22 giugno 2020

La dimensione politica dell’Europa post-Covid

 

La rilevanza del Consiglio dell’Unione Europea appena concluso si comprende nel contesto in cui è maturato, più che di per sé. Non conta, difatti, in quest’occasione, l’elemento di novità, bensì quello di continuità. Esso è rappresentato dalle linee già definite dalla Commissione europea per una politica comune di aiuti collettivi, volta a fronteggiare la crisi pandemica. Tale politica è ancora oggi, dopo il Consiglio europeo, la direttrice su cui convergono gli Stati dell’Unione. Salvo fatti imprevedibili, d’ora in poi si svolgerà, com’è naturale, un processo d’elaborazione tecnica e maturazione negoziale. Resta tuttavia intatta tale politica comune. La quale, a conti fatti, ha superato un’altra prova cruciale e s’avvia ad essere sancita dalla presidenza tedesca dell’Unione. Se nulla accadrà in contrario, il Consiglio dovrà presto accordarsi non su quale politica di aiuti ma su come questa politica di aiuti dovrà svolgersi. In concreto, dovrà decidere, tra l’altro, come ripartire prestiti e sussidi per circa 750 miliardi di euro.

Se è così, lo sviluppo politico della pandemia consegna già un fatto di prima rilevanza. Nel quadro mondiale degli aiuti internazionali, ossia ciò che uno Stato concede all’altro a condizioni di favore, gli aiuti internazionali incomparabilmente più cospicui sono quelli che, in varie forme, l’Unione Europa garantisce ai suoi 27 Stati nazionali. La portata di questo evento è impressionante. Non è nota, nella storia del mondo, un’unione di 27 Stati sovrani che, in circa tre mesi, abbia mai stabilito aiuti internazionali di tale dimensione. Naturalmente conta anche la dimensione qualitativa: il piano detto Next generation riguarda difatti un progetto innovativo e senza precedenti di aiuti non solo alla ricostruzione dei danni postpandemici, ma anche alla riconversione ambientale e all’inclusione sociale.

Per quanto impressionante sia la dimensione qualitativa e quantitativa, colpisce anzitutto la dimensione politica legata alla sicurezza collettiva e al mutuo soccorso in un sistema di Stati sovrani. Occorre ricordare due fatti interdipendenti, spesso trascurati, del contesto in cui si colloca.

Il primo è che la crisi pandemica aveva colto giocoforza impreparata l’Unione Europea; giocoforza perché l’Unione europea non può definire le politiche sanitarie in Europa, né l’organizzazione e la fornitura di servizi sanitari o di assistenza medica. Essa è riservata agli Stati (art. 168 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea). Giusto o sbagliato che sia, l’impreparazione collettiva derivò anzitutto da questo e quell’impreparazione al soccorso reciproco immediato è stata, per dir così, bilanciata dalla capacità di mutuo soccorso successiva.

Il secondo fatto riguarda l’azione di potenze esterne all’Unione. L’emergenza virale fu il terreno sul quale si diffuse, soprattutto in Italia, una propaganda velenosa, legata proprio alla questione degli aiuti inviati dall’esterno. La politica degli aiuti durante l’emergenza sanitaria si trasformò in un fattore destabilizzante la coesione europea, grazie alla propaganda che, esaltata da referenti locali, celebrò l’invio di aiuti relativamente trascurabili, imparagonabili a quelli europei. Forse tali potenze esterne seguivano una direttrice spontanea della politica estera: disunire l’Unione. Sia come sia, il Consiglio europeo ha bloccato, per il momento, l’azione disgregante non solo delle proprie debolezze interne ma anche quella delle pressioni esterne di questa matrice. Con ciò sembra aver maturato un traguardo interessante, al solito trascurato o persino taciuto, vale a dire che l’elemento cardinale dell’Unione Europea è l’elemento morale, insieme a quello dell’interesse materiale. Sostenere l’elemento morale del mutuo soccorso in Europa, in attesa di definire l’interesse materiale, ci consegna una sintesi politica lungimirante in attesa di concretizzazione tecnica.

 

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Immagine: Il presidente del Consiglio dell’Unione Europea Charles Michel e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nella conferenza stampa a seguito del vertice europeo in videoconferenza, Bruxelles, Belgio (19 giugno 2020). Crediti: Alexandros Michailidis / Shutterstock.com

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