06 giugno 2013

La spartizione delle risorse nell’Artico

L’Artico nell’immaginario collettivo  è un’area del mondo statica ed estranea allo scontro geopolitico tra le nazioni. Questo stereotipo non sempre ha trovato corrispondenza nella realtà storica del Novecento e appare oggi del tutto superato. Nel corso del workshop internazionale The climate challenge in the Arctic. Environmental impacts, new opportunities and future policy options, organizzato a Venezia dall’International Center for Climate Governance il 6 maggio, alcuni esperti hanno posto l’accento sul destino dell’area da un punto di vista climatico; il riscaldamento globale infatti è molto veloce e potrebbe portare, nel giro di alcuni decenni, a stagioni estive in cui il ghiaccio sarà completamente sciolto. Uno scenario inquietante, ma tra le nazioni artiche (Canada, Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia, Russia, Svezia e Stati Uniti) sembra prevalente la preoccupazione per l’accaparramento delle risorse piuttosto che la riflessione sull’avvenire del pianeta; del resto la posta in gioco è tutt’altro che residuale poiché si stima che l’Artico contenga un quinto delle risorse mondiali di idrocarburi e la riduzione dei ghiacci renderà questo patrimonio più facilmente accessibile. La contesa tra le potenze artiche si sta svolgendo però senza esibizione di muscoli e sulla base delle regole della Convenzione sul Diritto del mare; un ruolo chiave viene svolto dal Consiglio Artico e soprattutto dalla Commissione delle Nazioni Unite sui Limiti della Piattaforma continentale, abilitata a valutare le rivendicazioni dei diversi Stati. In questo senso la mancata ratifica della Convenzione sul Diritto del mare da parte degli Stati Uniti, motivata dalla difesa del valore assoluto del principio di libera navigazione, sembra in questa fase indebolire fortemente la posizione contrattuale statunitense a tutto vantaggio della Russia e degli altri contendenti.