16 dicembre 2020

Nuove regole UE per i giganti del web

L’Unione Europea (UE) cerca di fare un po’ di ordine nel chiassoso e molto remunerativo mondo dei servizi digitali, contrastando i monopoli e regolando la concorrenza in un campo dove pochi giganti del web fatturano più di interi Stati e possono influenzare gli affari di milioni di aziende. Non capita spesso che, a Bruxelles e nel mondo intero, la proposta di un nuovo regolamento europeo crei tanta attesa come quella generata dal Digital Services Act (DSA) e dal Digital Markets Act (DMA), pubblicati ieri dalla Commissione europea.

 

Pesanti sanzioni per chi non rispetta le regole

Una volta entrata in vigore, la nuova normativa consentirà di multare per miliardi di euro le piattaforme che non rispetteranno le regole in settori come la giusta concorrenza, la trasparenza, l’accesso ai dati e la rimozione di contenuti illegali. I tempi sono maturi, «il dibattito pubblico sarebbe stato molto diverso se avessimo avanzato questa proposta cinque anni fa» ha spiegato la vicepresidente esecutiva della Commissione, Margrethe Vestager, strizzando l’occhio agli Stati Uniti che fra poche settimane si lasceranno alle spalle il mantra “America First” di Donald Trump. È proprio dall’altra parte dell’oceano che si sta guardando con preoccupazione alle nuove regole europee, visto che lì hanno sede i maggiori “gatekeepers” al mondo, cioè le piattaforme che hanno assunto il ruolo di controllori dell’accesso al mercato digitale.

Le aziende che continueranno a favorire i propri servizi rispetto a quelli dei concorrenti, ad esempio escludendo questi ultimi dai risultati di una ricerca, potrebbero essere costrette a pagare multe miliardarie fino al 10% del fatturato a livello mondiale. In caso di recidiva, le stesse aziende saranno obbligate a cedere determinate attività legate al proprio impero commerciale. Per le piattaforme social, invece, sono previste multe fino al 6% del fatturato mondiale nel caso in cui queste non agiscano attivamente per moderare e rimuovere i contenuti illegali ‒ come quelli pornografici o che incitano all’odio ‒ dalle proprie pagine. I Paesi membri dell’Unione dovranno nominare un coordinatore nazionale responsabile per i servizi digitali, che agirà come autorità indipendente nel supervisionare l’attività delle piattaforme social e imporre sanzioni.

 

Una stretta molto attesa

Il giro di vite era ormai atteso e auspicato da tempo, visto che l’ultima direttiva sul commercio elettronico risale a ben 20 anni fa, praticamente un’era geologica quando si parla di tecnologie digitali. Basti pensare che all’epoca Amazon aveva appena 6 anni di vita, eBay 5 anni, mentre Facebook sarebbe stato fondato solamente nel 2004. Tuttavia, il percorso per arrivare alla nuova normativa non è stato affatto semplice. Lo prova il fatto che la sua presentazione sia stata rimandata due volte nel giro di 15 giorni e che la riunione del collegio dei commissari che ha varato la normativa sia stata insolitamente lunga. Ma soprattutto, lo testimonia l’enorme pressione esercitata nell’ultimo anno dai giganti del web sui regolatori europei. Secondo quanto trapelato sulla stampa, l’ultimo giro di tavolo in videoconferenza fra il commissario UE al mercato interno, Thierry Breton, e i CEO delle piattaforme digitali avrebbe fatto emergere non poche divisioni fra le realtà più piccole e quelle più grandi come Google, che avrebbe insistito sul contributo apportato all’economia europea.

«Non siamo qui per bloccare gli affari ma per organizzarci», «non diciamo che le ‘Big Tech’ sono troppo grandi, ma che più le società sono grandi e più devono rispondere a obblighi e responsabilità», ha sottolineato Breton in conferenza stampa, insistendo sul fatto che le norme «non sono contro» qualcuno ma «per i cittadini dell’UE, le imprese, la democrazia, l’innovazione e la concorrenza leale». Vestager ha quindi auspicato che nel giro di due anni possano terminare i negoziati con Parlamento europeo e Consiglio dell’UE permettendo l’entrata in vigore dei nuovi regolamenti.  

La linea dura dell’UE sembra aver raccolto consensi anche fra chi ha passato gli ultimi anni a criticarne duramente le politiche, come il Regno Unito. Martedì, infatti, il governo britannico ha approvato una serie di norme molto simili a quelle appena presentate dalla Commissione europea. Ben più complicata è invece la partita che riguarda la reazione degli Stati Uniti e della nuova presidenza di Joe Biden al pugno di ferro europeo contro i giganti del web. La speranza, forse troppo naif, che il cambio della guardia alla Casa Bianca permetta di riavvolgere da un giorno all’altro il nastro delle relazioni transatlantiche potrebbe scontrarsi contro una realtà ben diversa fatta di interessi economici nazionali e strategici da tutelare.

 

Immagine: Margrethe Vestager durante la conferenza stampa sulla norma sui servizi digitali e sulla legge sui mercati digitali a Bruxelles, Belgio (15 dicembre 2020). Crediti: Alexandros Michailidis / Shutterstock.com

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