01 dicembre 2017

Nord Stream 2, tra Russia e UE

Il raddoppio del gasdotto che trasporta il gas russo in Europa passando attraverso il Mar Baltico, il cosiddetto Nord Stream 2, è al centro di un acceso dibattito che sta dividendo Russia e Unione Europea. Lo scopo del Nord Stream 2 è quello di affiancare per oltre 1200 km l’originale Nord Stream, evitando che il gas proveniente dalla Russia debba transitare, oltre che per il più lungo gasdotto sottomarino al mondo, anche attraverso l’Ucraina, Paese negli ultimi anni riluttante a subire l’influenza russa. Dal 2012 il Nord Stream trasporta ogni anno ben 55 miliardi di metri cubi di gas dai giacimenti russi verso la Germania.

In mancanza di valide soluzioni alternative, la Germania avrebbe tutto l’interesse a diventare lo snodo principale della distribuzione del gas in Europa grazie al raddoppio del gasdotto previsto già per il 2019. D’altronde la capacità di esportazione dei fornitori del Medio Oriente e del Nord Africa è alquanto ridotta, mentre il “Corridoio Sud” porterebbe in Europa soltanto 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno dall’Azerbaigian.

Gazprom, la compagnia energetica russa che vorrebbe costruire il gasdotto, risparmierebbe sulle costose tariffe di transito che oggi è costretta a versare all’Ucraina (2 miliardi di dollari l’anno) e nella realizzazione dell’opera non spenderebbe certo di più rispetto all’eventuale rafforzamento del gasdotto che trasporta il gas russo in Europa attraverso l’Ucraina. Inoltre, in questa maniera, il gas proveniente dalla Russia non sarebbe ostaggio delle continue tensioni geopolitiche tra Mosca e Kiev, aggirando l’Ucraina e arrivando a buon prezzo direttamente in Germania.

Se da una parte, grazie a Nord Stream 2, la sicurezza energetica europea verrebbe salvaguardata, dall’altra diversi Stati europei contestano apertamente il raddoppio del gasdotto e la stessa Commissione Europea negli ultimi mesi sta cercando in tutti i modi di ostacolarne la realizzazione. Il motivo risiederebbe nel timore di una dipendenza eccessiva dell’Europa dalle forniture russe quando invece al centro dell’agenda di Bruxelles vi è sempre stata la diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico. In particolar modo l’opposizione più ferma alla costruzione di Nord Stream 2 proviene da Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Polonia, che non vogliono perdere gli introiti derivanti dalle tariffe di transito pagate dalla Russia per il trasporto del gas attraverso i gasdotti che passano anche per l’Ucraina.

Anche l’Italia è contraria al raddoppio di Nord Stream: da un lato graverebbe sulla nostra industria il costo del trasporto del gas dalla Germania, dall’altro il nostro Paese sogna di diventare un hub energetico in virtù della sua posizione strategica di sbocco finale per il gas proveniente dal Mediterraneo (Egitto, Cipro e Israele) o dall’Azerbaigian tramite il Corridoio Sud. Inoltre, secondo la Commissione Europea, Gazprom non potrebbe essere proprietaria sia del gasdotto che del gas che vi transita e dovrebbe aprire la realizzazione di Nord Stream 2 alla concorrenza, assicurando anche che i gasdotti che passano attraverso l’Ucraina non vengano chiusi. Pur se in realtà Nord Stream 2 sarebbe fuori dalla giurisdizione europea, i rispettivi governi nazionali spingono per affidare alla Commissione Europea il mandato di trattare con la Russia. La decisione potrebbe arrivare nei prossimi giorni ma, qualora venisse presa all’unanimità anziché a maggioranza, il veto tedesco sembra piuttosto probabile.


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