3 marzo 2020

La vita durante l’epidemia: due lezioni dalla Cina

 

Da quando, nel dicembre 2019, sono stati rilevati a Wuhan i primi due casi, l’epidemia di Coronavirus ha contagiato più di 87.000 persone e interessato più di 60 Paesi al mondo. In Cina, dove la situazione epidemica è più preoccupante, le autorità e i cittadini stanno combattendo da mesi contro la diffusione del virus. Attualmente sembra che la Cina sia riuscita a riportare l’epidemia sotto controllo. Secondo la National health commission cinese (NHC) a partire dal 12 febbraio il numero di nuovi infetti e le morti sono calati in modo costante; il 17 febbraio i casi esistenti confermati hanno raggiunto il picco di 58.097, per poi gradualmente diminuire fino a raggiungere il 1° marzo la cifra di 32.741. Il tasso di guarigione, fuori dalla provincia di Hubei, è salito all’82,3%.

«Il mondo ha bisogno della competenza cinese in quanto è il Paese con maggiore esperienza, in grado di superare un’epidemia così grave», ha detto Bruce Aylward, epidemiologo canadese, a capo della squadra della WHO in missione in Cina. Da cittadino cinese, vorrei condividere con voi due lezioni che ci vengono dalla Cina su come si è riusciti ad affrontare l’epidemia, lezioni che potrebbero tornare utili anche agli amici italiani.

 

Lezione 1: prevenire i virus, ma anche le notizie infondate

Il modo migliore per fare prevenzione contro il Coronavirus è ridurre l’esposizione al virus e la sua trasmissione. Il Covid-19 si può diffondere facilmente e in modo duraturo nelle comunità, e non c’è nessun vaccino o trattamento farmacologico specifico. È quindi importante sensibilizzare l’opinione pubblica e adottare misure di autoprotezione. Questa volta, le autorità cinesi hanno messo in campo ‘una mobilitazione del popolo’ contro l’epidemia, e proprio la mobilitazione popolare è stata utilizzata per prevenire la diffusione dell’epidemia stessa. Attraverso diversi canali come la televisione, i giornali e i social media, i cittadini sono stati informati su alcune precauzioni di uso comune da prendere contro il Coronavirus. Nelle aree rurali isolate gli operatori sociali sono andati di porta in porta per convincere gli abitanti a rimanere in casa finché fosse stato necessario, lavarsi le mani frequentemente e, una volta fuori, indossare le mascherine. Presso gli aeroporti, le stazioni dei treni, i caselli di pedaggio delle autostrade, e anche ai cancelli dei condomini residenziali, i nuovi arrivati sono tenuti a registrarsi e farsi misurare la temperatura. È stato stimato dal New York Times che più della metà della popolazione della Cina è sottoposta a limitazione dei propri movimenti; sono misure che potrebbero sembrare eccessivamente restrittive, ma hanno funzionato.

Oltre a prevenire i virus è fondamentale prevenire le notizie infondate. Nella prima fase dell’epidemia il web è stato sommerso da una quantità di notizie infondate sul Covid-19, e le fake news non sono meno dannose dei virus stessi. Le persone spaventate tendono con più facilità a credere alle voci prive di fondamento e a diffonderle, senza prima verificare. L’azione dei social media, inoltre, contribuisce a moltiplicare e amplificare il panico. Come è riuscita la Cina a contrastare la disinformazione? Trasparenza e rapidità! Le autorità cinesi hanno istituito il National reported system (NRS), un organo in grado di diramare rapporti giornalieri sui nuovi casi registrati e confermati, sui decessi e sui casi sospetti in tutto il territorio. Oltre a fornire dati accurati, siti come Baidu, Dingxiang Doctor, Tencent News hanno inaugurato le Rumor clarification columns, in cui le informazioni vengono aggiornate in tempo reale. Con il supporto dell’Intelligenza artificiale e dei big data, questi siti sono in grado di integrare con grande efficienza le informazioni provenienti dalle agenzie governative, dai principali media, dalle istituzioni mediche e dalla cittadinanza. Questo ha permesso di ridurre drasticamente il tempo necessario a individuare, confermare e chiarire le ‘voci’ non ufficiali.

Prendiamo per esempio le Rumor clarification columns del sito internet Baidu: i migliori otto risultati delle ricerche più gettonate del 1° marzo hanno ricevuto più di 4 milioni di click in totale.

 

Lezione 2: state a casa, ma lavorate da casa

A differenza della SARS, il Covid-19 è più contagioso, con un periodo di incubazione più lungo. Questo vuol dire che l’epidemia può durare per mesi. Se l’attività economica viene sospesa per un lungo periodo a causa dell’epidemia, si verificano diversi rischi secondari, come disoccupazione, inflazione, scarsità di provviste, debito ecc. È importante che un Paese riesca a sostenere la propria economia e a contenere, allo stesso tempo, il contagio epidemico. Come è riuscita a fare tutto questo la Cina? Durante il picco dell’epidemia, sebbene molti cittadini siano rimasti a casa, hanno continuato a lavorare da casa. Le scuole hanno ripreso la loro attività come stabilito; dopo la fine delle vacanze del capodanno cinese, gli studenti hanno iniziato a seguire corsi on-line e a utilizzare i social media per comunicare. Molti datori di lavoro hanno adottato metodi di lavoro flessibile, grazie ai quali i dipendenti potevano svolgere gran parte delle proprie mansioni da casa. Solo in alcune industrie importanti come quelle manifatturiere di dispositivi di protezione individuale (i cosiddetti DPI), i trasporti e la logistica, i dipendenti sono tornati al lavoro osservando rigorose norme di sicurezza.

 

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Chen Xu, presidente del Tsinghua University Council, partecipa al corso on-line di Scrittura e comunicazione (Fonte: Tsinghua University)

 

A mano a mano che l’epidemia è stata ricondotta gradualmente sotto controllo, la Cina ha iniziato a lavorare per riportare a un livello più normale le attività sociali ed economiche fuori dalla provincia di Hubei. Prendiamo per esempio la provincia di Zhejiang; lo Zhejiang ha in totale 1.206 casi accertati, di cui 1.050 sono guariti. Secondo la Xinhua News Agency, al 28 febbraio scorso 5.726 imprese industriali orientate all’export hanno ripreso tutte la produzione e il tasso di utilizzo di capacità ha superato il 68% (più dell’85% delle imprese straniere nella provincia di Zhejiang ha ripreso la produzione). A Shanghai, il 100% dei supermercati, il 95% dei centri commerciali, il 91% dei punti vendita hanno riaperto i battenti dal 1° marzo. Il cuore dell’economia ha ricominciato a pulsare.

 

Mi auguro che l’esperienza della Cina possa aiutare gli amici italiani. Nella speranza di riuscire a contenere l’epidemia il prima possibile.

 

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Immagine di copertina: I lavoratori di una fabbrica di automobili producono mascherine sterili. A causa della grande richiesta di forniture di DPI, alcune fabbriche di automobili hanno introdotto linee di produzione di mascherine. Crediti: Fonte, Baidu Picture

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