20 luglio 2021

Pegasus Project e l’allarme per la libera informazione

Lo scenario che sta emergendo dall’inchiesta Pegasus Project suscita clamore e preoccupazione nell’opinione pubblica internazionale; si teme che nuovi strumenti di controllo siano a disposizione dei regimi illiberali e che siano stati già ampiamente utilizzati per spiare e reprimere dissidenti e oppositori. D’altro canto, è degno di attenzione che si sia sviluppata una forma, in parte inedita, di collaborazione tra soggetti diversi, finalizzata alla tutela della libertà di informazione. Al Pegasus Project hanno infatti partecipato attivamente oltre 80 giornalisti di 17 mezzi d’informazione (tra cui The Washington Post, The Guardian, Le Monde) operanti in 10 diversi Paesi e coordinati da Forbidden Stories, un organismo senza scopo di lucro che ha sede a Parigi ed è nato quattro anni fa per sostenere i giornalisti perseguitati dai regimi autoritari. All’inchiesta ha inoltre dato il suo contributo determinante Amnesty International identificando le tracce dello spyware nei telefoni cellulari.

L’indagine si è basata su 50.000 utenze telefoniche tra cui quelle di giornalisti, attivisti, uomini politici: dall’analisi di questo ampio campionario di utenze risulterebbe che lo spyware Pegasus, prodotto e commercializzato dell’azienda israeliana NSO Group è stato utilizzato per facilitare violazioni dei diritti umani e per controllare la libera informazione. Prima di fornire i propri servizi a un determinato Paese, l’azienda deve ricevere l’autorizzazione dal governo israeliano; ma risulterebbe che, consegnati i software, la NSO abbia un limitato controllo sulla loro effettiva utilizzazione.  Secondo l’indagine in corso, possibili clienti della NSO Group risulterebbero 11 Stati, alcuni dei quali erano già considerati Paesi dove esistevano delle limitazioni alla libertà di espressione: Arabia Saudita, Azerbaigian, Bahrain, Emirati Arabi Uniti, India, Kazakistan, Marocco, Messico, Ruanda, Togo e Ungheria. Nella lista delle vittime soggette a spionaggio ci sarebbero anche persone legate al giornalista Jamal Khashoggi, ucciso nel 2018 in circostanze tali da far supporre un coinvolgimento del regime saudita.

La NSO respinge le accuse e sostiene di effettuare i controlli previsti per evitare un uso improprio dei propri prodotti, che sono finalizzati al contrasto del crimine e del terrorismo. La presenza di un Paese come l’Ungheria tra quelli sospettati di aver utilizzato impropriamente Pegasus coinvolge ovviamente anche l’Unione Europea; Ursula von der Leyen ha espresso la sua preoccupazione: «Quanto abbiamo potuto leggere finora deve essere ancora verificato, ma se venisse confermato sarebbe totalmente inaccettabile».

 

Crediti immagine: pxfuel.com

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