7 giugno 2022

La famiglia Marcos torna alla guida delle Filippine

Le elezioni presidenziali del 9 maggio sono entrate di diritto nella storia filippina, per una moltitudine di ragioni: per la prima volta dalla fondazione della Quinta Repubblica, entrambi i candidati alla presidenza e vicepresidenza hanno ottenuto la maggioranza assoluta dei voti, ponendo il punto esclamativo su una vittoria per certi versi attesa ma che ha comunque sconvolto generazioni di filippini.

Le Filippine saranno guidate nuovamente da un Marcos, 36 anni dopo la rivoluzione del rosario che ha sancito la fine della dittatura di Ferdinand e la sua fuga negli Stati Uniti. Ferdinand Junior, comunemente chiamato Bong Bong e secondogenito del dittatore, ha infatti trionfato con percentuali e dati ragguardevoli, ottenendo più di 31,5 milioni di voti, ossia il 58,77% del totale. Gli altri candidati si sono dovuti accontentare delle briciole: Leni Robredo, vicepresidente uscente, non è riuscita a bissare il sorprendente risultato del 2016 e ha raccolto il 28% dei voti, mentre il famosissimo ex pugile Manny Pacquiao e il sindaco di Manila Isko Moreno hanno ottenuto rispettivamente il 6,81% e il 3,59%. Facendo un paragone con le scorse elezioni (2016), la netta vittoria di Duterte venne accompagnata da poco più di 16,5 milioni di voti. Rodrigo non sarà però l’ultimo Duterte a frequentare le stanze presidenziali, poiché sua figlia Sara è la nuova vicepresidente, grazie ai 32 milioni di voti (61%) ottenuti.

Per quanto possa apparire surreale, la coppia Marcos-Duterte sarà alla guida delle Filippine per i prossimi sei anni: il figlio dell’ultimo dittatore e la figlia del presidente che più ha seguito le sue orme. Questa alleanza è stata fondamentale per la vittoria di Bong Bong, e il sostegno del presidente uscente ha aiutato il giovane Marcos nella più difficile delle imprese, ossia ripulire il suo nome e, in un certo senso, ridimensionare la pesante eredità paterna: la decisione, avallata dalla Corte suprema delle Filippine, di spostare la salma di Ferdinand al Cimitero degli Eroi ha dato il via a una sorta di contronarrazione, che ridimensionasse alcuni degli elementi tipici del regime dittatoriale. Così lo strumento della legge marziale, ampiamente usato anche da Duterte, viene visto come necessario per il mantenimento dell’ordine. Bong Bong è riuscito a capitalizzare questo particolare momento, scrollandosi di dosso la figura del ragazzino ricco e viziato e proponendosi come il presidente di tutti, fortemente antipopulista e desideroso di trovare una soluzione per la crisi economica causata dalla pandemia. Duterte non ha fornito solo dei vestiti nuovi, ma ha sostanzialmente preparato il terreno per la vittoria di Marcos. Dal momento in cui è stata ufficializzata la candidatura di Sara Duterte alla vicepresidenza, il sostegno a Bong Bong è progressivamente aumentato, raggiungendo l’apice nel feudo personale di Digong. Nell’isola di Mindanao, infatti, il sostegno per Marcos è passato dall’8% del settembre 2021 al 64% del mese di dicembre. Una crescita senza precedenti ottenuta in un solo trimestre, un dato che rende ancora più evidente il ruolo fondamentale giocato dalla famiglia Duterte.

Un altro elemento che ha favorito il plebiscito a favore di Bong Bong è stata la debolezza e l’estrema divisione all’interno dell’opposizione. Leni Robredo rappresentava la principale alternativa progressista ed era un esponente di spicco del Partito liberale, che ha governato le Filippine dal 2010 al 2016 con la presidenza di Benigno Aquino III. Il suo profilo istituzionale era ulteriormente rafforzato dall’esperienza maturata negli ultimi sei anni di vicepresidenza, ma questo non è bastato di fronte ai ripetuti attacchi lanciati da Duterte. La sua affiliazione partitica e il conseguente legame con il governo Aquino, presentato come esempio di incapacità e corruzione, hanno sostanzialmente compromesso le sue possibilità, e Duterte non ha perso tempo nel definirla incompetente e inadatta all’arte del governo. Robredo non è mai riuscita a scrollarsi di dosso questa etichetta e la martellante campagna di disinformazione nei suoi confronti, condotta principalmente su Facebook e TikTok, ha fatto il resto. In questo senso, Leni ha compiuto il gravissimo errore di sottovalutare il potere dei social e decidere di non rispondere direttamente alle costanti accuse e alla disinformazione orchestrata da Duterte e dal suo entourage, sicura che il buon lavoro avrebbe parlato per lei.

Il ritorno di un Marcos al potere non è di certo passato inosservato agli occhi dei principali alleati e vicini regionali di Manila, ossia Stati Uniti e Cina. Soprattutto tenendo in considerazione il retaggio lasciato dall’amministrazione Duterte, che ha costantemente oscillato tra i due Paesi sino a mettere in discussione la storica alleanza con Washington. Bong Bong ha dichiarato che il primo contatto telefonico con Biden è stato positivo, caratterizzato dalla reciproca volontà di rafforzare lo storico legame che unisce i due Paesi, sia in campo diplomatico che commerciale. Ha altresì affermato di aver invitato il presidente Biden alla sua cerimonia inaugurale, che si terrà il 30 giugno, e che le Filippine avranno sempre la più alta considerazione degli Stati Uniti come amico, alleato e partner commerciale.

Da parte cinese si è invece optato per un approccio più formale, con Xi Jinping che ha fatto recapitare un messaggio di congratulazioni per la vittoria elettorale tramite l’ambasciatore cinese a Manila. Nella sua missiva, Xi si è reso disponibile a instaurare un proficuo rapporto di lavoro per consolidare i rapporti di buon vicinato, in modo da perseguire lo sviluppo e il benessere condiviso. Nonostante i buoni propositi, i rapporti tra Cina e Filippine sono in fase discendente, ben lontani dalla luna di miele dei primi anni di Duterte, e continuano a essere caratterizzati dalla disputa nel Mar Cinese Meridionale. In questo senso, è altamente probabile che Bong Bong manterrà la linea dei suoi predecessori, ossia cercare di ricavare il massimo dal rapporto con Pechino senza però sacrificare la propria posizione e le rivendicazioni marittime. E proprio in questi giorni si è verificato l’ennesimo incidente, con una vedetta della guardia costiera cinese che ha allontanato la RV Legend, un’imbarcazione taiwanese con a bordo alcuni scienziati filippini, impegnati in attività di ricerca marina. Per questo motivo, il dipartimento degli Affari esteri ha convocato un quadro dell’ambasciata cinese per presentare una formale nota di protesta.

Secondo il think tank americano Asia Maritime Transparency Initiative (AMTI), negli ultimi due mesi si sono verificati ben tre incidenti in cui le forze cinesi hanno impedito legittime attività di ricerca marina ed esplorazione di idrocarburi all’interno della zona economica esclusiva filippina.

I prossimi mesi saranno indicativi per comprendere il sentiero di politica estera scelto da Marcos, in un momento in cui il bilanciamento e una sorta di equilibrismo tra Washington e Pechino sono sempre più complicati.

 

Immagine: I manifesti della campagna elettorale di Ferdinand Marcos Jr. e Sara Duterte, La Trinidad, Benguet, Filippine  (15 febbraio 2022). Crediti: CaveDweller99 / Shutterstockc.com

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