18 gennaio 2022

Le ambizioni marittime della Francia

Le esercitazioni navali francesi nel Mediterraneo orientale del gennaio 2022 assumono un’importanza particolare nella ridefinizione del ruolo internazionale di Parigi alla vigilia delle presidenziali. Tanto più che sono passate soltanto poche settimane dalla lunga e complessa esercitazione Polaris 21 in cui sono stati simulati, nei pressi della Corsica, scenari di conflitto in mare e di contrasto cibernetico. Un’occasione che ha visto la Marina francese protagonista, in collaborazione con Stati Uniti, Italia, Spagna, Grecia e Regno Unito. L’8 gennaio le due Fregate europee multimissione (FREMM, Frégates Européennes Multi-Missions) Auvergne e Provence, in cooperazione con l’aviazione che ha impegnato due aerei Dassalt Rafale di base in Giordania, hanno simulato un attacco missilistico e condotto un’esercitazione di carattere difensivo. All’operazione ha collaborato la flotta degli Stati Uniti e si sono sviluppate interazioni anche con la Marina libanese.

Il senso di questa operazione, svoltasi a sud di Cipro, in un’area dunque importante da un punto di vista strategico, non è soltanto quello di testare l’operatività delle persone e la qualità dei mezzi: l’ulteriore obiettivo è mostrare la propria forza e determinazione non solo ai russi e ai cinesi, ma anche agli alleati e a quegli attori come la Turchia, con cui i rapporti sono complessi, con elementi molto forti di competizione, in aree come la Siria, la Libia, il Sahel e proprio il Mediterraneo orientale.

La Francia si candida a svolgere un ruolo importante come principale potenza marittima in quest’area, anche in considerazione del ridimensionamento della presenza degli Stati Uniti.  Un ruolo che si basa comunque su una forte interazione con gli alleati, con gli Stati Uniti in primo luogo, con l’Italia, con la Spagna, ma anche e soprattutto con la Grecia.

Fra Parigi e Atene nel settembre 2021 è stato siglato un accordo sull’apporto francese al riarmo navale greco (in concreto l’acquisto di tre fregate) che prevede però anche mutuo soccorso in caso di attacco nemico. Il senso di un avvertimento alla Turchia, con cui i due contraenti condividono la litigiosa casa comune atlantica, è piuttosto evidente a chi conosce le contese che si sono sviluppate proprio sui diritti di navigazione e le acque territoriali.

Le ambizioni francesi a svolgere un ruolo geopolitico importante soprattutto, ma non solo, in Europa e nel Mediterraneo si dotano dunque di strumenti di deterrenza sofisticati e di personale adeguatamente preparato. Seguendo la tradizione nazionale, Emmanuel Macron sta dedicando molto spazio alla politica estera nell’ultima parte del suo mandato, che coincide ovviamente con la campagna elettorale per la rielezione. Macron appare favorito ed è in testa ai sondaggi per il primo turno; lo scontro sarà però impegnativo una volta definito il concorrente da affrontare nel ballottaggio. La sua politica estera è nutrita da grandi ambizioni ma anche attraversata da difficoltà e delusioni. I rapporti con il Mali sono diventati ancora più tesi dopo il parziale ritiro dei contingenti militari, con tensioni e accuse di violazioni dello spazio aereo; soprattutto Parigi non vede certo di buon occhio l’attivismo russo nell’area. Anche la cancellazione da parte dell’Australia dell’accordo per l’acquisto di dodici sottomarini in favore di un’intesa con Stati Uniti e Regno Unito è stata per Macron un duro colpo, in termini concreti e di prestigio. Nondimeno, le aspirazioni da grande potenza di Parigi si alimentano su alcune basi concrete; l’interesse statunitense a concentrarsi nell’area asiatica e nella sfida con la Cina e le difficoltà dei partner europei a entrare con la stessa determinazione nel gigantesco scacchiere della geopolitica globale.

 

Immagine: La FREMM Languedoc (D 653) durante un’esercitazione nel Mar Mediterraneo (24 aprile 2019). Crediti:  U.S. Navy photo by Mass Communication Specialist 2nd Class Jessica Paulauskas/Released [Public Domain Mark 1.0], attraverso www.flickr.com