28 febbraio 2022

Orgoglio e prudenza. La ricerca della pace in Ucraina

Putin ha capito di aver sbagliato; lo capisce quando al quarto giorno di guerra vede che la situazione non procede come immaginava. 

Nei suoi piani, concordati con lo Stato Maggiore dell’Esercito e con il suo ministro della Difesa, la conquista dell’Ucraina sarebbe dovuta avvenire in tre, al massimo quattro giorni. Le azioni di una guerra lampo avrebbero dovuto prevedere infatti la distruzione degli armamenti ucraini, la destituzione del presidente Zelenskij, la scelta di un “commissario filorusso” (e qui la memoria corre alla scelta sovietica imposta in Polonia con la nomina di Jaruzelski), la proclamazione della legge marziale per domare le eventuali forme di ribellione del popolo ucraino. 

Ma qualcosa non è andato come Putin aveva immaginato: la resistenza del popolo ucraino intenzionato a difendere in ogni modo la propria libertà, la “scoperta” di un presidente deciso e coraggioso in Zelenskij, il ruolo inatteso dei social e di tutto il mondo digitale, la coesione nelle risposte di tutti i Paesi europei, la sensibilità dei cittadini di tutto il mondo (cominciando proprio dalla Polonia) indirizzata a sostenere la resistenza ucraina e ad accogliere chi è costretto a lasciare il Paese, le sanzioni economiche, la capacità degli Stati Uniti di mettere in campo strumenti sofisticati di intelligence per seguire le mosse dei russi (capacità a cui anche hanno partecipato anche grandi imprenditori privati), tutto questo ha fatto capire che lo scenario si stava complicando e che la guerra in Ucraina avrebbe potuto trasformarsi in una clamorosa sconfitta.

Persino la minaccia nucleare che ha pronunciato davanti al mondo, sembra la mossa disperata di chi ha capito di aver sbagliato e di star rischiando di precipitare verso una crisi di leadership irreversibile.

 

Che fare?

Gli accordi per una possibile pace che si aprono oggi a Gomel′ possono essere la migliore via di fuga da una situazione delicata e molto compromessa per il presidente russo. Putin dovrà ritrovare la capacità di abile mediatore, sostenere le sue ragioni e fare quei passi indietro necessari per rassicurare il popolo ucraino e la comunità internazionale che nessuna mossa sarà più fatta per compromettere la libertà, la sicurezza, l’integrità e l’indipendenza dell’Ucraina. I principali attori di questa terribile storia potrebbero coinvolgere in questo difficile tavolo di trattative l’unico attore in grado di garantire quelle scelte di prudenza oggi necessarie: lo Stato della Chiesa. Secoli di raffinata diplomazia hanno fatto del Vaticano uno dei principali attori della geopolitica in grado di mediare e risolvere le crisi più difficili. Papa Francesco non ha avuto esitazioni a rompere i protocolli e a recarsi, prima volta nella storia, nella sede diplomatica russa per chiedere la pace.

L’Europa, l’Ucraina e gli Stati Uniti, a loro volta, dovranno ricercare una pace che non rappresenti l’umiliazione della Russia. 

Tra i motivi di questa scelta ce ne sarebbero almeno due da considerare: il primo è che le forze armate russe ammassate sui confini ucraini potrebbero, per reazione e consapevoli della possibile sconfitta, causare una terribile carneficina nelle città ucraine. 

Il secondo motivo è più profondo e interessa direttamente l’animo e la storia dei cittadini russi. I trattati di pace non dovranno concludersi con un’umiliazione del popolo russo. Gli ultimi decenni di storia hanno segnato un limite nelle scelte fatte nei confronti della Russia, quello di non comprendere il forte orgoglio di quella popolazione che si è sentita più volte umiliata, dandole una possibilità di trasformare quel sentimento in forme di rappresentanza democratiche. Umiliazione che Putin ha saputo cogliere e, nello stesso tempo, interpretare nel modo peggiore dando forma a quel nazionalismo russo che visse con esultanza l’annessione della Crimea nel 2014. 

È una grande occasione per l’Europa; l’occasione per avviare ‒ anche attraverso l’opera della Santa Sede ‒ un processo di democratizzazione della Russia e di superamento dell’era Putin. Un percorso storico che non si costruisce in pochi giorni, ma che consentirebbe di riscoprire le radici della cultura europea della Russia e, partendo da quelle, favorire un percorso che porterebbe alla nascita di una vera grande democrazia ad est dell’Ucraina. Una grande opportunità da non perdere.

 

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Immagine: Manifestazione di una protesta contro l’attacco delle truppe russe in Ucraina, Milano (26 febbraio 2022). Crediti: Creative Lab / Shutterstock.com

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