4 agosto 2022

Le conseguenze della visita di Nancy Pelosi a Taiwan

Nancy Pelosi, speaker della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, ha lasciato Taiwan al termine di una visita durata complessivamente circa 19 ore. Partita dall’aeroporto Songshan di Taipei alle 18.02 (ora locale, 12.02 in Italia) del 3 agosto è arrivata a Seoul, in Corea del Sud per proseguire il suo tour asiatico. La visita di Nancy Pelosi a Taiwan non sarà però priva di conseguenze nei rapporti fra Stati Uniti e Cina che sono già molto tesi. Il ministero della Difesa di Taiwan ha denunciato un’incursione di ventisette aerei dell’Esercito di liberazione popolare nella giornata del 3 agosto; i caccia segnalati erano sei J-11, cinque J-16 e sedici Su-30. Inoltre, la Cina ha annunciato che si terranno esercitazioni militari in sei zone al largo di Taiwan dal 4 al 7 agosto. Sono previste operazioni di tiro di artiglieria a lungo raggio e lanci di missili nel mare a est di Taiwan. Resta da capire se la risposta a quella che viene percepita come una provocazione degli Stati Uniti si limiterà sul piano militare a queste azioni sostanzialmente dimostrative o se invece ci troveremo presto di fronte a una pericolosa escalation. Sono state comunque già decise da Pechino anche ritorsioni di tipo economico. La Cina ha sospeso l’export di sabbia naturale verso Taiwan, allo scopo di mettere in difficoltà la produzione di semiconduttori, e intende inoltre prendere di mira alcune importazioni di generi alimentari, ritenuti non conformi ai protocolli igienici in singolare coincidenza con il viaggio di Pelosi.  

Tutti gli scenari non possono prescindere dalla considerazione che Taiwan, Xinjiang, Tibet, Hong Kong e in generale tutte le questioni che mettono in discussione la sovranità territoriale della Repubblica Popolare Cinese su quello che essa considera il suo territorio, sono discriminanti essenziali per la politica estera. E rivestono un’importanza fondamentale anche su un piano interno, soprattutto in un momento come questo, che precede di poche settimane il XX Congresso del Partito comunista cinese e la possibile investitura di Xi Jinping per un terzo mandato. Non deve stupire dunque il monito lanciato dal leader cinese nell’incontro in videoconferenza del 28 luglio con Joe Biden: «Se giocate con il fuoco, finirete per bruciarvi». Del resto il riconoscimento dell’esistenza di una sola Cina, indivisibile e sovrana, è stato alla base della normalizzazione delle relazioni fra Cina e Stati Uniti, come esplicitato nel comunicato di Shanghai del 1972: «Gli Stati Uniti riconoscono che tutti i cinesi, da entrambi i lati dello stretto di Taiwan, ritengono che esista una sola Cina e che Taiwan sia parte della Cina. […]. Il governo della Repubblica Popolare Cinese è l’unico governante legale della Cina; Taiwan è una provincia della Cina che da tempo è stata riannessa alla madrepatria; la liberazione di Taiwan è una questione interna della Cina, nessun altro Paese ha il diritto d’interferire».

Naturalmente un’ambiguità c’è sempre stata in questi anni, tra riconoscimento esclusivo della Repubblica Popolare Cinese e appoggio a Taiwan, come baluardo della democrazia da incoraggiare e proteggere. Lo slancio di Nancy Pelosi nel «sostegno ferreo alla democrazia di Taiwan» non sembra perfettamente in linea con i presupposti della unica Cina; anche il tentativo, fatto proprio dallo stesso Biden di sminuire il significato ufficiale della visita della terza carica degli Stati Uniti non appare del tutto convincente. Il problema è che i conti tornano se si sposa l’impostazione della presidente di Taiwan Tsai Ing-wen che scrive in un tweet «La visita non rispecchia solo il forte sostegno del Congresso USA per i rapporti bilaterali, ma manda anche un messaggio al mondo: le democrazie sono unite di fronte alle sfide comuni». In questo quadro di sfida epocale all’autoritarismo, l’iniziativa di Nancy Pelosi appare coerente con una competizione ideale che comporta dei rischi e può trasformarsi in aperto conflitto. In un’ottica di continuità con la politica di un’unica Cina e di mantenimento degli equilibri, l’iniziatica di Pelosi è sembrata ad alcuni osservatori inopportuna, in questo periodo così complesso, e foriera di instabilità e di tensioni.

 

Immagine: Da sinistra, Nancy Pelosi e Tsai Ing-wen in una conferenza stampa congiunta durante la visita di Pelosi a Taiwan (agosto 2022). Crediti: L’immagine è un fotogramma tratto dal video WATCH: Pelosi and Taiwanese president hold joint news conference (The Washington Post), (YouTube)