13 febbraio 2019

La Thailandia verso il voto, tra generali e principesse

La Thailandia ha una tristemente consolidata tradizione di colpi di Stato militari, l’ultimo dei quali ha interrotto il governo di Yingluck Shinawatra nel maggio 2014. Da allora, la giunta militare guidata dal generale Prayuth Chan-ocha ha ciclicamente promesso libere elezioni e un rapido ritorno alla democrazia.

Il 23 gennaio 2019, dopo quasi quattro anni d’attesa, la commissione elettorale thailandese ha stabilito la data delle prime elezioni generali nel Paese dopo il colpo di Stato. Subito dopo l’annuncio della commissione, un decreto pubblicato sulla gazzetta reale ha ufficialmente istituito la tornata elettorale per il 24 marzo.

Una notizia particolarmente attesa dalle forze politiche e dagli attivisti thailandesi, soprattutto alla luce delle ripetute promesse elettorali non mantenute e dei continui rinvii da parte della giunta militare. L’ufficio del primo ministro Prayuth ha rilasciato un comunicato stampa, nel quale si afferma che un governo politico dovrebbe entrare in carica entro l’estate.

Ciò nonostante, il ruolo dei militari nella futura vita politica del Paese è lontano dall’essere archiviato, e potrebbe semplicemente mutare invece che venire ridimensionato o addirittura azzerato. La giunta ha già operato in questo senso, promulgando una nuova costituzione che consolida la centralità dell’esercito in modo da limitare il potere dei futuri governi, che sarebbero peraltro vincolati a seguire un piano strategico ventennale gestito dai militari. Tutti i partiti, inoltre, dovranno anche fare i conti con la nuova legge elettorale che sostanzialmente non permette la formazione di una vera e propria maggioranza parlamentare senza il sostegno del Senato. Grazie alla nuova Costituzione i 250 senatori non verranno eletti ma nominati dalla giunta militare, di fatto prendendo il posto dell’attuale Assemblea nazionale. In questo modo, il ruolo dell’esercito rimarrà decisivo a prescindere dal risultato elettorale.  

Il generale Prayuth ha ben presto chiarito la sua volontà di mantenere la carica, sino ad affiliarsi ufficialmente al Phalang Pracharat Party, un partito ultraconservatore molto vicino ai militari, come candidato ufficiale alle elezioni di marzo.

Sin dall’ufficializzazione della data delle elezioni, il panorama politico thailandese è stato prontamente investito da un vortice di annunci e notizie al limite del surreale. L’apice è stato raggiunto l’8 febbraio, ultimo giorno utile per presentare ed ufficializzare le candidature. Sarebbe dovuto essere il giorno della candidatura ufficiale di Prayuth, ma la scena è stata inequivocabilmente rubata dal Thai Raksa Chart Party, rinnovata ramificazione del Pheu Thai Party (e prima ancora Thai Rak Thai) fondato dall’ex primo ministro Thaksin Shinawatra.

Il Thai Raksa Chart ha infatti annunciato la candidatura della principessa Ubolratana Mahidol, primogenita del defunto re Bhumibol e sorella maggiore dell’attuale sovrano Vajiralongkorn. Preechapol Pongpanich, leader del partito, ha lodato la volontà della principessa di mettersi al servizio del Paese e ha poi ribadito che sarà il volere del popolo a decretare il vincitore, in pieno spirito democratico. La principessa è una delle figure pubbliche più seguite e apprezzate del Paese. Nel 1972 rinunciò al suo titolo reale per sposare l’americano Peter Jensen. Una volta divorziato dal marito, ha deciso di ritornare in Thailandia e partecipare attivamente alla vita di corte.

La candidatura di Ubolratana ha causato un vero shock mediatico, con un susseguirsi di voci riguardo alla reazione della famiglia reale, della giunta militare, sino ad ipotizzare un clamoroso dietrofront da parte di Prayuth. Il generale, invece, non solo ha confermato la propria candidatura ma ha anche indirettamente iniziato a fronteggiare la rivale. Il leader del People’s Reform Party, partito vicino alla giunta militare, ha prontamente richiesto alla commissione elettorale l’annullamento della candidatura di Ubolratana, richiamandosi al principio di non ingerenza della famiglia reale nella vita politica del Paese. Anche il palazzo reale si è schierato contro la candidatura di Ubolratana. Il re Vajiralongkorn ha rilasciato una dichiarazione ufficiale nella quale viene ribadito come la sorella si identifichi come membro della dinastia Chakri, e che il coinvolgimento nella vita politica di un alto membro della famiglia reale è non solo contrario alla tradizione, ma anche estremamente inappropriato. Di conseguenza, nella serata di lunedì 11, la commissione elettorale si è dichiarata contraria alla candidatura di Ubolratana, appellandosi alle medesime ragioni poste in essere dal sovrano nel suo comunicato. La manovra successiva della commissione potrebbe disporre lo scioglimento immediato del Thai Raska Chart, per aver impunemente trascinato la monarchia nella competizione politica.

Il destino della candidatura della principessa, e conseguentemente del Thai Raksa Chart, è quantomeno precario e difficilmente Ubolratana riuscirà a ribaltare la decisione della commissione. Ovviamente il maggiore beneficiario di tale defezione è Prayuth, con gli altri partiti a fare quasi da comprimari.

Il Partito democratico ha confermato la fiducia ad Abhisit Vejjajiva, primo ministro dal 2008 al 2011. Nonostante le smentite e gli attacchi nei confronti di Payuth, alcuni osservatori vedono in Abhisit il candidato ideale per formare una coalizione con il Phalang Pracharat. Rimane il secondo partito del Paese, ruolo rispecchiato anche in Parlamento nel 2014, ma il rischio che venga fagocitato da Prayuth è concreto.

Per quanto riguarda i nuovi attori, la realtà più interessante è probabilmente rappresentata dal Phak Anakhot Mai, conosciuto anche come il Future Forward Party. Il partito è stato fondato nel marzo 2018 dal giovane miliardario Thanathorn Juangroongruangkit, assumendone la carica nel successivo mese di maggio. Thanathorn si è presentato come la vera possibilità di cambiamento per il Paese, promettendo di contrastare efficacemente l’ingerenza militare con l’obiettivo di un autentico ritorno al concerto democratico.

Il prossimo mese sarà di fondamentale importanza per le forze politiche in campo, soprattutto alla luce del timore che Prayuth possa rimangiarsi la parola e dare il via a un nuovo colpo di Stato.

 

Crediti immagine: thanis / Shutterstock.com  

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