7 ottobre 2019

Le incognite del vertice di Lussemburgo sulla gestione degli sbarchi

La riunione del Consiglio affari interni, che si terrà domani in Lussemburgo e che vedrà i ministri dell’Interno dei Paesi dell’Unione Europea (UE) affrontare il tema della gestione degli sbarchi nel Mediterraneo, presenta numerose incognite. Sono, infatti, molti i punti interrogativi a cui si dovrà dare una risposta definitiva, alcuni dei quali sono già stati discussi nel vertice informale de La Valletta dello scorso 23 settembre che ha visto la partecipazione di Italia, Malta, Francia, Germania e Finlandia (che detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’UE nel corso di questo semestre).

In primo luogo a Malta si è parlato di un “meccanismo di redistribuzione automatica dei migranti”, il cosiddetto, redictive temporary allocation programme. Si tratta di un punto essenziale che prevederebbe un sistema automatico per ripartire i migranti soccorsi in mare nella cosiddetta rotta del Mediterraneo centrale. Durante l’incontro, Francia e Germania hanno ventilato la disponibilità di accogliere fino a un quarto dei migranti. Tuttavia, non sono previsti obblighi per i Paesi europei, bensì un sistema basato sulla volontarietà, concetto piuttosto aleatorio che non garantisce la tenuta di questo meccanismo. Per chi si sottrarrà a questa responsabilità sono state valutate delle sanzioni che, probabilmente, i Paesi del Gruppo di Visegrád saranno disposti a pagare pur di tenere blindati i propri confini. Inoltre, mancano per ora all’appello gli Stati che ricevono la più parte dei migranti, come Grecia e Spagna. Un problema non di poco conto se pensiamo che dalla Grecia negli ultimi anni è transitato il 57% dei migranti diretti in Europa e dalla Spagna il 29%. Solo il 13% ha utilizzato la via del Mediterraneo centrale cercando di raggiungere le coste italiane e maltesi. Agendo solo su questa rotta c’è il rischio di generare una frammentazione ulteriore nell’approccio alla questione migratoria da parte dell’UE, escludendo alcuni degli Stati interessati dalle altre tratte. Se il vertice di Lussemburgo vedrà il coinvolgimento, almeno, di Grecia e Spagna, potremmo dire di aver raggiunto un minimo risultato.

C’è poi la delicata questione dei destinatari di queste misure. Da quanto emerso a Malta, ad essere interessati dal meccanismo di redistribuzione saranno anche i richiedenti asilo, inclusi i migranti economici che presentano la domanda. Così agendo, una volta decisa la quota da redistribuire, i migranti verranno inseriti direttamente nella banca dati del Paese di destinazione (e non in quello di primo approdo) che si farà carico anche degli eventuali rimpatri. Potrebbe essere un buon risultato per l’Italia, ma solo se aderiranno più Paesi e soprattutto se l’apertura di Francia e Germania verrà confermata al vertice di Lussemburgo. Lo stesso presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha recentemente fatto notare che questo principio non è stato ancora messo nero su bianco. Tutto da vedere, insomma, e forse domani avremo le risposte.

Un’altra criticità riguarda il fatto che nella “intesa pilota”, raggiunta a La Valletta, vengono menzionati solo i migranti salvati in mare nella rotta del Mediterraneo centrale che, come già ricordato, rappresentano non solo una minima parte degli arrivi complessivi in Europa, ma anche una minima parte degli arrivi sulle coste italiane. Da tempo in Italia si registrano sbarchi fantasma dalla Tunisia che ultimamente coinvolgerebbero anche persone in fuga dalla Libia. Dal primo gennaio del 2019, secondo la più parte delle stime, circa l’80% dei quasi 7.000 arrivi nel nostro Paese è costituito dai cosiddetti “approdi autonomi”, in prevalenza sulle coste di Agrigento e di Lampedusa. In termini più dettagliati, dal giugno 2018 all’agosto 2019 i migranti soccorsi in mare sono stati 1.346, contro i 15.095 arrivati in maniera autonoma. Su questi ultimi non si andrebbero ad applicare i principi dell’accordo stipulato a Malta. Anche questo dovrebbe essere per l’Italia un nodo fondamentale da chiarire nel vertice di Lussemburgo.

Vi è, poi, un problema di natura squisitamente giuridica. Nel vertice de La Valletta si è cercato di dare vita a una cooperazione su base volontaria tra alcuni Paesi membri dell’Unione Europea che avviene, dunque, al di fuori del perimetro normativo comunitario. Se l’accordo venisse formalizzato in questi termini nel vertice di Lussemburgo, si rischierebbe che la prassi dell’informalità e della deroga ai trattati possa superare il principio della salvaguardia dell’impianto normativo e giuridico. Quale impatto potrebbe avere sui negoziati in corso in sede UE, come la riforma del Regolamento di Dublino?

Infine, c’è un tema molto delicato che andrebbe discusso con maggiore consapevolezza. Da quanto fin qui emerso, gli accordi con la Libia restano inalterati e, di conseguenza, i migranti continueranno a essere intercettati dalle motovedette della guardia costiera libica per poi essere ricondotti nel Paese in cui, giova ricordarlo, c’è una guerra in corso che mette a rischio la popolazione locale e  i migranti lì presenti. Possiamo ipotizzare qualunque meccanismo di solidarietà europea per far fronte alla questione migratoria, ma se l’Unione non giungerà a un qualche accordo per tentare di stabilizzare la Libia avremo risolto una minima parte del problema.

Da quanto sin qui emerso, è evidente come quello di domani non sia solo l’ennesimo vertice europeo sui migranti, ma, forse, la più grande scommessa dell’Unione, una scommessa che l’“Europa degli Stati” potrà vincere solo se sarà in grado di mettere da parte i singoli interessi per dare vita a un vero sistema di governance europeo per le migrazioni, capace di accantonare l’ottica emergenziale e della volontarietà, prendendo atto del fatto che continuare a limitare il dibattito migratorio agli sbarchi e alla loro redistribuzione è un errore cognitivo e culturale che dovrà necessariamente essere superato.

 

Immagine: Migranti e rifugiati siriani arrivano in barca dalla Turchia all’isola di Lesbo, Grecia (29 ottobre 2015). Crediti: Nicolas Economou / Shutterstock.com

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