28 agosto 2020

Mali, liberato il presidente Keita

Il Comitato nazionale per la salvezza del popolo (CNSP), che ha preso il controllo del Mali dal 18 agosto, ha annunciato la scarcerazione dell’ex presidente Ibrahim Boubakar Keita, che era stato imprigionato e costretto a dimettersi. Keita è rientrato nella sua abitazione, nel distretto Sebenikoro della capitale Bamako; l’ormai ex presidente, che ha settantacinque anni, è in buone condizioni di salute e sembra accettare la sua uscita di scena, che ha motivato nel suo discorso di dimissioni con l’intenzione di evitare spargimenti di sangue. La sua liberazione era stata comunque sollecitata dalla comunità internazionale ed è stata interpretata come un segno di disponibilità al dialogo.

La situazione nel Paese però rimane di estrema tensione; le forze di opposizione che avevano guidato le proteste nell’estate, raccolte nel Movimento del 5 giugno, in cui esercita un ruolo importante il leader musulmano Ibrahim Dicko, hanno festeggiato in piazza l’uscita di scena di Keita e sostenuto l’intervento dei militari. A inizio luglio, il movimento di protesta aveva chiesto le dimissioni del presidente accusando il suo movimento Raggruppamento per il Mali (RPM) di brogli elettorali, di corruzione e di incapacità di risolvere i problemi del Paese. Negli scontri con le forze di sicurezza erano morte quattordici persone ed erano stati effettuati numerosi arresti; la mediazione dell’ECOWAS (Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale) che aveva proposto un governo di unità nazionale, non aveva raggiunto il suo scopo e il nuovo esecutivo, che ha governato soltanto per poche settimane, era stato formato solo da personalità vicine al presidente. Una soluzione che non ha impedito gli sviluppi attuali. L’ECOWAS ha inviato nei giorni immediatamente successivi all’intervento dei militari una delegazione guidata dall’ex presidente nigeriano Goodluck Jonathan che ha incontrato la giunta e chiesto un rapido passaggio a un governo civile e nuove elezioni; la transizione secondo i propositi del CNSP dovrebbe durare invece tre anni.

Il dialogo non è interrotto ma le posizioni sono distanti e intanto i Paesi dell’ECOWAS hanno chiuso le frontiere e bloccato le relazioni economiche. Anche l’Unione Europea, gli Stati Uniti e l’Unione Africana stanno valutando se interrompere ogni di tipo di collaborazione con il Mali; la cooperazione in campo militare è già stata sospesa. La sicurezza e le condizioni materiali di vita della popolazione sono problemi enormi che il Mali si trova ad affrontare in un equilibrio politico molto precario. In diverse zone del Paese, oltre alle insorgenze fondamentaliste e separatiste, ai gruppi di autodifesa delle diverse etnie, agiscono anche bande criminali che rendono fortemente insicura la vita quotidiana. Nella mattinata di giovedì 27, un’unità antibracconaggio dell’esercito è stata attaccata da una banda armata nella regione centrale di Mopti; quattro soldati sono stati uccisi. Nella controffensiva dell’esercito, appoggiata dall’aviazione, secondo fonti ufficiali sarebbero morti circa venti appartenenti al gruppo degli assalitori. L’episodio, al di là del suo drammatico bilancio, dà la misura delle difficoltà che si frappongono a una pacificazione democratica del Paese.

 

Immagine: Il comandante dell’AFRICOM in visita in Mali ha incontrato Ibrahim Boubakar Keita e funzionari maliani (25 gennaio 2018). Crediti: USAFRICOM [Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)], attraverso www.flickr.com

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