5 marzo 2021

La via inglese (con cambio di paradigma) al post-pandemia

 

Mercoledì 3 marzo il cancelliere dello Scacchiere Rishi Sunak ha presentato il “Budget 2021”, la legge finanziaria. Un documento molto atteso perché arriva in un momento cruciale per la società britannica: il governo ha infatti negli scorsi giorni tracciato il “lento ma irreversibile” processo di uscita dall’emergenza sanitaria. Dopo più di tre mesi di lockdown totale, dall’8 marzo, lentamente, le restrizioni diminuiranno gradualmente fino ad essere, se tutto procederà secondo le previsioni, del tutto eliminate nella seconda metà di giugno. Questo grazie, appunto, al rigidissimo lockdown instaurato prima di Natale e all’impressionante campagna vaccinale che ha raggiunto ormai quasi un terzo della popolazione con almeno una dose di vaccino.

Il documento di programmazione economica e finanziaria presentato da Sunak ha dunque il compito di indicare la strada che intende percorrere il governo per gestire il post-pandemia.

Quello che è stato portato alla House of Commons è un documento per certi aspetti dirompente, sorprendente, che rischia di cambiare in maniera sostanziale il panorama politico britannico per i prossimi anni.

Contrariamente a quanto molti si aspettavano vista la formazione “thatcheriana” di Sunak e di molti del Gabinetto di Johnson, il Budget 2021 non reagisce alla crisi così come fece il governo Cameron nel 2010 in occasione della crisi finanziaria: non taglia le spese e contemporaneamente le tasse, anzi esattamente l’opposto.

Il Chancellor of the Exchequer ha infatti prorogato tutto il piano di sussidi a lavoratori dipendenti (con un sistema di cassa integrazione all’80%), lavoratori autonomi (con un allargamento ad una platea di 600.000 lavoratori in più), disoccupati e aziende fino a settembre ed ha addirittura previsto un aumento – seppure minimo – del salario minimo garantito a livello nazionale.

Tutto questo in un quadro finanziario assolutamente eccezionale, specie per un governo conservatore: nel 2020 infatti l’economia britannica si è contratta del 10% con la previsione (attraverso una crescita del 4% nel 2021 e del 7.4% nel 2022) di ritornare a livelli pre-Covid solo nella seconda metà del prossimo anno. Sebbene le previsioni sulla disoccupazione siano meno drammatiche di quanto detto inizialmente, oltre 700.000 lavoratori hanno perso il lavoro dall’inizio della crisi, con una disoccupazione che per l’anno prossimo è previsto raggiunga il picco del 6.5% (al contrario dell’11.9% temuto).

Il livello di indebitamento del governo è senza precedenti in tempi di pace, con 335 miliardi di sterline prese a debito nel 2020 e ulteriori 234 previsti nel biennio 2021-22.

In questo quadro, come dicevamo, ci si sarebbe aspettati un approccio più “classico” da Sunak, con un mix di tagli alla spesa importanti e di un tentativo di stimolo all’economia attraverso la riduzione delle tasse ad aziende e cittadini. Sunak invece ha proposto – non prima di aver preso un lungo respiro e un grosso bicchiere d’acqua – un aumento della Corporation Tax, la tassa sui profitti netti delle aziende che passa dal 19% al 25%. Per dare un’idea di quanto eterodossa sia questa proposta per i Conservatori, occorre tenere presente che il Manifesto del Partito laburista del 2019, un documento considerato quanto di più radicale comparso sulla scena politica britannica negli ultimi decenni, prevedeva un aumento della Corporation Tax al 26%.

Ma l’aumento delle tasse prospettato dal governo non si ferma a quello previsto per le aziende: attraverso un sistema di congelamento degli scaglioni di reddito personale, si prevede per i prossimi anni fiscali un aumento anche delle tasse sul reddito dei singoli cittadini.

Come dicevamo prima, un enorme cambio di paradigma rispetto alle linee che hanno marcato la politica britannica dal 2010 sino al 3 marzo 2021, un periodo in cui i governi conservatori a guida Cameron e May hanno fatto della “responsabilità fiscale” e dell’austerità un punto quasi dogmatico, attaccando sistematicamente come irresponsabile e intollerabile l’approccio laburista di indebitamento, tassazione e spesa incontrollata.

Il clima è divenuto quasi surreale quando, in tutta risposta, il Partito laburista, per voce del suo leader Keir Starmer e della cancelliera ombra Anneliese Dodds, si è detto contrario ad un aumento della tassazione, invertendo completamente i ruoli storicamente “recitati” su questo argomento. Il Labour sostiene infatti che non sia questo il momento di aumentare le tasse con aziende e cittadini che stanno affrontando una situazione drammatica dal punto di vista economico. Una linea però che sembra essere del tutto contraria al sentire comune: tantissimi sondaggi in queste ore rappresentano un estremo favore dei cittadini britannici per un aumento della tassa sulle aziende con, secondo l’ultimo sondaggio di YouGov, addirittura il 73% degli elettori laburisti favorevole a un tale aumento.

Questo cambio di paradigma rischia di avere un effetto esplosivo sulle elezioni locali che si terranno nel prossimo maggio. Se fino a qualche mese fa Johnson sembrava indirizzato verso una sconfitta pesante, ora invece pare – anche in virtù di questo Budget 2021 – che il governo veleggi verso un vero e proprio trionfo con un Labour, alla prima prova elettorale per il nuovo leader eletto esattamente un anno fa, che rischia di subire una sconfitta molto pesante.

 

Immagine: Rishi Sunak lascia il n. 11 di Downing Street con la “cassetta rossa” prima di presentare il bilancio alla Camera dei Comuni, Londra, Regno Unito (3 marzo 2021). Crediti: Ilyas Tayfun Salci / Shutterstock.com

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