22 gennaio 2021

Le scelte ambientaliste di Joe Biden

Da un punto di vista comunicativo, la presidenza di Joe Biden si sta da subito caratterizzando con una forte discontinuità simbolica e di contenuti rispetto all’amministrazione Trump, appena conclusa con una transizione non facile. Uno dei segnali più forti è la priorità attribuita nell’agenda di Joe Biden al cambiamento climatico: come annunciato già nella campagna elettorale, gli Stati Uniti rientreranno da subito nell’Accordo di Parigi sul clima. Tra i primi provvedimenti annunciati il giorno stesso dell’insediamento, spicca anche la cancellazione dell’autorizzazione per l’oleodotto Keystone XL, una grande opera finalizzata a condurre il petrolio dal bacino canadese dell’Athabasca, in Alberta, fino al Nebraska; Biden ha deciso di rinunciare al progetto perché ritenuto troppo inquinante e non vantaggioso economicamente. 

Una volta entrato in funzione l’oleodotto, lungo circa 1.900 km, avrebbe trasportato negli Stati Uniti il petrolio delle sabbie bituminose che si trovano nel Canada occidentale con una capacità di 830.000 barili al giorno, una quantità in grado quindi di soddisfare circa il 4% della domanda statunitense. Il progetto era stato contestato fin dalla sua ideazione nel 2008 per il suo forte impatto ambientale; le sabbie bituminose comportano tecniche di estrazione particolarmente inquinanti per il territorio e avrebbero potuto mettere a rischio di contaminazione l’importante falda acquifera di Ogallala, in Nebraska, già messa a dura prova dallo sfruttamento intensivo. A mobilitarsi contro il progetto, non soltanto i movimenti ecologisti, ma anche gli agricoltori del Nebraska e le organizzazioni che rappresentano i nativi americani.

Dopo anni di proteste, nel 2015, Barack Obama aveva messo il veto sulla legge che autorizzava la costruzione di Keystone XL; nel marzo del 2017 Donald Trump, fedele alle sue priorità, ribaltava la decisione del suo predecessore e autorizzava di nuovo i lavori. La decisione di Biden non coglie di sorpresa gli osservatori, tenendo conto del valore simbolico in termini di discontinuità del gesto ma anche di più prosaiche considerazioni di tipo economico, in quanto il prezzo del petrolio canadese potrebbe non essere competitivo nei prossimi anni, in presenza di una relativa contrazione della domanda. In ogni caso, mettere queste scelte fra le prime decisioni del suo mandato assume un grande rilievo, non solo su un piano interno.

Biden sembra voler riportare gli Stati Uniti a un ruolo di guida morale, incrementando il soft power anche attraverso scelte illuminate nelle politiche ambientali. Una posizione che avrà quindi conseguenze anche nelle relazioni geopolitiche; è probabile che i rapporti con il Brasile di Jair Bolsonaro, molto vicino a Trump in numerosi aspetti, ruoteranno intorno alla questione dell’Amazzonia e della tutela ambientale.

 

                          TUTTI GLI ARTICOLI DEL PROGETTO ATLANTEUSA2020

 

Immagine: Veglia di protesta contro la realizzazione dell’oleodotto Keystone XL (4 febbraio 2014). Crediti: Brylie Oxley [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], attraverso Wikimedia Commons

0