9 febbraio 2021

Libia, continua il cammino verso la pacificazione

Il 5 febbraio a Ginevra i 75 membri del Forum del dialogo libico (LPDF, Libyan Political Dialogue Forum) che rappresentano, con la mediazione dell’ONU, le diverse aree del Paese e le principali componenti politiche, hanno eletto Abdel Hamid Dbeibah come primo ministro ad interim e designato il nuovo Consiglio presidenziale. Questo organismo, che secondo gli accordi presi alla Conferenza di Berlino (gennaio 2020) prevede soltanto tre membri in rappresentanza delle aree principali del Paese (Tripolitania, Cirenaica e Fezzan), sarà composto da Mohammad al-Manfi, eletto come presidente, e dai vicepresidenti Abdullah Hussein al-Lafi e Musa al-Kuni. Se la scelta effettuata a Ginevra sarà confermata dal Parlamento libico e accettata dalle diverse componenti che controllano il territorio, saranno queste personalità a guidare il Paese verso l’unità e la pacificazione e soprattutto verso le elezioni generali previste per il 24 dicembre 2021, 70° anniversario dell’indipendenza libica.

La prima cosa da rilevare è che i risultati delle votazioni di Ginevra sono stati una sorpresa per la maggior parte degli osservatori: la lista di Dbeibah ha raccolto 39 voti contro i 34 della lista favorita che proponeva Aguila Saleh, attuale presidente del Parlamento di Tobruk, come capo del Consiglio presidenziale e Fathi Bashagha, attuale ministro dell’Interno del Governo di accordo nazionale (GNA), come capo del governo. I membri dell’LPDF hanno optato per personalità meno conosciute e forse meno ingombranti, correndo il rischio di una minore rappresentatività. Secondo molti osservatori, nessuno degli eletti rappresenta davvero le aree principali del Paese e sono state ridimensionate sia la città di Tripoli sia la Cirenaica; tra le nuove autorità, non ha trovato spazio la Fratellanza musulmana che aveva posti chiave nello GNA. Soprattutto nessuno degli eletti sembrava destinato a essere una figura centrale nella Libia che uscirà dalle elezioni.

Questa apparente debolezza strategica si è trasformata probabilmente in una risorsa per questa lista, che è sembrata più adatta per gestire senza suscitare reazioni forti la difficile transizione. Incaricato di dirigere il nuovo governo, Abdel Hamid Dbeibah, 62 anni, è un ricco uomo d’affari di Misurata che in passato, ai tempi di Gheddafi, ha gestito il fondo Libyan Investment and Development Company; è considerato vicino alle componenti islamiche ma non alla Fratellanza musulmana. Il capo del Consiglio presidenziale, Mohammad al-Manfi, è anche lui vicino all’Islam politico: ex diplomatico, considerato vicino alla Turchia, nonostante sia una figura marginale nella vita politica della Cirenaica, sembra abbia buoni rapporti con Khalifa Haftar; ambasciatore in Grecia fu espulso nel dicembre 2019 in risposta alla collaborazione crescente tra Tripoli e Ankara. Mossa al-Koni, è invece un rappresentante della minoranza Tuareg, e Abdullah Hussein al-Lafi, proviene dalla città occidentale di Zuwara, centro berbero dove è radicata la componente islamica degli Ibaditi.

Per ora, la sconfitta di Aguila Saleh e Fathi Bashagha non sembra aver lasciato troppi strascichi, forse perché molti ritengono che la vera partita si giocherà a dicembre o comunque nei prossimi mesi. Almeno a parole tutti auspicano il successo delle nuove autorità e anche l’Esercito nazionale libico (LNA) di Khalifa Hatfar ha emesso un comunicato di forte apertura. Tra le potenze implicate, quella che sembra aver incrementato la propria influenza è ancora una volta la Turchia, che ha solidi legami con Dbeibah ed è riuscita mantenere le proprie posizioni nonostante il ridimensionamento di al-Sarraj e Fathi Bashaga. Un successo che condizionerà i prossimi sviluppi; le nuove autorità e il nuovo inviato dell’ONU in Libia, lo slovacco Ján Kubiš, dovranno necessariamente affrontare lo spinoso tema della presenza di milizie straniere nel territorio libico. Uno degli ostacoli da superare per far avanzare il processo di stabilità e di democrazia.

 

Immagine: Il Palais des Nations, Ginevra, Svizzera (20 marzo 2018). Crediti: Foto di konferenzadhs da Pixabay 

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