11 gennaio 2017

Le accuse di Obama a Putin: è l’inizio del cyberwarfare?

La storia militare dell’umanità è, innanzitutto, una storia di grandi scoperte tecnologiche che improvvisamente ribaltano il tavolo, imponendo nuovi equilibri e nuove strategie alle potenze della propria epoca. Esattamente un secolo fa l’avanzata vincente dei carri armati britannici a Cambrai, sul fronte Occidentale, segnò l’inizio della fine della guerra di trincea, un carnaio che negli anni precedenti il primo conflitto mondiale sembrava inevitabile, a sua volta frutto delle innovazioni tecnologiche della seconda rivoluzione industriale che permisero la produzione in serie di mitragliatrici e artiglieria pesante. Nel 1945 l’esplosione delle due bombe atomiche ad Hiroshima e Nagasaki diede inizio all’epoca atomica, le cui conseguenze si estesero ben oltre la dimensione militare.

Il 2017 potrebbe costituire l’inizio della cyberwar come nuovo, grande paradigma dei conflitti futuri. Ironia della sorte vuole che, in un certo senso, si abbia a che fare con un ritorno al passato, considerando che Internet nacque proprio come tecnologia militare negli anni Sessanta.

Del resto, questo tipo di attacchi informatici condotti da Stati ai danni di altri Stati nemici non sono una novità. Dieci anni fa Stati Uniti e Israele misero a punto un virus, Stuxnet, pensato per attaccare i sistemi delle centrali iraniane e rallentare il percorso di Teheran verso la bomba atomica.

Cosa è avvenuto dunque di tanto importante da far sì che molti commentatori internazionali parlino di inizio della guerra informatica come nuovo scenario della politica globale? Accade che la politica, che anima e fornisce uno scopo alle dinamiche militari, sta iniziando a dare un peso cruciale al cyberwarfare. Durante gli ultimi giorni del 2016 il presidente uscente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha messo a punto una serie di misure contro la Russia, accusata dalla CIA di aver favorito Donald Trump con alcuni attacchi hacker con nome in codice “Grizzly Steppe”. Questi attacchi avrebbero permesso, grazie ad azioni di phishing, di violare la mail di John Podesta, capo della campagna elettorale di Hillary Clinton. Gli hacker hanno potuto così accedere a circa 60.000 mail riservate sulla candidata presidente, le quali una volta diffuse per mezzo di Wikileaks, avrebbero intaccato l’immagine di Clinton influenzando l’esito del voto del 4 novembre a favore di Trump, dalle posizioni molto più concilianti verso il Cremlino rispetto all’ex Segretario di Stato americano, nota invece per sostenere da anni una linea dura da parte degli Stati Uniti verso Putin.

Accuse pesantissime quelle rivolte ai russi, che se confermate minerebbero l’essenza stessa della più potente democrazia del mondo, attaccandone il rituale più importante e delegittimando il Commander in Chief appena eletto. Talmente gravi che, per la prima volta nella storia uno Stato, gli Stati Uniti, ha deciso di attuare delle rappresaglie contro un altro, la Russia, a causa di attacchi informatici.

Per questa ragione proprio adesso si sta parlando sempre più di anno zero del cyberwarfare. L’hackeraggio tra Stati è una misura vecchia quanto Internet, ma la crescente dipendenza delle società dalle reti informatiche sta portando i governi a considerare una violazione del proprio cyber-spazio un vero e proprio “atto di guerra”, per citare le parole usate dal senatore americano (nonché ex candidato alla presidenza per i repubblicani) John McCain nel commentare gli attacchi informatici.

Oltre a nuove sanzioni economiche, Obama ha ordinato l’espulsione di 35 diplomatici russi, accusati di aver favorito l’opera degli hacker sotto la regia diretta del presidente russo Vladimir Putin.

Il diretto interessato, per il momento, fa spallucce e minimizza, liquidando le accuse come il capriccio di un uomo, Obama, ormai finito politicamente. Del resto, se l’obiettivo della Russia era non solo far sedere sulla poltrona dell’uomo più potente del mondo una figura amica, ma anche destabilizzare quello che resta un acerrimo rivale, allora al momento sembra che Mosca abbia vinto su tutta la linea.

Trump, infatti, non solo ha dichiarato di non credere alla veridicità di questi attacchi, ma ha fatto i complimenti a Putin per la “pazienza” dimostrata nel non ricorrere a propria volta a ritorsioni contro gli Stati Uniti e, al tempo stesso, è entrato in polemica con la CIA. L’oggetto della discordia è proprio il rapporto stilato dalla sicurezza americana in grado di dimostrare, secondo Obama, la veridicità del coinvolgimento del governo russo negli attacchi. Trump avrebbe dovuto tenere un incontro con i responsabili delle agenzie di sicurezza per discutere del rapporto ma, riporta il tycoon su Twitter, per ragioni a lui ignote il meeting è stato annullato: una versione smentita dalle stesse agenzie.

Il rischio di spaccatura tra Trump e le forze d’intelligence non piace affatto al Congresso, così come non piacciono le sue posizioni fortemente favorevoli a Putin. Da un lato la volontà di Trump di cambiare completamente la politica estera americana verso la Russia, dall’altra il rischio che questo riavvicinamento possa dar forza alle accuse lanciate dalla CIA, rendendo il presidente appena eletto inviso all'intero Congresso, repubblicani compresi, prima ancora di salire al potere.

Al di là delle decisioni che prenderà Trump, una volta dato inizio al suo mandato, queste vicende stanno già provocando effetti al di fuori dei confini americani. Un tempo le lotte informatiche erano appannaggio esclusivo degli uffici d’intelligence e lì, solitamente, restavano con i governi che ben si guardavano di mostrare ai propri cittadini l’andamento della competizione via rete contro i propri avversari.

Obama potrebbe aver deciso di spendere gli ultimi giorni del proprio mandato in un’azione il cui peso politico magari verrà meno non appena Trump salirà al comando e riavvicinerà Washington a Mosca, ma la cui eco permetterà a molti altri Stati di non tenere nascosti i propri guai in materia di sicurezza informatica e rendere partecipi i propri cittadini, esattamente come già avviene per gli spazi fisici quali il suolo, i mari, i cieli, ai quali è destinato ad affiancarsi a pieno titolo lo spazio “virtuale” della rete web.

E sotto questo aspetto, comincia già ad esserci qualche cambiamento. La Germania, prossima alle elezioni politiche, ha espresso pubblicamente il timore che i russi possano ritentare quanto fatto a danno degli Stati Uniti con l’obiettivo di indebolire la posizione di Angela Merkel, ricandidatasi per il quarto mandato e nota per essere dichiaratamente ostile alla politica estera di Putin. Intanto, sempre con l’inizio dell’anno nuovo, India e Pakistan, di solito abituate a scambiarsi colpi d’artiglieria per ricordarsi di essere in uno stato di conflitto perenne per il Kashmir, hanno reciprocamente dichiarato di essersi “hackerate” a vicenda. La tecnologia ha di nuovo ribaltato il campo della competizione militare: tocca ora agli Stati dimostrare di essere in grado di trarne vantaggio.

 

Per approfondire: La comunicazione ufficiale del Dipartimento della Sicurezza Interna sugli attacchi russi (con allegate le righe di codice da tenere d’occhio per verificare se il proprio sistema è stato attaccato) https://www.us-cert.gov/security-publications/GRIZZLY-STEPPE-Russian-Malicious-Cyber-Activity

 


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