25 febbraio 2021

La mappa dei vaccini come strumento di politica estera

I percorsi di vaccinazione di massa incrementano la speranza che l’uscita dal tunnel della pandemia non sia lontana; al tempo stesso però i vaccini stanno diventando un’arma della contesa geopolitica, al punto che alcuni osservatori hanno parlato di guerra fredda sanitaria. Lo scenario è complesso e le strategie dei diversi Paesi non sono affatto omogenee. Israele sta procedendo in modo molto veloce alla vaccinazione della sua popolazione, trovandosi quindi in una posizione molto diversa, ad esempio, dai Paesi dell’Unione Europea, piuttosto in difficoltà. In questa situazione, mentre si sta procedendo a vaccinare anche gli adolescenti, Israele sta offrendo ad alcuni Paesi quote di vaccino; sono circa quindici le nazioni destinatarie, tra cui anche l’Italia, di 100.000 dosi del vaccino di Moderna. Secondo numerosi analisti, alcuni Paesi della lista sarebbero stati scelti perché si apprestano ad aprire le loro sedi diplomatiche a Gerusalemme, una decisione a cui Israele attribuisce un alto valore simbolico; niente di ufficiale, ma ci sono state polemiche, interne e internazionali. Altre critiche ci sono state relativamente alle popolazioni palestinesi di Gaza e Cisgiordania, che anche durate la pandemia si sono trovate in difficoltà e nell’incertezza di chi si dovesse occupare di contrastare il virus in quei territori.

Il tema delle vaccinazioni apre in generale ampi spazi di manovra alle nazioni che hanno strumenti e possibilità di giocare questa partita. Per capire la dimensione globale del problema, bisogna considerare che il processo di vaccinazione non sarà breve e procederà con ritmi completamente diversi nelle specifiche aree geografiche e soprattutto fra Paesi ricchi e Paesi poveri. Con 216 milioni circa di dosi somministrate nel mondo, finora 43.637.705 persone hanno ricevuto la seconda dose, un numero elevato che però rappresenta soltanto il 0,56% della popolazione mondiale. Inoltre, negli Stati Uniti sono state somministrate circa 65 milioni di dosi, quindi quasi un terzo del totale, mentre rappresentano meno del 5% della popolazione mondiale. Una sproporzione ancora più netta pensando ai 18 milioni circa del Regno Unito, ai 7 milioni di Israele e ai 5 milioni degli Emirati Arabi Uniti, soprattutto se paragonati ai dati di Paesi come l’India o di molti Paesi africani. Questa disparità crea uno spazio di manovra e favorisce la possibilità di nuove alleanze.

In questo scenario è soprattutto attiva la Cina, fortemente intenzionata a ribaltare il danno di immagine che ha subito all’inizio della pandemia. Pechino sta utilizzando lo strumento del vaccino per aprire o consolidare relazioni. La campagna di vaccinazione interna procede con studiata lentezza; 40 milioni di dosi finora somministrate sono poca cosa rispetto alle dimensioni del gigante asiatico, ma sembrerebbe una scelta, consentita ovviamente dall’attuale scarsa diffusione dei contagi. In sostanza, dopo la diplomazia delle mascherine, Pechino ha inaugurato la diplomazia del vaccino, esportando più dosi di quante ne vengono somministrate all’interno del Paese. Secondo le dichiarazioni rilasciate da Wang Wenbin, portavoce del ministero degli Esteri della Cina, martedì 23 febbraio, i due vaccini prodotti dalla Sinopharm sono stati venduti a ventisette Paesi (tra cui Serbia, Ungheria, Emirati Arabi Uniti e Turchia) ed esportati sotto forma di dono a cinquantatré Paesi, la maggior parte africani o asiatici, come Zimbawe, Guinea Equatoriale, Pakistan, Cambogia. Alla “strategia del dono” cinese la Russia contrappone con i suoi tre vaccini una politica di prezzi molto competitiva e apprezzata da numerosi Paesi in difficoltà. Stati Uniti e Unione Europea sono invece troppo impegnati per ora sul fronte interno nel tentativo di vaccinare rapidamente le loro popolazioni per partecipare a questa competizione sanitaria globale. In questo momento, sembra che Russia e Cina e in misura minore Israele si stiano avvantaggiando; in ogni caso, la pandemia segnerà una fase nuova delle relazioni internazionali.

 

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Immagine: Il presidente di Israele Reuven Rivlin visita il centro di vaccinazione del Maccabi Healthcare Services a Gerusalemme (30 dicembre 2020). Crediti: Haim Zach / Government Press Office (Israel). Fonte,  Image courtesy of the Spokesperson unit of the President of Israel [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], attraverso Wikimedia Commons

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