la partita comincia ora e si preannuncia difficilissima: se da una parte infatti l’annuncio della sua candidatura è stato accolto positivamente nel bacino elettorale di riferimento della SPD, il consenso attorno ad Angela Merkel è ancora  molto solido. E poi c’è da fare i conti con la destra di Alternative für Deutschland, la cui ascesa negli appuntamenti regionali del 2016 lascia presagire un ingresso in Parlamento con numeri importanti nelle prossime consultazioni di settembre. Su Schulz, la leader Frauke Petry è stata chiara sin da subito: il candidato cancelliere dei socialdemocratici è il simbolo della burocrazia dell’UE e di un’Europa profondamente divisa.

 


0