15 aprile 2021

La frattura di al-Fatah e il nodo delle elezioni in Palestina

 

I palestinesi si preparano a tornare finalmente alle urne dopo quasi 15 anni, ma ad un mese dalle elezioni del Consiglio legislativo del 22 maggio la situazione in Cisgiordania è già molto tesa. Mahmoud Abbas, attuale presidente dell’Autorità nazionale palestinese (ANP) in carica dal 2005, deve fare i conti con le fratture all’interno del suo partito, al-Fatah, e con il rischio che Hamas diventi la seconda formazione più importante all’interno del Consiglio. Con conseguenze non del tutto prevedibili sul piano internazionale.

 

Il risultato delle consultazioni legislative sarà importante anche in vista della scelta del prossimo presidente dell’ANP, la cui elezione è prevista per il 31 luglio. Abbas, che si è presentato ancora una volta come candidato di al-Fatah nonostante la veneranda età di 85 anni e diversi problemi di salute, dovrà fare i conti con il malcontento della popolazione palestinese oltre che con il dissenso interno al suo partito. Dopo quasi 15 anni al potere, Abbas ha visto il suo consenso diminuire notevolmente, come dimostrano tanto i sondaggi quanto i problemi interni ad al-Fatah emersi con l’avvicinarsi delle elezioni legislative.

 

Nelle prossime consultazioni, Abbas dovrà fare i conti non solo con Hamas, che sembra poter contare anche sull’appoggio di una fetta consistente degli elettori della Cisgiordania, ma anche con Marwan Barghouti e Mohammed Dahlan.

 

Il primo, noto anche come il “Mandela palestinese”, sta scontando cinque ergastoli in un carcere israeliano ed è il candidato favorito tanto nelle legislative quanto nelle presidenziali di luglio. Barghouti secondo gli ultimi sondaggi può contare sul 21% delle preferenze, grazie anche al sostegno di Nasser al-Qudwa. Nipote di Yasser Arafat, quest’ultimo ha ricoperto la carica di ministro degli Esteri, ha rappresentato l’OLP (Organizzazione per la liberazione della Palestina) all’ONU ed è stato membro del Comitato centrale di al-Fatah, almeno fino alla sua espulsione. Al-Qudwa è stato infatti allontanato dalla direzione del partito dopo aver annunciato l’intenzione di formare una lista interna ad al-Fatah in sostegno di Barghouti. Grazie all’endorsement di al-Qudwa, il “Mandela palestinese” ha ancora più possibilità di successo. La sua vittoria, tra l’altro, non sarebbe un problema solo per Abbas: l’elezione a presidente di Barghouti metterebbe sotto pressione Israele a livello internazionale tanto da poter persino condurre alla sua scarcerazione.

 

Ma la sfida ad Abbas non arriva solo dall’interno del suo stesso partito. Lo storico presidente dell’ANP deve fare i conti anche con Dahlan, a cui è stato tuttavia impedito di candidarsi alle elezioni presidenziali a causa di una condanna per frode e appropriazione indebita. Un processo particolarmente controverso su cui restano tuttora numerosi dubbi. Dahlan si è quindi limitato a presentare la lista Movimento di riforma democratica alle elezioni legislative e potrebbe diventare la terza formazione più forte nel Consiglio grazie anche al sostegno di cui gode nella Striscia di Gaza. Dal suo autoesilio negli Emirati Arabi Uniti, Dahlan ha saputo accrescere il proprio prestigio ed è considerato uno dei più importanti consiglieri del principe emiratino Mohammed bin Zayed. A livello internazionale, Dahlan può contare sull’appoggio ‒ anche finanziario ‒ di Emirati, Arabia Saudita ed Egitto, tutti e tre attori determinanti nella questione palestinese e nella sopravvivenza di Gaza.

 

Resta poi il nodo Hamas. Il Movimento islamico vinse le elezioni legislative già nel 2006, ma il risultato elettorale e le pressioni internazionali portarono ad uno scontro diretto con al-Fatah e alla spartizione del potere tra le due fazioni: Hamas prese il controllo di Gaza, al-Fatah della Cisgiordania. Il Movimento è però considerato un’organizzazione terroristica da Unione Europea, Stati Uniti e Israele, il che rende ancora più complesso il quadro delle prossime elezioni. Gli occhi sono puntati principalmente sulla possibile reazione di Washington: il successo di Hamas avrebbe delle ripercussioni sul riavvicinamento dell’amministrazione Biden all’ANP e potrebbe mettere un freno a tale processo. Difficile da prevedere è anche la reazione di Israele, ancora alle prese con i problemi politici interni ma fortemente ostile ad ogni avanzata di Hamas in Cisgiordania.

Sullo sfondo resta poi la possibilità che Abbas decida di posticipare nuovamente le elezioni pur di non dover rinunciare al potere.

 

Immagine: Una donna mostra il suo dito macchiato di inchiostro, indicando che ha votato alle elezioni municipali palestinesi, Betlemme, Cisgiordania (20 ottobre 2012). Crediti: Ryan Rodrick Beiler / Shutterstock.com

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