29 agosto 2018

La crisi del Venezuela

Le immagini che giungono in questi giorni dal Venezuela rievocano quelle della crisi tedesca del 1921-23, quando un chilo di pane era giunto a costare 400 miliardi di marchi, o quelle più recenti dello Zimbabwe, quando nel 2004 l’inflazione aveva raggiunto il 623%: oggi i venezuelani si trovano ad affrontare un analogo paradossale impazzimento dei prezzi, e secondo una proiezione del Fondo monetario internazionale (FMI), pubblicata il 23 luglio, l’inflazione potrebbe toccare a fine anno il milione per cento e il PIL scendere di un ulteriore 18%, dopo che già nel 2017 era diminuito del 35% rispetto ai livelli di quattro anni prima. Alla base della crisi iniziata nel 2013 vi sono in particolare il calo della produzione e soprattutto dei prezzi del petrolio – risorsa economica principale del Paese –, che già nel 2017 erano scesi del 55%; ad altri fattori di ordine interno, si sono poi unite le sanzioni economiche statunitensi ed europee in risposta al sempre più evidente autoritarismo del regime di Nicolás Maduro.

Nel tentativo di gestire le conseguenze dell’iperinflazione il governo ha dato vita a una articolata manovra economica che prevede tra le altre cose un aumento dei salari minimi – un provvedimento a cui nell’ultimo anno si era già fatto ricorso –, dell’IVA e del prezzo della benzina, nonché, dal 20 agosto, la sostituzione del bolivar forte con il bolivar sovrano, al quale sono stati eliminati cinque zeri e che è stato ancorato al petro, una criptomoneta – ossia una moneta virtuale – legata alle riserve petrolifere nazionali introdotta a febbraio allo scopo di eludere le sanzioni internazionali (ma che ha ottenuto l’effetto contrario di inasprirle) e di chiamare investimenti dalla Turchia e dal Medio Oriente (assai frenati però dal rischio insolvibilità).

Nonostante Maduro abbia presentato su Twitter la riforma come «una formula rivoluzionaria che pone al centro il lavoro», il suo effetto immediato è stato quello di creare una nuova, drammatica fuga dal Paese. Secondo l’organizzazione delle migrazioni dell’ONU, nel 2017 erano oltre 1,600 milioni i venezuelani emigrati, e negli ultimi mesi il loro numero sembra crescere considerevolmente. La loro situazione è resa ancor più drammatica da alcuni episodi di rifiuto e razzismo di cui sono vittima nei Paesi ospiti. Inoltre, alcuni Paesi, come Ecuador e Perù, stanno adottando delle misure restrittive per ridurre gli ingressi.

 

Crediti immagine: da Jonathan Alvarez C [CC BY-SA 3.0  (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], attraverso Wikimedia Commons


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