7 maggio 2018

Le truppe americane restano in Corea del Sud

L’articolo del New York Times del 3 maggio in cui si ipotizzava che il presidente Trump stesse meditando di ridurre il numero dei soldati americani presenti attualmente in Corea del Sud ha raccolto un alto e qualificato numero di smentite dalle parti coinvolte.

Il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton ha definito la notizia un’assoluta assurdità, associandosi alle secche smentite di Seoul. Naturalmente, gli esperti di diplomazia conoscono il valore spesso relativo delle dichiarazioni ufficiali, soprattutto quando si riferiscono a scenari non immediati; in questo delicato momento che precede l’incontro tra Kim Jong-un e Donald Trump si preferisce non muovere inutilmente pedine nello scacchiere.

I soldati americani attualmente stanziati in Corea del Sud sono 28.500; si tratta del terzo Paese nel mondo per numero di militari USA, dopo la Germania e il Giappone. Per ora rimarranno al loro posto e come ogni anno le forze armate coreane e le truppe americane presenti nel Paese stanno sviluppando esercitazioni militari congiunte di ampia portata.

Nel 2018 sono state sospese nel periodo delle Olimpiadi invernali ma riattivate anche nella fase delicata della preparazione dello storico incontro tra Kim Jong-un e Moon Jae-in del 27 aprile.  Alla fine di aprile, inoltre, sono arrivati in Corea del Sud, presso la base di Gwangju, otto caccia americani F22 Raptor, per partecipare, a partire dall’11 maggio, all’esercitazione aerea congiunta denominata Max Thunder. Anche in questo caso le operazioni erano programmate da tempo ma non si può certo escludere che la partecipazione dei potenti aerei sia interpretabile come un segnale per Kim Jong-un: trattative e aperture ma senza abbassare la guardia.

Al di là delle smentite, è chiaro che la gestione delle forze armate americane in Corea del Sud è una parte importante del quadro geopolitico e del dialogo in corso. In passato Pyŏngyang aveva posto il ritiro delle truppe americane come condizione della denuclearizzazione della penisola; nel 2018 il tema non è stato riposto nell’ambito della nuova trattativa, che persegue come obiettivo ambizioso, oltre alla rinuncia al nucleare, la firma del trattato di pace tra le due Coree.  Appare significativo però che il problema del ritiro almeno parziale delle truppe americane sia stato posto all’attenzione dell’opinione pubblica sia dall’autorevole New York Times (che riportava voci di un orientamento in tal senso dello stesso Trump) sia dal consigliere presidenziale sudcoreano Chung-In Moon, in un articolo pubblicato su Foreign Affairs.

Inoltre, è noto che gli Stati Uniti già in passato avevano sollevato il problema del contributo economico della Corea del Sud al mantenimento della presenza militare americana nel Paese; alcuni osservatori ritengono possibile che Trump voglia, nel 2019, rinegoziare verso l’alto gli 800 milioni di dollari versati annualmente dai loro alleati. Tutti questi problemi però appartengono al futuro e si porranno se il complesso percorso verso denuclearizzazione e trattato di pace andrà in porto; fino ad allora difficilmente ci saranno cambiamenti che diano l’impressione di voler allentare prematuramente la pressione.

 

Crediti immagine: da Edward N. Johnson, U.S. Army Public Affairs Officer [Public domain], via Wikimedia Commons


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