30 novembre 2022

La strategia regionale dell’Australia di Albanese

Uno dei principali obiettivi del governo laburista guidato da Anthony Albanese è quello di riposizionare l’Australia sullo scacchiere regionale, consolidando il rapporto con alcuni partner e cercando invece di recuperarlo con altri, ad esempio la Cina. Infatti, l’Australia è un fondamentale membro del Quadrilateral Security Dialogue (QUAD), nonché l’artefice del famigerato accordo AUKUS, che ha fatto andare su tutte le furie il presidente francese Emmanuel Macron e indispettito il leader cinese Xi Jinping. Sebbene questa sia più l’eredità del precedente governo australiano, guidato da Scott Morrison, ciò non significa che Albanese intenda distanziarsene, tutt’altro. Ma dovrà lavorare duramente per trovare un equilibrio nella politica estera di Canberra, mantenere salde le alleanze e creare delle nuove fondamenta con Pechino, far convivere il falco e la colomba.

Albanese è stato protagonista al recente G20 di Bali e, sebbene per certi versi oscurato da altri meeting, su tutti quello tra Joe Biden e Xi Jinping, il suo operato ha avuto particolare successo. Lo scorso 15 novembre, a margine del meeting dei leader, Albanese e Xi Jinping hanno avuto un proficuo incontro bilaterale, durante il quale hanno cercato di trovare un nuovo terreno comune per far ripartire il rapporto tra i due Paesi. La nota ufficiale del ministero degli Esteri di Pechino pone grande enfasi sulla necessità di superare le difficoltà degli ultimi anni e ridare slancio a un rapporto fondamentale per la Cina, che ha nell’Australia un partner storico. Infatti, sia Xi che Albanese hanno ricordato come quest’anno, esattamente nel mese di dicembre, cada il 50° anniversario dall’istituzione dei rapporti diplomatici tra i due Paesi, e Canberra rappresenta uno dei primissimi passi compiuti da Pechino nel rapportarsi con il “Primo Mondo” ed entrare nella comunità internazionale. Pochi giorni prima dell’incontro di Bali, la ministra degli Esteri australiana Penny Wong, per metà malese di discendenza cinese, ha ricordato come il destino di Australia e Cina sia indissolubilmente legato, ma ciò non impedirà al governo australiano di agire e prendere decisioni in nome del proprio interesse nazionale, mantenendo salda la propria versione della One China Policy, dove Pechino gode del riconoscimento ufficiale e il rapporto con Taipei è al massimo informale.

Una forte presenza all’interno del QUAD rientra probabilmente nella tutela dell’interesse nazionale australiano, e in questo senso assume ancora più rilevanza l’approfondimento della cooperazione, soprattutto nel campo militare e della sicurezza, con il Giappone. Lo scorso mese di ottobre, infatti, il primo ministro giapponese Fumio Kishida si è recato a Perth in visita ufficiale, a margine della quale è stata rilasciata una dichiarazione congiunta sulla cooperazione in materia di sicurezza, che delinea un piano decennale in grado di condurre il rapporto bilaterale verso il futuro. Nel documento vengono indicati una serie di punti di particolare interesse per entrambi gli Stati, come per esempio la volontà di approfondire le capacità di contrattacco, particolarmente importanti per Tokyo dopo le recentissime esercitazioni missilistiche della Corea del Nord. Kishida e Albanese hanno ribadito la volontà di continuare a lavorare per migliorare l’interoperabilità, anche attraverso l’ampliamento dell’addestramento e del calendario delle esercitazioni congiunte. Proprio per approfondire l’interoperabilità con le forze australiane, è stato annunciato che le Forze di autodifesa giapponesi si recheranno in Australia settentrionale (probabilmente alla base di Darwin) per addestramento ed esercitazioni congiunte. Oltre all’enfasi sull’aspetto militare, la dichiarazione congiunta si sofferma anche sull’aspetto economico della questione: attraverso i meccanismi del QUAD e del Supply Chain Resilience Initiative, un accordo trilaterale tra Australia, Giappone e India lanciato durante la pandemia con l’obiettivo di sostenere le imprese e creare catene di approvvigionamento più forti e resistenti, soprattutto in settori chiave come quello tecnologico.

Per quanto riguarda la più ampia cooperazione nella regione dell’Indo-Pacifico, alcuni punti di particolare interesse riguardano il rinnovato sostegno alla centralità dell’ASEAN e alla sua architettura diplomatica, in primis l’ASEAN Regional Forum e l’East Asian Summit, così come il riconoscimento degli Stati Uniti come alleato fondamentale e l’apprezzamento per il rinnovato e forte contributo di Washington alla stabilità e alla prosperità nell’Indo-Pacifico. Vengono anche ribaditi la volontà di approfondire la cooperazione all’interno del QUAD, il supporto all’AUKUS e la necessità di rafforzare i legami con i partner europei, per rispondere alle numerose sfide e problematiche nella regione. Considerando come alcuni di questi meccanismi siano stati creati con il palese intento di contenere la Repubblica Popolare Cinese, la posizione dell’Australia è particolarmente complessa e di certo di non facile gestione. A differenza però del suo predecessore Scott Morrison, che optò per un approccio sostanzialmente conflittuale nei confronti della Cina, Albanese sembra avere un chiaro progetto per riposizionare l’Australia in maniera più equilibrata, ma senza mettere in discussione i suoi capisaldi di politica estera. Questo non deve necessariamente essere visto come un problema, dato che Canberra è un alleato statunitense di lunghissimo corso e questo non ha di certo impedito di coltivare una partnership fondamentale con Pechino, ma come un’opportunità. In questo senso, il riconoscimento del ruolo dell’ASEAN nella regione e la volontà di rafforzare il legame con l’Asia sudorientale rappresenta anche una potenziale apertura verso la Cina, che vede l’Associazione come un contrappeso fondamentale per limitare l’influenza degli Stati Uniti.

In questo momento sembra che Albanese stia giocando con grande destrezza le sue carte diplomatiche: mantenere salde le alleanze storiche e approfondire importanti rapporti strategici, come quello con il Giappone, e allo stesso tempo recuperare un rapporto fondamentale per il Paese come quello con Pechino. Una prospettiva sicuramente più equilibrata e, probabilmente, più rispondente alle complessità che hanno sempre caratterizzato la regione. Una regione dove l’Australia è determinata ad assumere un ruolo centrale.

 

Immagine: Anthony Albanese durante la commemorazione della regina Elisabetta II, Canberra, Australia (22 settembre 2022). Crediti: Wirestock Creators / Shutterstock.com

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