31 agosto 2021

Il presidente dell’ANP Abu Mazen incontra il ministro della Difesa israeliano Binyamin Gantz

Un incontro non preannunciato si è tenuto a Ramallah, in Cisgiordania, nella notte fra il 29 e il 30 agosto fra il presidente dell’Autorità nazionale palestinese (ANP) Abu Mazen e il ministro della Difesa di Israele Binyamin Gantz; si tratta del primo contatto ad alto livello dopo molti anni. Benjamin Netanyahu, in carica come primo ministro, aveva avuto un colloquio con Abu Mazen nel 2010; alcuni anni dopo, il presidente israeliano Shimon Peres aveva incontrato il presidente palestinese, in Vaticano, alla presenza di papa Francesco, nel ‘vertice della preghiera’ dell’8 giugno 2014. Da allora, nessun contatto diretto; nonostante l’eccezionalità dell’incontro, i diretti interessati hanno tenuto a circoscrivere e in qualche modo a ridimensionare l’accaduto, a non enfatizzarne le conseguenze, suscitando eccessive aspettative. Hussein al-Sheikh, consigliere di Abu Mazen, ha soltanto lasciato trapelare tramite Twitter, che durante la riunione sono stati discussi «tutti gli aspetti delle relazioni tra israeliani e palestinesi». Fonti israeliane hanno sottolineato che «non c’è alcun processo diplomatico con i palestinesi, né ci sarà» e che sono stati affrontati «temi di routine» tra il ministero della Difesa e l’ANP. L’incontro è stato articolato in due momenti; dopo una prima parte a cui hanno partecipato anche i rappresentanti della sicurezza, si è svolto un faccia a faccia tra Abu Mazen e il ministro israeliano. Uno dei temi trattati riguarderebbe possibili misure relative al rilancio dell’economia a Gaza e in Cisgiordania. Si è parlato inoltre di concessione di diritti di residenza per le persone che vivono in Cisgiordania senza status legale, di incremento dei permessi di lavoro in Israele per lavoratori palestinesi, di autorizzazioni per la costruzione di case, di sostegno sotto forma di prestiti all’Autorità nazionale palestinese. Si tratta di limitate misure concrete che hanno ricadute sulla vita quotidiana, non di cambiamenti radicali. Per comprendere l’effettiva portata dell’evento bisogna però considerare il contesto in cui si è inserito; il summit segue di pochi giorni l’incontro di venerdì 27 agosto fra il primo ministro israeliano Naftali Bennett e Joe Biden che non ha avuto al centro la questione palestinese ma nel quale probabilmente si è parlato di azioni graduali atte anche ad abbassare le tensioni e a favorire il consolidarsi dell’ANP a scapito di Hamas. Ci sono poi considerazioni di politica interna: il composito governo presieduto da Bennet ha bisogno di riconoscimenti e Gantz di ritagliarsi un suo ruolo all’interno della coalizione. Insomma, anche in base alla situazione interna ai due fronti, gli osservatori prevedono mesi di piccoli passi piuttosto che una svolta sostanziale nell’evolversi del conflitto. Del resto, numerosi fattori agiscono in senso contrario al dialogo fra governo israeliano e autorità palestinese: lunedì il 30 agosto è morto nell’ospedale dove era ricoverato in condizioni disperate il sergente israeliano Barel Hadaryà Shmueli, di 21 anni, colpito alla testa durante gli scontri a Gaza di sabato 21 agosto; la tensione al confine con Gaza rimane altissima. Inoltre, immediatamente dopo il diffondersi della notizia dell’incontro, forti critiche sono state rivolte ad Abu Mazen da Hamas e da altri gruppi palestinesi, che lo accusano di tradire la causa nazionale per consolidare il suo potere.

 

Immagine: Mahmoud Abbas (18 aprile 2016). Crediti: Kremlin.ru [CC BY 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/4.0)], attraverso Wikimedia Commons

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