12 maggio 2021

Peng Liyuan e le first lady della Cina

Fin dalle sue prime apparizioni pubbliche in veste di first lady della seconda potenza economica mondiale, all’indomani della nomina di Xi Jinping alla carica di presidente della Repubblica popolare cinese (RPC), nel marzo del 2013, Peng Liyuan si è guadagnata i riflettori della scena internazionale e le attenzioni dei media di mezzo mondo, che ne hanno messo in evidenza le maniere raffinate, l’eleganza nel portamento, le abilità diplomatiche, e senza esitazioni l’hanno paragonata ad alcune first lady che hanno fatto la storia sia del Novecento che del nuovo millennio (da Jack Kennedy a Michelle Obama, passando per Evita Perón e Carla Bruni).

Sia dentro che fuori dalla Cina, Peng Liyuan è stata definita come la “prima” first lady della Cina, in quanto il suo ruolo di grande visibilità, sia nell’accompagnare il consorte durante le frequenti visite di Stato all’estero (così come nell’accogliere gli ospiti stranieri nel proprio Paese), sia nelle numerose attività di patrocinio che la vedono coinvolta, la differenziano notevolmente dalle sue predecessore, rimaste pressoché nell’ombra. Per quanto la rilevanza del ruolo delle first lady fosse un dato appurato nella RPC, tuttavia gli sconvolgimenti e gli eccessi che contrassegnarono i dieci anni della Grande rivoluzione culturale proletaria, nel corso dei quali la quarta e ultima moglie di Mao ZedongJiang Qing – a capo della famigerata “Banda dei quattro”, giocò un ruolo di grande rilievo, contribuirono a far sì che le mogli dei leader successivi mantenessero un basso profilo, rimanendo per lo più dietro le quinte. Fu questo il caso non solo di Zhuo Lin (moglie di Deng), che pur accompagnando spesso il ‘piccolo timoniere’ nei suoi tour ufficiali, non prendeva mai la parola, ma anche di Wang Yeping, moglie di Jiang Zemin, che fece solo qualche comparsa nei dieci anni di mandato del marito, probabilmente anche a causa dei suoi problemi di salute, e di Liu Yongqing, consorte di Hu Jintao, che raramente venne fotografata in pubblico. Ma la Cina, prima di Peng, ha avuto anche first lady di grande peso.

Nei primi anni Sessanta, Wang Guangmei, moglie di Liu Shaoqi – presidente della RPC dal 1959 e fino alla sua epurazione durante la Rivoluzione culturale – aveva fama di essere una first lady bella, articolata e sofisticata, oltre che intelligente e molto dotata (e per questo presa di mira dalle “guardie rosse” sobillate dalla moglie di Mao). Abile nelle lingue (conosceva il francese, il russo e l’inglese) e con una carriera di interprete alle spalle – accompagnò il generale statunitense Marshall nell’importante missione svolta in Cina tra il 1946 e il 1947, nel tentativo di favorire la costituzione di un governo di coalizione tra i nazionalisti guidati da Chiang Kai-shek e i comunisti guidati da Mao – Wang ottenne incarichi politici importanti nella nuova Cina inaugurata da Deng a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta. Fu nominata direttrice dell’Ufficio affari esteri dell’Accademia cinese delle scienze sociali; fu deputata all’Assemblea nazionale popolare (il Parlamento); fu membro del comitato nazionale della Conferenza politica consultiva del popolo cinese (organo consultivo incaricato di rappresentare i partiti politici della RPC, sotto la direzione del Partito comunista). Un ruolo ancor più rilevante, in virtù della sua forte componente internazionale, fu giocato da Song Meiling, nota anche come “madame Chiang Kai-shek”, moglie del Generalissimo nonché presidente della Repubblica di Cina, e ribattezzata da alcuni la “first lady eterna della Cina”. Quarta di sei figli di Charlie Song, ricco uomo d’affari ed ex missionario metodista, e la più giovane fra le tre sorelle, che ebbero tutte ruoli significativi nella storia cinese del Novecento (in particolare Qingling, moglie di Sun Yat-sen che ricoprì incarichi politici di grande rilievo nella RPC), Song Meiling parlava correntemente l’inglese, avendo vissuto per diversi anni negli Stati Uniti e avendo frequentato il prestigioso Wellesley College di Boston. La signora Chiang fu una figura di spicco nel panorama politico della Repubblica di Cina tra gli anni Trenta e Quaranta: fu membro dello Yuan legislativo, dal 1930 al 1932; segretario generale della Commissione per gli affari dell’aeronautica, dal 1936 al 1938; membro del comitato esecutivo centrale del Partito nazionalista nel 1945. La sua fama è, però, legata al fatto di aver rappresentato il “volto pubblico della Cina” nel corso della guerra sino-giapponese (1937-45), con i suoi modi eleganti e il fascino che finirono per conquistare il pubblico internazionale, a partire da quello statunitense. Non a caso il Time le dedicò la copertina tre volte in quegli anni (nel 1931, nel 1938 e nel 1943, le prime due in posa con il Generalissimo). 

Ciò detto, la grande rilevanza del ruolo giocato da Peng Liyuan oggi, dopo quarant’anni di invisibilità delle sue predecessore, risiede nel suo essere la first lady di una Cina che è diventata la seconda potenza economica mondiale e ha recuperato la centralità perduta a seguito dell’incursione delle potenze occidentali nel corso dell’Ottocento. La Cina di Xi Jinping non è né la Cina isolata di Mao né quella “di basso profilo” di Deng; è una Cina ambiziosa che intende giocare un ruolo sulla scena internazionale che sia commisurato al suo status di grande potenza; è una Cina che rivendica una voce crescente nella governance internazionale e che non è disposta ad accettare “lezioni” da nessuno; è una Cina che ambisce a realizzare il “sogno del rinnovamento della nazione”. Essere la first lady nella Cina di Xi Jinping ha, dunque, delle evidenti implicazioni, in termini di immagine e di popolarità. In questo senso, Peng Liyuan è innegabilmente una delle first lady più note sia a livello nazionale sia a livello internazionale e, soprattutto, più amate dal pubblico cinese. È importante ricordare come ben prima di assurgere al rango di “signora Xi” – sebbene non venga mai presentata in questo modo, quanto piuttosto come “compagna Peng Liyuan”, per evidenziare la sua appartenenza al Partito – Peng Liyuan avesse una sua carriera e una sua fama, costruita negli anni, come cantante lirica e come ‘generale maggiore del Partito’. La sua grande popolarità come cantante lirica ha inizio nel 1982, a seguito di una esibizione al Gala per il nuovo anno, lo show sulla TV di Stato (CCTV, China Central Television), seguito dalla stragrande maggioranza dei cinesi, in Cina e all’estero. Dalla metà degli anni Duemila, Peng ha inoltre collezionato incarichi e svolto svariati ruoli a sostegno di diverse cause, per conto del governo del proprio Paese: lotta contro l’AIDS; lotta contro il fumo; sostegno ai bambini orfani. Nel 2011 è diventata invece ambasciatrice di buona volontà dell’OMS per la tubercolosi e l’AIDS, mentre come first lady ha ottenuto un ulteriore incarico nel 2014, quando l’UNESCO l’ha nominata inviata speciale per l’avanzamento dell’educazione delle ragazze e delle donne. Questi ruoli di sostegno alle cause internazionali non hanno precedenti nella storia delle first lady cinesi, laddove rappresentano la norma in altri contesti occidentali.

In altre parole, la peculiarità dell’attuale first lady cinese risiede nel fatto di aver costruito la sua carriera e la sua popolarità ben prima di acquisire tale status, e a prescindere da esso. Il che ha facilitato la sua accoglienza nell’ambito della comunità internazionale e il riconoscimento del suo ruolo nell’ambito della cosiddetta “diplomazia delle mogli”. Soprattutto, a detta di alcuni osservatori, avrebbe contribuito (e potrebbe continuare) a ravvivare il soft power cinese, messo sempre più in crisi dall’assertività crescente che contrassegna l’era di Xi Jinping, e ad “umanizzare” in un certo qual modo l’immagine del Partito comunista, che alla vigilia del suo centesimo anniversario, risulta sempre più offuscata e messa in discussione, su più fronti – da Hong Kong allo Xinjiang alla gestione della pandemia.     

 

Galleria immagini


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0