28 febbraio 2020

Proteste nelle isole dell’Egeo contro l’accoglienza dei migranti

Continuano le proteste degli abitanti delle isole greche di Chio, Samo e Lesbo contro la decisione del governo di Atene di costruire nuovi centri di accoglienza per i migranti; la situazione è degenerata martedì 25 febbraio in violenti scontri fra dimostranti e polizia. Il bilancio dopo due giorni di guerriglia per le strade è di almeno 50 feriti, 40 tra gli agenti di polizia e 10 tra i manifestanti. Nonostante l’impiego massiccio di forze speciali antisommossa, la tensione non diminuisce; per cercare di evitare che la situazione degeneri in ulteriori violenze, il governatore della regione del Nord Egeo e i sindaci delle località coinvolte sono stati convocati ad Atene nel pomeriggio di giovedì 27 per incontrare il governo e cercare di trovare una soluzione politica ai conflitti. Gli scontri più violenti, che sono stati però l’apice di un’insoddisfazione che si prolungava da settimane, sono stati innescati nella notte di martedì 25 quando a Lesbo circa 500 manifestanti hanno bloccato lo scarico di materiali necessari al proseguimento dei lavori per la costruzione del nuovo centro accoglienza; la polizia ha cercato di rimuovere il blocco e di ripristinare l’accesso al sito, utilizzando gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e bombe fumogene. Gli scontri hanno coinvolto anche la località di Chio e hanno assunto forme radicali, coinvolgendo centinaia di persone. Le violenze sono proseguite per due giorni; mercoledì sera gruppi di dimostranti hanno assalito un albergo e la base militare di Kyriazis che ospitavano gli agenti che erano stati inviati per bloccare la rivolta

 

La situazione delle isole dell’Egeo è andata aggravandosi nella seconda metà del 2019, quando si è verificata una brusca impennata dei flussi migratori. Le strutture presenti nelle isole sono assolutamente insufficienti ad accogliere le masse di rifugiati, che provengono spesso da zone di guerra o comunque attraversate da conflitti violenti come Afghanistan, Iraq e Siria. Gli abitanti delle isole vorrebbero che queste persone venissero trasferite nella Grecia continentale; in realtà è quanto auspicano i migranti stessi che si trovano a vivere in situazioni molto difficili. Moria, il più grande campo sull’isola di Lesbo, ha una capacità di accoglienza di 2.840 persone, mentre attualmente sono ospitati nella struttura circa 19.000 richiedenti asilo. A Samo ci sono 7.200 migranti dentro una struttura pensata per ospitarne 700. A questa oggettiva difficoltà il governo di Atene ha pensato di rispondere con la costruzione di nuovi centri di accoglienza nelle isole, una decisione che è stata resa operativa attraverso la requisizione di terreni a Lesbo, Samo e Chio nelle aree prescelte; la determinazione del governo nel rendere operativo il suo piano ha suscitato nuove proteste, anche da parte delle istituzioni locali, e, infine, il tentativo di bloccare i lavori.

 

Immagine: Una bambina nel campo profughi di Idomeni, Grecia (19 aprile 2016). Crediti: Mario Fornasari [Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)], attraverso www.flickr.com

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