14 ottobre 2020

La mappa degli Swing States: Georgia e North Carolina

 

Lo abbiamo ripetuto molte volte su AtlanteUSA2020, il voto americano non è un voto nazionale, a pesare sono gli Stati, è vincendo quelli che si raggiunge la quota fatidica di 270 grandi elettori allocati sulla base della quantità di abitanti di ciascuno Stato – ma gli Stati più piccoli sono sovrarappresentati: la California esprime un grande elettore ogni 700 mila abitanti, il Wyoming uno ogni 190 mila. Per ragionare sul risultato occorre dunque guardare agli Stati che i sondaggi ci dicono essere i più incerti.

 

Da oggi cominciamo una breve serie di articoli che cerca di guardare a quale sia la situazione. Partiamo dal Sud con la Georgia e la North Carolina (NC), due Stati che per lunghi anni hanno votato repubblicano, per poi divenire Swing States – Obama vinse la NC nel 2008 e la perse nel 2012, la Georgia vota repubblicano ma ha visto una crescita esponenziale del voto ai democratici a partire dal 2016. Entrambi sono Stati del Sud anomali, nel senso che hanno un’economia più brillante di quella dei vari Alabama, Louisiana e Mississippi, e minoranze anch’esse meno marginali. Sono proprio queste particolarità ad averli resi Swing States, altrove al Sud il dominio repubblicano è incontrastato.

 

Le medie dei sondaggi ci dicono che in entrambi gli Stati la corsa sembra essere sul filo di lana, in entrambi Biden ha un vantaggio più sottile del margine di errore. E in entrambi gli Stati si vota anche per il Senato, il che comporta che il risultato finale relativo alla presidenza potrebbe tracimare su quello del Senato, avvantaggiando il candidato democratico o repubblicano a seconda di chi sarà, tra Trump e Biden, a vincere lo Stato. Quei seggi senatoriali sono vitali perché potrebbero significare una maggioranza o l’altra, ovvero la possibilità o meno di governare e far approvare leggi da parte di un presidente o dell’altro.

 

Le dinamiche che caratterizzano questi due Stati sono simili: in entrambi le minoranze pesano molto, i bianchi sono il 52% in Georgia e il 62% in North Carolina. Negli ultimi anni la popolazione è cresciuta in termini assoluti ed è andata a vivere soprattutto nelle città e nella suburbia che le circonda. L’immigrazione ispanica, nera e asiatica e quella bianca, giovane e istruita sono fattori che hanno reso competitivi questi Stati dove i bianchi delle aree rurali continuano a votare repubblicano in percentuali altissime.

 

In Georgia, Atlanta vota democratico e, come in quasi tutto il Paese, i suburbs sono il vero terreno del contendere. Qui Clinton nel 2016 e ancora di più la candidata governatore Stacey Abrams nel 2018 hanno preso più voti che non Trump o l’attuale governatore repubblicano Kemp. Mai, dalla vittoria del georgiano presidente Carter nel 1976, i democratici avevano preso tanti voti. Nelle aree rurali il consenso del presidente è stato però tale da compensare questo successo. 

 

Anche la North Carolina ha una storia di soppressione e disincentivo al voto per le minoranze, con la differenza che qui, come abbiamo visto, è anche il voto bianco urbano (e nuovo nello Stato) ad aver fatto guadagnare terreno ai democratici e a rendere lo Stato competitivo a partire dal 2008. Qui Clinton ha perso voti afroamericani rispetto a Obama, mentre Trump ha fatto il pieno di voti rurali. La città più importante, Charlotte, vota democratico, ma nei sobborghi – che continuano per decine di chilometri fuori da un centro urbano piuttosto piccolo – è testa a testa. Il risultato nello Stato si decide probabilmente qui: quanti elettori si sono pentiti di aver votato Trump?

 

In entrambi gli Stati sarà decisivo il voto delle minoranze. In Georgia, a partire dal 2018, ma con più intensità durante questo ciclo elettorale, il numero di persone registrate al voto è balzato in avanti grazie allo sforzo organizzato da Stacey Abrams, che ha fatto della difesa del diritto di voto una battaglia nazionale (gli elettori registrati sono 7 milioni e mezzo e se questa stima è buona e i dati ufficiali del 2016 lo sono, siamo oltre il milione e mezzo in più), mentre in North Carolina i dati sulla registrazione al voto sono sostanzialmente fermi al 2016. La quantità di persone registrate, come repubblicani o come democratici, aiuta a capire la mobilitazione dell’elettorato: non chi voteranno, ma quanti andranno a votare.

 

I due Stati del Sud, entrambi con una tradizione di razzismo istituzionale in materia di diritto di voto, si somigliano. Non avendo avuto la capacità di tenere assieme un voto spaventato dal cambiamento demografico, la tradizione razzista e la necessità di intercettare anche nuovi elettori (i nuovi abitanti bianchi e ispanici o gli afroamericani), i repubblicani confidano molto nello scoraggiare il voto come strumento per mantenere un vantaggio che si è assottigliato. Vediamo come.

 

In Georgia si può votare in anticipo dal 12 ottobre e fin dalle prime ore in cui i seggi hanno aperto si sono formate code lunghissime. Le file sono lunghe perché nei seggi per il voto in anticipo il numero di macchine per votare è molto più basso di quanto la domanda richiederebbe.

Come mai le persone hanno tanta fretta di votare? Un quadro più approfondito lo forniamo nella seconda puntata del nostro podcast dedicata ai modi nei quali si disincentiva o impedisce il voto delle minoranze, in cui parliamo molto delle elezioni del 2018 in Georgia, ma, in sintesi: il governatore Kemp ha eliminato decine di migliaia di persone dalle liste elettorali e parallelamente lo Stato ha ridotto il numero di seggi nelle aree ad alta intensità di popolazione afroamericana e le macchine per votare hanno spesso problemi di funzionamento.

 

In North Carolina la situazione prende forme diverse. Ricordiamolo, lo Stato è tra quelli dove i sondaggi sono più incerti e qui Obama vinse per 14 mila voti. Il fatto che circa 70 mila schede già votate siano state congelate perché non in linea con i nuovi criteri adottati perché il voto per posta sia valido desta preoccupazione. La metà di questi voti proviene da elettori afroamericani. Negli anni passati l’assemblea legislativa aveva votato a più riprese leggi che frapponevano ostacoli al voto delle minoranze e che ridisegnavano i distretti elettorali in maniera tale da rendere il voto nero meno influente possibile. Nel 2016 un tribunale federale respinse quelle misure perché disincentivavano il voto nero “con precisione chirurgica”. Sempre nello Stato le persone aspettano in media due settimane per ricevere la scheda elettorale richiesta per posta. La commissione elettorale è insomma molto inefficiente.

 

La campagna Biden ha investito in maniera pesante nella Georgia e il Partito repubblicano, che in passato avrebbe evitato di preoccuparsi di uno Stato “suo”, pure deve lavorare alacremente per riuscire a portarlo a casa. Difficilmente il Sud sarà il luogo dove Biden o Trump vinceranno le elezioni, ma che la mappa degli Stati in bilico arrivi a toccare la Georgia (come nel 2016 sorpresero le sconfitte democratiche in Pennsylvania e Michigan) è il segnale che l’America politica che conosciamo sta cambiando di pari passo con la demografia e la società.

 

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Immagine: La prima mattina di votazioni anticipate in Georgia è iniziata con le file al seggio elettorale, Brunswick, Stati Uniti (12 ottobre 2020). Crediti: Michael Scott Milner / Shutterstock.com

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