9 maggio 2022

La guerra parallela tra Anonymous e la Russia

Esiste un secondo fronte nella guerra che la Russia sta conducendo da quando ha intrapreso l’invasione in Ucraina. In reazione allo scoppio del conflitto, il collettivo di hacker Anonymous ha lanciato “Operation Russia”, una campagna contro il governo Mosca che gli hacktivisti intendono portare avanti fino a quando la Russia non deciderà di ritirarsi dall’Ucraina.

 

Sui propri portali d’informazione on-line, Anonymous aggiorna costantemente l’opinione pubblica in merito alle operazioni portate avanti nei confronti della Russia. Non si può non citare l’azione grazie alla quale per una decina di minuti è stata interrotta la programmazione regolare di diversi canali televisivi russi mostrando, invece, immagini della guerra in Ucraina e messaggi nei quali veniva indicato che il governo russo stava mentendo ai propri cittadini sulle ragioni dietro al conflitto. Un altro, importante, attacco condotto sul fronte della guerra d’informazione, è stato intrapreso da parte di Squad303, il quale ha reso disponibile ai russi, nonostante la stretta censura sulla rete messa in campo da Mosca, un sito che consente di venire contattati per ricevere informazioni scevre dalla censura sulla guerra in Ucraina.

 

Al contempo, Anonymous ha lanciato una serie di attacchi DDoS (Distributed Denial of Service) nei confronti di vari siti governativi russi e compagnie strettamente legate al governo quali, per esempio, Gazprom, riuscendo in più occasioni a metterli off-line per un certo lasso di tempo. La tipologia di questo genere di attacchi, piuttosto rudimentale, fornisce un segnale sulla fragilità dei sistemi colpiti a livello di sicurezza.

 

Un terzo, importante filone di attacchi compiuti dagli hacker è correlato ai data breach e alla divulgazione di dati sensibili in rete. Anche in questo caso, i bersagli sono state entità governative e compagnie, non solo russe, legate al governo di Mosca. Particolarmente clamorosa è stata l’operazione di DDoSecrets che ha portato al furto e alla divulgazione on-line di 15 gigabyte di mail della Chiesa ortodossa russa, da anni molto vicina alla linea governativa di Putin.

 

Sebbene, tendenzialmente, il governo russo non tenda ad esprimersi su azioni di cyberwarfare, a propria firma o subite, è da riportare un’interessante eccezione nelle parole Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, la quale ha accusato l’Occidente di foraggiare le azioni di gruppi di cyber-criminali.

 

Gli effetti di tutta questa lunga serie di operazioni sono ancora da valutare, e probabilmente potrebbero incidere più sul medio e lungo termine. Nel frattempo, sorprende come una delle nazioni più aggressive sul fronte del cyberwarfare si stia dimostrando tanto vulnerabile per quanto concerne la sicurezza dei propri sistemi. Oggi, la Russia è probabilmente il Paese più soggetto ad attacchi informatici al mondo, non solo da parte di Anonymous ed hacktistivi. Infatti, anche gruppi hacker criminali hanno cominciato a guardare con attenzione alla fragilità dei sistemi russi, in particolar modo di aziende e banche russe, per condurre azioni a scopo di lucro.

 

Un ulteriore elemento di particolare interesse è la sorprende capacità di operare ad ampio raggio e su larga scala sebbene Anonymous non sia affatto un gruppo coeso, ma un collettivo di diversi gruppi che rivendica i propri attacchi sotto tale firma, elemento spesso sfruttato proprio da hacker vicini agli interessi del governo russo. La guerra in Ucraina potrebbe, pertanto, costituire un primo passo verso la ricalibrazione del collettivo alla volta di una struttura più integrata, i cui effetti potrebbero portare a importanti conseguenze di fronte a futuri casi d’intervento da parte del gruppo.

 

Sin dalla sua nascita, nel 2008, infatti, Anonymous ha spesso condotto, e conduce, operazioni legate a specifiche agende politiche. Recentemente sono stati condotti attacchi preventivi a danno del governo cinese nell’ambito delle tensioni e rivendicazioni di Pechino nei confronti di Taiwan. Qualora Anonymous si trasformasse da un insieme di gruppi relativamente indipendenti tra loro in un’entità coesa, il peso specifico che potrebbe assumere nel cyberwarfare potrebbe drasticamente aumentare.

 

L’eventuale evoluzione di Anonymous, d’altra parte, potrebbe intaccare i suoi principali punti di forza, se non altro nel breve termine. Una delle caratteristiche principali del collettivo, difatti, è l’imprevedibilità conferita proprio dalla sua attuale struttura fortemente frammentata in singoli gruppi de facto indipendenti. Non è neanche scontato, d’altra parte, che ci possa essere la volontà organizza e politica di agire in comune su casi diversi rispetto a quello ucraino. Le varie entità che rappresentano Anonymous, difatti, potrebbero spaccarsi rispetto ad altre agende internazionali potenzialmente più controverse dell’unilaterale invasione della Russia ai danni dell’Ucraina. Recentemente, infatti, un ex esponente del collettivo si è dichiarato contrario all’Operation Russia, affermando che ciò ha reso Anonymous del tutto diversa da ciò che sarebbe dovuta essere, oltre che foriera di danni nei confronti di privati cittadini russi incolpevoli rispetto alle azioni del proprio governo.

 

Operation Russia, soprattutto relativamente a un conflitto destinato a durare ancora a lungo, potrebbe rappresentare un importante spartiacque non solo per Anonymous ma per l’intera galassia dell’hacktivismo politico in tutto il Mondo. Il cyberwarfare, per via delle intrinseche caratteristiche del campo nel quale opera, costituisce certamente un fattore di accelerazione nella delegittimazione delle entità statali riconosciute quali principali operatori politici internazionali a livello globale. Gli scenari futuri, infatti, imporrebbero agli Stati di considerare il cyberwarfare quale ambiente entro il quale possono intervenire in maniera efficace una serie di attori del tutto slegati dagli interessi di altri Stati, alleati od ostili che siano. Il virtuale, pertanto, potrebbe rappresentare la cartina di tornasole nella crisi statuale quale principale attore geopolitico a livello globale. Le conseguenze di tale processo sono ancora tutte da valutare e potrebbero portare a esiti a dir poco imprevedibili.

 

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