2 febbraio 2022

Le priorità del semestre di presidenza francese dell’UE

 

Per mettere in pratica le 76 pagine del suo ambizioso programma servirebbero diversi anni. Invece, il presidente della Repubblica Emmanuel Macron ha a disposizione solo pochi mesi. Scanditi, come se non bastasse, dai ritmi serrati e caotici della campagna elettorale in vista del voto di aprile.

Il 1° gennaio 2022 la Francia ha raccolto il testimone della Slovenia e ha assunto la presidenza di turno semestrale del Consiglio dell’Unione Europea. Si tratta di un ruolo cruciale per il Paese che lo ricopre perché permette di dettare l’agenda del Consiglio dei ministri europei nelle sue varie forme, dall’Ecofin al Consiglio agricoltura e pesca, stabilendo priorità, scandendo il ritmo dell’attività legislativa e mediando fra le parti alla ricerca di compromessi. Un ruolo strategico, quindi, ma anche un’occasione spesso unica nella carriera politica di un leader per mettersi in mostra e lasciare un segno nella storia europea. Pochissimi capi di governo possono vantare di aver ricoperto tale ruolo più di una volta, visto che la presidenza di turno deve passare nelle mani degli altri Stati membri dell’Unione Europea (UE), oggi 27, prima di tornare nello stesso Paese.

 

Le priorità

Emmanuel Macron ha presentato le priorità del semestre UE a guida francese durante una lunghissima conferenza stampa organizzata nel dicembre scorso. Priorità che sono poi state illustrate il 19 gennaio al Parlamento europeo, presieduto per la prima volta dalla maltese Roberta Metsola dopo la scomparsa di David Sassoli. Anche in questo caso, Macron ha parlato molto più di quanto programmato durante i suoi interventi in aula, scatenando poi le proteste dei cronisti per aver annullato la successiva conferenza stampa.

“Sovranità europea” è l’espressione chiave del semestre in corso. Parigi l’ha messa in cima alla lista delle tre “ambizioni” che guideranno la sua azione, insieme a “un nuovo modello europeo di crescita” e “un’Europa più umana”. Si tratta di concetti in piena continuità con l’ormai celebre discorso pronunciato da Macron alla Sorbona nel settembre 2017, intitolato proprio Per un’Europa sovrana, unita e democratica. I pilastri principali su cui poggia tale visione sono essenzialmente due. Da un lato un’azione interna all’Unione che mette al primo posto la riforma dello spazio Schengen e la protezione delle frontiere, ma abbraccia anche altri ambiti come la “sovranità digitale” davanti allo strapotere delle aziende americane. Dall’altro, un’azione esterna che deve far uscire l’Unione dal pantano politico e dall’irrilevanza internazionale, portandola a imporsi nel mondo come protagonista imprescindibile dello scacchiere geopolitico al pari di Stati Uniti, Russia e Cina.

 

La sfida della politica estera

La politica estera sarà il tema più scottante che si troverà ad affrontare la presidenza di turno francese. E la crisi in corso al confine tra Ucraina e Russia non è certo un buon inizio in questo senso, visto che l’Unione europea è stata finora di fatto esclusa dai negoziati di Ginevra fra Washington e Mosca, così come dalle successive trattative con la NATO. «L’Europa è coinvolta dal primo giorno nella risoluzione del conflitto in Ucraina, attraverso gli accordi di Minsk e il formato Normandia» (Francia, Germania, Ucraina e Russia, ndr), «è una buona cosa che ci sia un nuovo impegno americano su questo tema, dovremmo esserne contenti» ha detto il presidente francese durante una conferenza stampa, probabilmente senza riuscire a convincere il giornalista che gli faceva notare la contraddizione fra le ambizioni dell’Eliseo e la realtà politica.

Negli ultimi giorni Macron, che è sempre stato promotore della linea del dialogo con il presidente russo Vladimir Putin, ha cercato di recuperare terreno dopo che l’Unione era stata messa margini della trattativa. La sua azione, concordata con la cancelleria tedesca, non sembra però essere ancora riuscita a rimettere l’Unione al centro dello scenario geopolitico nell’Est del continente.

 

La riforma di Schengen e la campagna elettorale

Emmanuel Macron l’ha detto chiaramente: la riforma di Schengen è una priorità. E come potrebbe non esserlo nel mezzo di una campagna elettorale che vede l’avanzata nei sondaggi dell’estrema destra francese guidata da Marine Le Pen ed Éric Zemmour. Mostrarsi forti e risoluti sui temi legati al controllo delle migrazioni e delle frontiere esterne serve a cercare di non perdere elettori attratti da posizioni più radicali ed estreme. «La riforma deve permettere di prevenire flussi migratori irregolari all’interno dello spazio Schengen», si legge nel programma francese. Nonostante la fiducia riposta dalle istituzioni UE nell’europeismo di Macron, il timore di alcuni osservatori è che l’intero semestre si trasformi così in una lunga campagna elettorale a uso interno.

Anche la Conferenza sul futuro dell’Europa, partita lo scorso anno dopo essere stata fortemente voluta proprio da Macron, viene ormai vissuta dai più scettici come un grande spot elettorale in chiave europeista a favore dell’attuale presidente della Repubblica. Serviranno ancora alcune settimane per capire se la Francia ha intenzione di fare sul serio con il suo ambizioso programma, o se la naturale allergia ad ogni compromesso che caratterizza le campagne elettorali avrà delle ripercussioni anche in UE, dove è grazie all’arte della mediazione che le presidenze di turno possono sperare di portare a casa i maggiori risultati.

Dopo i sospiri di sollievo che si sono sentiti a Bruxelles per la riconferma di Draghi alla guida del governo italiano e per la rielezione del socialista António Costa in Portogallo, restano poche settimane di tranquillità prima di trattenere nuovamente il fiato con le elezioni francesi in aprile. E in UE c’è chi è già pronto a considerare l’attuale semestre un successo se il suo principale risultato sarà quello di frenare l’avanzata dell’antieuropeismo nella République e scongiurare il rischio di vedere Marine Le Pen all’Eliseo.

 

Immagine: Emmanuel Macron arriva al primo vertice UE in presenza dopo lo scoppio della pandemia da Covid-19, Bruxelles, Belgio (17 luglio 2020). Crediti: Alexandros Michailidis / Shutterstock.com

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