25 marzo 2021

Niger, confermata la vittoria di Moahmed Bazoum, ma nel Paese esplode la violenza

In Niger, la Corte costituzionale ha confermato la vittoria di Mohamed Bazoum nel ballottaggio presidenziale del 21 febbraio. Bazoum presterà giuramento il 2 aprile, assumendo anche formalmente la carica; si tratta della prima transizione pacifica nella storia del Paese fra due leader democraticamente eletti. Il risultato era stato contestato da Mahame Ousmane, ex presidente sconfitto al ballottaggio, che aveva denunciato brogli e sostenuto di essere il vincitore. La Corte ha invece confermato il successo di Mohamed Bazoum con il 55,66%, annullando il risultato soltanto di 75 seggi, senza fornire le motivazioni. La contestazione sulla regolarità della consultazione elettorale da parte dell’opposizione era sfociata a febbraio in violenti disordini, che avevano causato la morte di due persone e numerosi arresti. Mohamed Bazoum era stato nel dicembre 1990, insieme a Mahamadou Issoufou, tra i fondatori del Partito nigerino per la democrazia e il socialismo (PNDS-Tarayya, Parti Nigérien pour la Démocratie et le Socialisme); intellettuale e docente di filosofia, ha avuto incarichi importanti durante la presidenza di Mahamadou Issoufou, di cui è stato uno dei più stretti collaboratori. Nonostante Bazoum fosse considerato per questo come il naturale successore di Issoufou, quando questi ha annunciato, nel rispetto della Costituzione nigerina, che non si sarebbe candidato per un terzo mandato, ci sono stati dei dubbi, condivisi dallo stesso Bazoum, nel proporre la sua candidatura.

Musulmano sunnita come Issoufou, Bazoum appartiene infatti alla minoranza etnica Awlad Suleiman, che è presente nell’area orientale del Niger, ma anche in Ciad e in Libia. Bazoum è il primo arabo ad essere eletto presidente e si era pensato che le sue origini potessero rappresentare un limite nella competizione. Superati gli ultimi ostacoli procedurali, il nuovo presidente dovrà ora misurarsi con difficoltà immense, legate alla situazione economica e alla costante presenza del fondamentalismo armato. Bazoum ha dichiarato in campagna elettorale che il tema della sicurezza sarà una priorità ma che non ha intenzione di ricorrere all’aiuto della comunità internazionale e intende piuttosto addestrare nuove leve per l’Esercito nazionale a partire dalle comunità locali più coinvolte.

La situazione attuale è drammatica, soprattutto nell’area occidentale, al confine con il Mali; violenze, uccisioni, profughi. Una nuova gravissima strage si è verificata domenica 21 marzo, proprio nelle ore in cui la Corte costituzionale sanciva il risultato delle elezioni: un attacco di uomini armati che si spostavano in motocicletta contro tre villaggi nella regione di Tahoua, ai confini con il Mali, ha provocato 137 vittime civili, tra cui 22 minori.  La regione è stata teatro negli ultimi anni di frequenti violenze, alimentate anche dalla presenza del fondamentalismo islamico, con gruppi armati affiliati ad al-Qaida o allo Stato islamico. Il Niger è considerato uno dei Paesi più poveri del mondo ma anche uno dei più giovani, poiché il tasso di fertilità è molto alto. La crisi ambientale ha accentuato le difficoltà nel campo dell’agricoltura e dell’alimentazione; una complessa situazione che produce instabilità e favorisce il fondamentalismo armato. Le promesse elettorali di Mohamed Bazoum sulla pace, la sicurezza, lo sviluppo economico, le prospettive dei giovani si confrontano con uno scenario di estrema difficoltà.

 

Immagine: Bazoum Mohamed (13 maggio 2016).  Crediti: Benhamayemohamed [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], attraverso Wikimedia Commons

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