18 settembre 2020

Le dimissioni di al-Sarraj e il difficile cammino della pacificazione in Libia

Fayez al-Sarraj, capo del Governo di accordo nazionale (GNA), ha annunciato mercoledì 16 settembre l’intenzione di dimettersi entro la fine di ottobre, contemporaneamente alla costituzione di un nuovo governo. Una dichiarazione che è al tempo stesso una conferma e una smentita: giravano infatti voci di un’uscita di scena immediata di al-Sarraj, a fronte della fragilità e della litigiosità delle forze che lo sostengono e anche della sua personale stanchezza. In realtà, pur confermando il desiderio di farsi da parte, al-Sarraj vuole evitare un vuoto di potere e collega le sue dimissioni all’obiettivo non facile di costituire un nuovo assetto; il percorso che inizia a delinearsi in Libia passa attraverso i colloqui di Ginevra, mediati dall’ONU, previsti entro la fine del mese, e la formazione di un nuovo consiglio presidenziale di soli tre membri in rappresentanza di Tripolitania, Cirenaica e Fezzan, per approdare a un nuovo governo che prepari il referendum costituzionale e nuove elezioni. Un processo che si basa sullo stallo militare fra le forze fedeli allo GNA e quelle dell’Esercito nazionale libico (LNA, Libyan National Army) che ha prodotto la tregua in corso; si stanno però verificando anche degli assestamenti negli equilibri presenti sia in Cirenaica sia in Tripolitania.

Da un lato, la posizione di Khalifa Haftar si è molto indebolita, a causa del fallimento dell’operazione militare per conquistare Tripoli; il capo dell’LNA non è uscito del tutto di scena ma rimane defilato, e la rappresentanza della Cirenaica è stata assunta principalmente da Aguila Saleh, presidente del Parlamento di Tobruk, che è stato il promotore della tregua. Abdullah al-Thani si è dimesso il 13 settembre da capo del governo di Tobruk, che si contrappone allo GNA senza godere di riconoscimento internazionale ma controllando di fatto la parte orientale della Libia. Dimissioni innescate dalle proteste popolari in corso in Cirenaica e in particolare a Bengasi a causa dalle difficili condizioni di vita. Aguila Saleh sta conducendo una mediazione che potrebbe portare a un nuovo governo presieduto da Ibrahim Buchnaf, ministro dell’Interno del governo di al-Thani.

A Tripoli, il potente ministro dell’Interno, Fathi Bashagha, originario di Misurata, molto legato alla Fratellanza musulmana e sostenuto dalla Turchia, sembra emergere come figura centrale. Anche qui si è sviluppato un ampio movimento di protesta da parte di una popolazione stanca della guerra civile. Naturalmente il futuro della Libia è fortemente condizionato dalle ingerenze delle potenze regionali, come l’Egitto e la Turchia, e di numerosi attori internazionali. La mobilitazione popolare rappresenta però un’importante novità che potrebbe facilitare una soluzione politica della crisi, facendo tacere finalmente le armi.

 

Immagine: Fayez al-Sarraj (17 maggio 2017). Crediti: Bundesministerium für Europa, Integration und Äußeres [CC BY (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)], attraverso Wikimedia Commons

0