05 settembre 2016

La scure di Bruxelles su Apple: 13 miliardi di tasse da pagare

La Commissione europea ha concluso che l'Irlanda ha concesso ad Apple vantaggi fiscali indebiti per un totale di 13 miliardi di euro. Tale trattamento è illegale ai sensi delle norme europee sugli aiuti di Stato poiché ha permesso ad Apple di versare molte meno imposte di altre imprese. L'Irlanda deve ora recuperare l'aiuto illegale. Margrethe Vestager, Commissaria responsabile per la Concorrenza, ha dichiarato: "Gli Stati membri non possono concedere vantaggi fiscali a determinate società e non ad altre: tale trattamento è illegale ai sensi delle norme Ue sugli aiuti di Stato. L'indagine della Commissione ha portato a concludere che l'Irlanda ha concesso ad Apple vantaggi fiscali illegali che hanno consentito alla società di versare per lunghi anni molte meno imposte di altre imprese. Il trattamento selettivo di cui ha goduto ha infatti permesso ad Apple di pagare sugli utili europei un'aliquota effettiva dell'imposta sulle società pari all'1% nel 2003, scesa poi fino allo 0,005 per cento del 2014”.

Una decisione “politica” e non basata sui fatti, che “manda su tutte le furie: Apple non ha nulla di cui scusarsi e, con il governo irlandese, non ha fatto nulla di sbagliato”. Il CEO Tim Cook difende Apple, attacca l'Unione Europea e annuncia il rimpatrio negli Stati Uniti di parte dei fondi parcheggiati all'estero. Il caso dell’azienda di Cupertino ha animato le due sponde dell'Atlantico e, come primo risultato, ha avuto quello di compattare la politica e le aziende americane dietro ad Apple. Le multinazionali statunitensi seguono gli sviluppi, attendendo l'esito dell'atteso ricorso di Apple e temendo di essere le prossime. La politica di rivolta alla decisione europea non è tanto per una pura difesa di Apple, ma perché i fondi che l'Ue chiede a Cupertino dovrebbero finire nelle casse del Tesoro americano, alleggerendo così la pressione fiscale sui contribuenti, e non in quelle europee.

Non è chiaro se il prossimo presidente americano riuscirà a riformare il sistema di imposizione fiscale esistente. Per ora i due candidati, Hillary Clinton e Donald Trump, non si sono pronunciati. Hillary si è limitata a proporre misure contro le cosiddette “inversioni fiscali”. Trump, che ha più volte invitato a boicottare i prodotti di Apple, ha minacciato di punire le aziende che ricollocano le loro attività all'estero imponendo tasse sui prodotti che vendono negli Stati Uniti.

Per smorzare i toni del confronto la commissaria europea alla concorrenza, Margrethe Vestager, annuncia che vedrà nelle prossime settimane il segretario al Tesoro Jack Lew, con il quale c'è l'interesse e l'impegno comune a riformare le norme per combattere l'elusione fiscale. Ma l'amministratore delegato di Apple non molla: annuncia il ricorso e si dice fiducioso che la decisione sarà capovolta. In ogni caso, ammette Cook in un'intervista alla rete irlandese Rte “Apple parcheggerà la cifra da pagare in un conto corrente nel caso in cui dovesse perdere in appello”. Una cifra elevata, che potrebbe salire di altri 4,8 miliardi di euro includendo gli interessi, e che le autorità alla concorrenza europee, secondo Apple, hanno sbagliato a calcolare. “Hanno preso un numero da non so dove”, afferma Cook, sottolineando che Apple paga un'aliquota globale del 26,1%. La normativa Ue in materia fiscale è “esasperante”. Il CEO di Apple intravede il rimpatrio di alcuni miliardi di dollari negli Stati Uniti. Cupertino ha parcheggiato all'estero un tesoro di 215 miliardi di dollari. Le aziende americane hanno all'estero 2.000 miliardi di dollari per sfuggire al fisco.

 


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