16 settembre 2021

Nuovi accordi militari tra Giappone e Vietnam

Il ministro della Difesa giapponese Nobuo Kishi ha annunciato il raggiungimento di nuovi accordi di cooperazione militare con il Vietnam. Collegamenti e collaborazioni esistono da tempo fra i due Paesi ma l’intesa sottoscritta sabato 11 settembre ad Hanoi tra Nobuo Kishi e il suo omologo vietnamita Phan Van Giang rappresenta un salto di qualità soprattutto per quanto riguarda l’esportazione di attrezzature e tecnologie di fabbricazione giapponese verso il Vietnam. Sono previste anche esercitazioni militari congiunte in questi accordi, che non corrispondono a tradizionali linee di alleanza e si inseriscono comunque nella complessa partita della geopolitica asiatica.

Agli osservatori non è sfuggito che, mentre si svolgeva l’incontro tra Nobuo Kishi e Phan Van Gian, era in corso nella capitale vietnamita anche la visita del ministro degli Esteri cinese Wang Yi. Questa probabilmente voluta coincidenza rende bene l’idea del posizionamento strategico del Vietnam: si collabora con il Giappone, e quindi indirettamente con il suo alleato principale, gli Stati Uniti, ma senza che questo legame si trasformi mai in un’alleanza o in un posizionamento apertamente ostile verso la Cina. Hanoi al tempo stesso sfida Pechino nelle dispute sulle acque territoriali, ma mantiene nell’insieme buone relazioni, soprattutto commerciali, con il potente vicino: la Cina ha annunciato, proprio in occasione della visita di Wang Yi che donerà al Vietnam 3 milioni di dosi di vaccino.

Gli Stati Uniti e il Giappone conoscono bene i limiti della loro iniziativa, che non mira a creare un fronte asiatico ostile a Pechino ma piuttosto a impedire l’egemonia cinese nell’area. La diplomazia cinese non ha comunque nascosto la sua irritazione per l’accordo fra Giappone e Vietnam che rischia di «ingigantire il conflitto» legato al Mar Cinese Meridionale.

L’intera area è del resto attraversata da notevoli tensioni: Corea del Nord e Corea del Sud sono entrambe impegnate in test missilistici che segnalano quanto meno che la strada del dialogo e della pacificazione della penisola è ancora lunga e impervia. Il Giappone ha denunciato la presenza di un sottomarino cinese nelle sue acque territoriali, domenica 12 settembre; negli stessi giorni, la Cina ha negato a una nave da guerra tedesca, la fregata Bayern, la possibilità di entrare in un porto locale, episodio che è stato reso pubblico dal ministero degli Esteri tedesco mercoledì 15 settembre. In questo contesto di dispute e sospetti reciproci, il Giappone cerca di orientare la propria azione geopolitica, consolidando le sue posizioni in Indocina, sviluppando una solida relazione con Taiwan, che ovviamente viene vissuta dalla Cina come un’ingerenza, e soprattutto mantenendo, senza però subordinarsi, un legame forte con gli Stati Uniti, impegnati nella sfida egemonica globale con la Cina. Una contesa che si sta giocando soprattutto nel continente asiatico e che ha visto recentemente la nascita dell’alleanza AUKUS fra USA, Regno Unito e Australia, esplicitamente orientata a contenere le ambizioni egemoniche della Cina.

 

Immagine: Nobuo Kishi (19 maggio 2014 ). Crediti: The Official CTBTO Photostream [Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)], attraverso www.flickr.com

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