20 aprile 2020

Nigeria, le difficoltà per il contrasto all’epidemia di Covid-19

In Nigeria l’emergenza sanitaria del Covid-19 si associa alle altre situazioni critiche che affliggono la società. Il leader di Boko Haram Abubakar Shekau in un video diffuso il 14 aprile definisce l’epidemia un prodotto del diavolo e contesta il presidente nigeriano Muhammadu Buhari per le sue misure di prevenzione sanitaria che limitano la frequentazione delle moschee e in generale la possibilità di riunirsi. Nel messaggio rivela inoltre che i membri dell’organizzazione, confidando nella protezione divina, non rispettano il distanziamento, osservano i riti quotidiani della preghiera, uniscono le mani e mangiano dalla “stessa ciotola”.

Le attività del gruppo fondamentalista non si sono fermate a causa dell’epidemia; Boko Haram ha però subito dei colpi durissimi, soprattutto in Ciad, dove nella prima settimana di aprile molti jihadisti sono morti in scontri con l’esercito. Inoltre il 16 aprile 44 membri di Boko Haram che erano detenuti in carcere nella capitale ciadiana N’Djamena, sono stati trovati morti nella cella comune dove erano detenuti, probabilmente a causa di un avvelenamento. Le autorità non escludono la possibilità di un suicidio di massa; alcune associazioni umanitarie hanno sostenuto che i diritti umani dei detenuti non erano stati rispettati, poiché erano stati privati di cibo e di acqua.

La presenza del gruppo fondamentalista non è però la sola causa di violenza in Nigeria. Almeno 19 persone sono morte in scontri avvenuti nello Stato di Taraba, causati da opposte rivendicazioni sui diritti di pesca portate avanti da gruppi etnici rivali, che già in passato si erano violentemente scontrati per questo motivo. La prevenzione dell’epidemia è resa difficile dalla condizione critica in cui versa in generale il Paese. Per ora il numero dei contagiati non è elevato; sono stati identificati in tutto 627 malati e si sono verificati a causa del Covid-19 21 decessi; è forte il timore di un dilagare dell’epidemia, anche a causa di alcune fragilità della società nigeriana, con grandi sacche di povertà e molti cittadini che a causa delle violenze hanno abbandonato le loro case.

Una delle aree dove, per via dell’insorgenza fondamentalista esiste una grande concentrazione di sfollati, è quella intorno alla città di Gamborou, nei pressi del confine con il Camerun: sabato 18 aprile, durante una distribuzione di aiuti umanitari, quattro donne e una bambina sono morte, schiacciate dall’eccessivo accalcamento della folla. A causa dei numerosi feriti, alcuni dei quali in gravi condizioni, si teme che il bilancio delle vittime possa aumentare. L’epidemia ha colpito anche la classe dirigente del Paese. Sabato 18 aprile è stata annunciata la morte, avvenuta il giorno precedente a causa del Covid-19, di Abba Kyari, il capo dello staff del presidente della Nigeria. Aveva 67 anni e soffriva da tempo di una grave forma di diabete; sembra abbia contratto il virus in Germania dove si era recato in visita ufficiale e aveva incontrato una delegazione della Siemens. Abba Kyari era uno degli uomini politici più importanti della Nigeria, anche per le sue competenze in campo economico e la sua improvvisa scomparsa potrebbe creare difficoltà impreviste nel governo del Paese, alle prese con gravi e differenti problemi.  

 

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Immagine: satanoid from Austin, TX, USA / CC BY (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)

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