27 aprile 2020

Ramadan e Covid-19: moschee chiuse e limiti agli spostamenti

Moschee chiuse, pellegrinaggi bloccati e lockdown; il ramadan inizia in un clima particolare, dovuto all’emergenza sanitaria. I culti religiosi, così importanti nella vita delle comunità, stanno subendo pesanti condizionamenti dalle regole di distanziamento e dalle limitazioni alla mobilità; è successo per la Pasqua, ebraica e cristiana, e adesso anche il mondo musulmano si sta adeguando.  Il ramadan arriva in un momento di grande pericolo, in cui la pandemia rischia di diffondersi in zone ad alta densità di popolazione, spesso dotate di sistemi sanitari fragili. Le autorità religiose stanno collaborando con quelle civili per evitare che questa ricorrenza diventi un’occasione di nuovi contagi.

Da venerdì 24 aprile gli oltre 1,8 miliardi di musulmani sparsi in tutto il mondo stanno quindi vivendo un ramadan molto diverso da quello tradizionale: del resto l’Organizzazione mondiale della sanità non ha segnalato rischi legati alla pratica del digiuno, nelle forme previste dal ramadan, ma ha fortemente raccomandato di evitare assembramenti per le cerimonie religiose e di continuare a rispettare le precauzioni previste dai diversi governi. Quindi non saranno possibili le preghiere collettive all’interno delle moschee e la pratica dell’iftar, la tradizionale cena di fine digiuno con tutta la famiglia; inoltre, non saranno allestiti i mercati dove, secondo la tradizione del mondo arabo, ci si riuniva dopo il tramonto per bere il tè, mangiare i datteri e condividere un momento importante della giornata.

Autorità religiose e autorità civili, nella maggior parte dei Paesi a maggioranza musulmana, hanno dato con un certo anticipo indicazioni concrete ai fedeli, raccomandando a tutti di praticare i riti religiosi dentro i limiti imposti dal lockdown. In questa situazione eccezionale, si sta diffondendo nel mondo musulmano l’utilizzo di alcune applicazioni che aiutano il credente a rispettare i riti di devozione anche in solitudine; contengono indicazioni sugli orari di inizio e fine del digiuno, una bussola che indica La Mecca e il testo completo del Corano. Alcune applicazioni suggeriscono anche delle ricette per le pietanze da preparare durante l’iftar e il sehar, ovvero il momento successivo al tramonto e quello anteriore all’alba.

L’unico Paese che ha mantenuto aperte le moschee è il Pakistan; in Indonesia soltanto pochi giorni prima dell’inizio del ramadan sono stati drasticamente limitati gli spostamenti per evitare il mudik, termine che indica il ritorno di migliaia di famiglie nei villaggi di origine; una tradizione che nelle attuali condizioni potrebbe essere fonte di pericolo in un Paese che è il quarto al mondo per popolazione, con oltre 270 milioni di abitanti. Gli Stati a maggioranza musulmana più colpiti dalla pandemia sono attualmente la Turchia con 110.130 contagiati totali e 2.805 vittime e l’Iran con 90.481 contagiati e 5.710 vittime. Anche l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno avuto un numero abbastanza elevato di contagi (rispettivamente 17.522 e 10.349), ma con un indice di mortalità piuttosto basso. Paesi popolosi come il Pakistan (13.328 contagi e 281 morti) e l’Indonesia (8.882 contagi e 743 morti) hanno avuto finora un impatto relativamente contenuto, ma l’allarme è sempre elevato, anche in considerazione delle difficoltà di fronte alle quali si potrebbero trovare i sistemi sanitari nazionali.

 

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Immagine: Interno di moschea, Istanbul, Turchia. Crediti: www.piqsels.com

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