27 febbraio 2018

Le guerre dei bambini

La guerra sempre meno è una vicenda da soldati adulti e sempre più si combatte sulla pelle dei civili, nelle città, nelle case, negli ospedali o nelle scuole: i luoghi dove ci si dovrebbe sentire più protetti sono diventati invece quelli più insicuri. Essere bambini in zone di conflitto non significa avere i padri al fronte, ma trovarsi ovunque in prima linea come strumenti intenzionali di guerra: è ciò che denuncia il rapporto di Save the Children The war on children, pubblicato a febbraio in collaborazione con il Peace research institute di Oslo, da cui emerge la sempre più intensa strumentalizzazione dei civili, e quindi dei bambini, negli odierni conflitti.

Non soltanto è cresciuto drammaticamente dagli anni Novanta a oggi il numero dei minori che vivono in zone di conflitto – da 200 a 357 milioni, un bambino su 6 nel mondo –, ma la crescente urbanizzazione delle guerre ha comportato anche un forte peggioramento delle loro condizioni di sopravvivenza. Siria, Afghanistan e Somalia sono le zone più colpite, seguite da Yemen, Nigeria, Sud Sudan, Iraq, Repubblica Democratica del Congo, Sudan e Repubblica Centrafricana.

Vivono in zone coinvolte in conflitti un minore su 3 (il 39% dei bambini) in Medio Oriente e 2 su 5 (il 21%) in Africa. Dal 2005 al 2016 più di 73.000 bambini nell’ambito di 25 conflitti sono stati uccisi o hanno subito mutilazioni, di cui 10.000 solo nel 2016, con un aumento in quell’anno secondo l’ONU del 300%, mentre 17.500 hanno subito violenza sessuale e 14.300 sono stati sequestrati. Inoltre, nello stesso periodo, 50.000 bambini sono stati forzatamente reclutati da gruppi armati: nel 2016 l’atroce primato è spettato alla Nigeria con 2.000 casi, seguita da Somalia e Siria. I bambini che non possono andare a scuola a causa della guerra sono 27 milioni, e gli attacchi a scuole e strutture ospedaliere continuano ad aumentare: vi è stato in questo decennio un incremento del 100%, e nel 2017 in particolare gli attacchi verso le scuole sono stati circa 2.000 solo in Yemen e nella Repubblica Democratica del Congo. Infine, sempre più diffuso è il blocco degli aiuti, per cui sempre più difficile è per gli operatori umanitari riuscire ad assistere le popolazioni colpite: solo in Siria, nel 2016, i casi sono stati più di 1.000, coinvolgendo oltre 250.000 bambini.

 

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