17 dicembre 2021

È morta Lucía Hiriart, vedova del dittatore cileno Augusto Pinochet

 

Appena 72 ore prima delle importanti elezioni presidenziali del 19 dicembre in Cile, Lucía Hiriat (1922-2021), moglie del dittatore cileno Augusto Pinochet, è morta a 99 anni. La morte è stata annunciata nel pomeriggio nel giorno di chiusura delle campagne elettorali dei due candidati: Gabriel Boric e José Antonio Kast. Entrambi hanno tenuto grandi dimostrazioni, con performance artistiche e comizi finali in due luoghi di Santiago, dove hanno dovuto menzionare quanto accaduto prima che si diffondesse la notizia. Spontaneamente, quando i più hanno appeso della morte della signora Hiriart, si sono cominciati a sentire i clacson delle auto in festa. Centinaia di manifestanti si sono riuniti nella cosiddetta Plaza Dignidad, un luogo emblematico per le manifestazioni iniziate in seguito allo scoppio sociale del 2019. Allo stesso tempo, i sostenitori della dittatura sono arrivati davanti alla casa della famiglia Pinochet nell’esclusivo quartiere di Lo Barnechea. Da parte sua, il governo del presidente Sebastián Piñera è stato lasciato in una posizione scomoda e ha deciso, sostenendo che spettasse alla famiglia rilasciare un comunicato, di non fare dichiarazioni.

Allo stesso tempo, gli staff di entrambi i candidati presidenziali stavano valutando come porsi rispetto alla scomparsa della vedova del dittatore, mentre la stampa si chiedeva se l’evento avrebbe avuto o meno un impatto sui risultati elettorali di domenica.

Dei due candidati, il primo a reagire è stato Gabriel Boric, che ha twittato: «Lucía Hiriart muore impunemente nonostante il profondo dolore e la divisione che ha causato al nostro paese. Il mio rispetto va alle vittime della dittatura di cui faceva parte. Non celebro l’impunità o la morte, lavoriamo per la giustizia e per una vita dignitosa, senza cadere in provocazioni o violenza».

Da parte sua, il candidato José Antonio Kast, che ha sempre difeso la dittatura militare, specialmente Pinochet, e che è anche andato a visitare i prigionieri militari in carcere per violazioni dei diritti umani e che stanno scontando l’ergastolo, ha dichiarato in modo secco in radio: «Non voglio farne una questione politica. Capisco la preoccupazione dei media e i punti di vista storici, ma lo affronto come essere umano. Vedo che ci sono persone che festeggiano. Penso che non sia quello che ci si aspetterebbe. La morte di qualcuno, per la famiglia, è sempre dolorosa, al di là del ruolo storico che la persona ha svolto».

 

La figura di Lucía Hiriart è sempre stata controversa. Pinochet una volta disse che lei era stata determinante nella sua decisione di unirsi al colpo di Stato contro il presidente Salvador Allende. Durante i 17 anni di dittatura diresse l’istituzione caritatevole chiamata CEMA-Chile (Centros de Madres de Chile), che amministrava grandi risorse economiche e proprietà che divennero parte di una fondazione che Hiriart presiedeva e che poi iniziò a vendere, una volta finita la dittatura. Con l’arrivo della democrazia nel 1990, è rimasta a capo di questa istituzione fino al 2016 e ha colto l’occasione per disporre di 26 delle 113 proprietà trasferite gratuitamente durante il governo militare dallo Stato alla CEMA, praticamente tutte con la firma di Augusto Pinochet. Le proprietà sono state vendute a sindaci o uomini d’affari di destra per circa 8 milioni di dollari. Alcuni di essi sono stati consegnati addirittura sotto la perizia fiscale, cioè sotto il valore di mercato, e naturalmente, secondo un’inchiesta giornalistica di uno dei centri giornalistici più rispettati del Cile, il CIPER, non si è mai saputo la destinazione del denaro raccolto. Successivamente, Lucía Hiriart è stata perseguita per malversazione e appropriazione indebita di fondi pubblici e arrestata per un giorno prima di essere rilasciata per problemi di salute. La giustizia ha fatto cadere il suo caso nel nulla; la destinazione del denaro non è mai stata resa nota, anche se è facile supporre che sia andato direttamente su conti esteri a suo nome o dei suoi figli, un altro dei tanti elementi che aiutano a spiegare i disordini e lo scoppio sociale che si è verificato nel 2019.

Esiste una lunga storia della vedova di Pinochet, della sua durezza, del suo essere una sostenitrice dell’applicazione del pugno di ferro, del suo gusto per il lusso e le eccentricità, così come la sua influenza nel punire gli alti ufficiali dell’esercito che avevano relazioni extraconiugali. Nel 1982, la moglie del dittatore si recò con le sue due figlie a Washington, dove incontrò Nancy Reagan, moglie dell’ex presidente americano Ronald Reagan. Il Dipartimento di Stato statunitense ha dovuto rilasciare una dichiarazione per dire che l’incontro era stato privato. La nota e rispettata giornalista investigativa cilena Alejandra Matus, dopo due anni di ricerche, ha pubblicato nel 2013 il libro Doña Lucía. La biografia no autorizada, che non è mai stata smentita e che narra fatti sulle dittature latinoamericane che vanno oltre le storie scritte dai premi Nobel Gabriel García Márquez e Miguel Ángel Asturias.

 

Lucía Hiriart ha avuto la sfortuna di vivere troppo a lungo. Una lunga vita che finisce, ma che in realtà ha cominciato a spegnersi nel 1990, con la fine della dittatura sua e del marito. Ha visto come Pinochet è stato detenuto a Londra per mesi, poi la scoperta dei conti segreti di suo marito nella Riggs Bank negli Stati Uniti, riempiti appropriandosi del denaro dello Stato cileno. Anche i problemi con i suoi figli sono stati molti, così come l’allontanamento di politici e uomini d’affari che erano saliti a posizioni di potere o si erano arricchiti con la privatizzazione delle imprese pubbliche realizzata da Pinochet e che poi lo hanno abbandonato, con pochissime eccezioni. Al momento della sua morte, soltanto alcuni politici si sono fatti avanti per esprimere le loro condoglianze, e la famiglia ha indicato che si sarebbe tenuto un funerale strettamente privato. Si dice che nessuno dovrebbe rallegrarsi della morte di una persona. Questo non è il caso delle vittime di violazioni dei diritti umani. Sicuramente la morte di dittatori come Hitler, Stalin, Mussolini, Franco o i molti dittatori latinoamericani come Pinochet, Trujillo, Videla o Duvalier, hanno dato sollievo alle migliaia di vittime delle loro tirannie.

Lucia Hirirat, riposa in pace, se puoi.

 

Immagine: Lucía Hiriart e Augusto Pinochet. Crediti: Biblioteca del Congreso Nacional [CC BY 3.0 CL (https://creativecommons.org/licenses/by/3.0/cl/deed.en)], attraverso Wikimedia Commons

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