04 dicembre 2017

“Ora sono diventato morte, distruttore di mondi”

Le profezie del romanzo di Herbert-George Wells La liberazione del mondo (Londra 1914), che immaginava, appunto, un futuro in cui fossero disponibili armi atomiche, si stanno avverando. Le ultime provocazioni del dittatore nordcoreano, Kim Jong-un, stanno spaventando il mondo, e avvicinano pericolosamente il conto alla rovescia, il cosiddetto Doomsday clock, il cui conteggio è affidato, dal 1947, ad un gruppo di scienziati dell’Università di Chicago. Del resto, la Repubblica Popolare Democratica di Corea è lo Stato più militarizzato al mondo, con forze armate che contano oltre 1 milione di uomini e donne in servizio e più di 8 milioni in riserva. Ma facciamo un passo indietro. Il 10 settembre 2017, il Giappone ha chiesto alle Nazioni Unite di intervenire per fermare gli esperimenti nucleari voluti dal governo della Corea del Nord. Pare che le autorità giapponesi abbiano già studiato un piano di evacuazione, via mare e cielo, dell’intera popolazione nipponica (127 milioni di persone), in caso di attacco militare nucleare. Infatti, i cittadini giapponesi rivivono oggi l’angoscia, a distanza di 72 anni, dei bombardamenti americani (ore 08.15 del 6 agosto 1945) su Hiroshima e Nagasaki (250.000 morti tra i civili!), oltre alla recente sciagura dell’esplosione del reattore di Fukushima (11 marzo 2011), tragedia comparabile, come gravità, al disastro di Černobyl′. La storia della bomba atomica in Nord Corea, che passa ora attraverso l’escalation di minacce da parte del dittatore nordcoreano, Kim Jong-un, ha inizio sul finire degli anni Sessanta, quando la Russia aiutò la Repubblica Popolare Democratica di Corea a costruire il primo reattore di Yongbyon. Negli anni Ottanta è stato poi il governo cinese ad appoggiare lo sviluppo del primo centro di studi atomici nella capitale, Pyŏngyang.

Il 9 ottobre 2006 la Corea del Nord ha condotto il primo test nucleare, che ha provocato un terremoto di 4,3 gradi della scala Richter, diventando così il nono Paese al mondo a disporre della bomba atomica. Il 17 marzo 2007 la Corea del Nord ha affermato, durante negoziati internazionali, che avrebbe dato inizio alla disattivazione del sito nucleare principale. Questo spegnimento venne confermato il 14 luglio 2007 dagli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, che osservarono la fase di spegnimento del reattore nucleare di Yongbyon, della potenza di 5 MW. In cambio, il Paese nordcoreano ottenne 50.000 tonnellate di petrolio dalla Corea del Sud. Una volta disattivato in modo permanente il reattore, avrebbe ricevuto l’equivalente di 950.000 tonnellate di petrolio. Il 17 gennaio 2009 è stata riportata la notizia che la Corea del Nord avrebbe trasformato in armi circa 30 kg di plutonio, prodotto precedentemente dal reattore. Il 25 maggio 2009 la Corea del Nord ha effettuato un secondo test nucleare sotterraneo. L’esplosione, confermata ufficialmente dal governo di Pyŏngyang, è stata anche rilevata dai sismografi di Corea del Sud e Stati Uniti (come un sisma di 4,79 gradi di magnitudo) e dovrebbe corrispondere a una potenza tra i 10 e i 20 chilotoni. Il 12 febbraio 2013 il governo della Corea del Nord ha dichiarato di aver effettuato un terzo test nucleare sotterraneo, sottolineando come si sia trattato di «un test pienamente riuscito». L’esperimento, come nelle occasioni precedenti, ha anche provocato un terremoto di 4,9 gradi della scala Richter causato, secondo gli esperti, da un ordigno di meno di 6 o 7 chilotoni.  Il 1º aprile 2013 è stata rivelata la riapertura del reattore nucleare di Yongbyon e la Corea del Nord ha annunciato, il 14 settembre 2015 che l’impianto ha ricominciato a essere operativo. Il 10 dicembre 2015 Kim Jong-un ha lasciato intendere che il suo Paese, che già ha a disposizione l’atomica, avrebbe messo a punto anche una bomba a idrogeno, e sarebbe pronto a farla esplodere. Il 6 gennaio 2016 la televisione di Stato ha riferito della detonazione di una bomba all’idrogeno: la Corea del Nord ha così compiuto il quarto test nucleare, scatenando alle ore 10.00 locali un terremoto di magnitudo 5,1 con epicentro a 400 chilometri a nord/est della capitale. A poco più di 8 mesi dall’ultimo, il governo di Pyŏngyang annunciava poi un nuovo esperimento nucleare, evidenziato da una forte scossa di magnitudo 5,3 della scala Richter. Il 4 settembre 2017, ad un anno esatto dal precedente, la TV di Stato ha proclamato che il sesto test nucleare è stato portato a termine. Quest’ultimo ha causato un potentissimo terremoto di magnitudo 6.3, il più forte mai indotto da queste sperimentazioni, avvertito fino in Cina. Ad oggi sono numerosi i Paesi in possesso di testate nucleari a scopo bellico: USA, Russia, Regno Unito, Francia, Cina, India, Pakistan, Israele e Repubblica Popolare Democratica di Corea. Secondo un’analisi pubblicata per Mauldin Economics nell’aprile 2017, solo Stati Uniti e Russia posseggono la “triade” completa che consente l’impiego delle armi possedute: missili con base a terra, missili da sottomarini e ordigni montati su bombardieri strategici. Non è certo, ma si sospetta che anche Cina e India ne dispongano, in verità. Tuttavia, a suscitare preoccupazione sono i così detti “paesi canaglia”, come li definì George Bush: Pakistan, Iran, Corea del Nord.

E qui arriviamo al nodo della questione: quale organo controlla gli esperimenti nucleari dei team di lavoro in questi Paesi? Può la comunità scientifica intervenire per fermare il brillante sviluppo di conquiste e progressi, in questi Paesi? La risposta, chiaramente, è no. Ed è la una nota dolente: fino a che punto si può invocare libertà di sperimentazione per gli scienziati che operano in quei Paesi? La formazione di una coscienza anti nucleare, del resto, è recente (anni Sessanta) anche per il cosiddetto Occidente. Ne prese atto anche il gruppo del progetto Manhattan, in particolare Julius Robert Oppenheimer, al quale, dopo il lancio della bomba atomica, è attribuita la frase: «Ora sono diventato Morte, il distruttore di mondi».

In realtà, il Progetto Manhattan fu un enorme sforzo per l’apparato industrial-militare americano, impiegò centinaia di migliaia di persone in diversi siti nel Nord America e fu uno dei progetti di ricerca e sviluppo più costosi all’epoca (2 miliardi di dollari, circa 30 miliardi di dollari, oggi). Se non fosse stato per l’opera incessante di alcuni eminenti filosofi della Scienza – Addio alla ragione, Paul Feyerabend, e Sull’orlo della scienza. Pro e contro il metodo, Feyerabend e Imre Lakatos – le carriere di scienziati e filosofi sarebbero rimaste separate ancora per molto tempo e la consapevolezza degli effetti delle scoperte scientifiche avrebbe tardato ancor di più a formarsi. Sappiamo bene che, agli inizi del secolo scorso, prima e seconda guerra mondiale sono state tra i fattori di accelerazione della modernità più potenti della storia dell’umanità… ma a che prezzo! E non è bastato l’olocausto, a fermare il progresso. Per inciso, non è bastata La crisi delle scienze europee (1935) di Husserl, maestro disatteso perfino dal suo allievo migliore: Heidegger. Siamo passati attraverso gli esperimenti all’atollo Bikini (1946-1958), le sperimentazioni francesi (dagli anni Sessanta al 1996) nell’atollo di Mururoa, macchia indelebile sulla presidenza Chirac, gli indicenti di Černobyl′ e Fukushima per arrivare all’odierno comune sentire antinucleatista. Eppure, la bomba atomica lanciata dai nordcoreani è dieci volte la bomba di Hiroshima, pari a 160 chilotoni (1 chilotone equivale a 1000 tonnellate di tritolo). È necessario tornare in dettaglio sulla bomba atomica nordcoreana, per avere un’unità dimensionale, tale è la potenza – autodistruttiva – raggiunta dall’uomo sul nostro bellissimo pianeta. Le Nazioni Unite hanno accolto le proteste del Giappone. Trump sta tentando un’operazione di accerchiamento del dittatore, ma con quali modalità e risultati? Il dittatore resiste, anzi, beffardo, rilancia e promette nuovi test a gittata ancora superiore, grazie all’impiego di missili Taepodong-2, di fabbricazione squisitamente nordcoreana: missili in grado di colpire l’Alaska.

Di tutte le immagini che circolano, ce n’è una che dice più di mille parole: il dittatore Kim Jong-un, seduto al tavolino, inquadrato di spalle, mentre attende, solo, sul ponte di una porta aerei, l’esito del lancio.


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