19 gennaio 2021

La ripresa economica della Cina confermata dalla crescita del PIL

Lunedì 18 gennaio l’ufficio nazionale di statistica ha confermato che nel 2020 il PIL della Cina è aumentato del 2,3%. Il risultato, nonostante sia il peggiore dal 1976, quando si realizzò un incremento dell’1,6%, rappresenta sicuramente un grande successo, considerando che l’anno della pandemia ha messo in grandi difficoltà tutte le più importanti realtà economiche del pianeta. Tra le poche nazioni che hanno registrato buoni risultati nel 2020 si devono ricordare il Vietnam e Taiwan; anche il Giappone, dopo un primo semestre difficilissimo, nella seconda metà dell’anno ha mostrato forti segnali di ripresa, basati sul rilancio del consumo interno. È stato però il grande rimbalzo dell’economia cinese il fenomeno più eclatante della seconda metà dell’anno, anche perché interessava proprio il Paese dove per la prima volta si era manifestata la pandemia. A favorire il successo cinese la rapida fuoriuscita dall’emergenza sanitaria; a partire dal marzo del 2020, mentre negli Stati Uniti, in America Latina, in Europa e con intensità diversa in tutto il mondo, il Covid-19 dilagava e l’economia globale ne subiva le conseguenze, la Cina era già riuscita a contenere i contagi e si concentrava sul rilancio dell’economia. Il Paese, infatti, dopo un primo trimestre di forte crisi si è ripreso velocemente e ha addirittura registrato uno straordinario +6,5% da ottobre a dicembre 2020.

Il PIL cinese ha inoltre segnato un nuovo record, superando per la prima volta nella sua storia la soglia dei 100.000 miliardi di yuan, attestandosi a quota 101.598,6 miliardi, che equivalgono a 5.661,12 miliardi di dollari. Inoltre, la disoccupazione è diminuita, arrivando al 4,7% rispetto al 5,5% del 2019. Alla base del ‘miracolo cinese’ l’intervento pubblico nel settore delle infrastrutture e la crescita dell’export. I governi locali, facendo leva sul deficit, hanno favorito il rilancio dell’industria, di quella siderurgica in particolare; la Cina interagendo con le difficoltà delle altre economie, ha visto un grande incremento delle esportazioni, in particolare di materiale sanitario e di elettronica. Più lenta la ripresa del consumo interno; in sostanza, l’economia cinese non si è trasformata e ha ripreso il suo cammino sulle stesse tradizionali basi.

Secondo alcuni osservatori, potrebbe risentire in qualche modo del rilancio dell’economia globale legato alla fine della pandemia, ma per ora celebra i suoi successi e cerca di ricostruire anche a livello di immagine la sua credibilità, che ha risentito di una gestione della pandemia ritenuta da molti non trasparente, soprattutto nelle prime settimane. Rimane il fatto che ha destato preoccupazione nelle autorità cinesi: la timida ripresa dei contagi (circa 100 al giorno dopo il 10 gennaio) e un decesso, il primo registrato da maggio. Sono tuttavia numeri molto lontani per ora dalla difficile situazione dell’Europa, dell’America Latina e degli Stati Uniti.

 

Immagine: G.Tech Technology Factory, Zhuhai, Cina (21 ottobre 2015). Crediti: Chris from Shenzhen, China [CC BY-SA 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)], attraverso Wikimedia Commons

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