22 settembre 2021

La reazione europea all’accordo AUKUS

L’Unione Europea (UE) solidarizza con la Francia e critica l’amministrazione Biden per come è stata gestita la nascita della nuova partnership tra Australia, Regno Unito e Stati Uniti, denominata AUKUS, acronimo inglese delle tre nazioni firmatarie. La tensione diplomatica si è generata perché l’Unione Europea non era stata informata di questi sviluppi, ma anche, e forse soprattutto, a causa della rottura del contratto stipulato nel 2016 dalla Francia con l’Australia per la fornitura di 12 sottomarini d’attacco, per un valore di 34 miliardi di euro, che probabilmente sarebbe cresciuto nel tempo. I sottomarini, che hanno l’evidente, anche se non dichiarato, scopo di arginare la Cina nell’area indopacifica saranno invece, con differenti potenzialità, forniti dagli Stati Uniti. La risposta della Francia è stata subito molto dura con dichiarazioni sulla mancanza di lealtà e il richiamo degli ambasciatori dagli USA e dall’Australia, procedura certo inusuale fra alleati. Nell’immediato, la reazione dell’Unione Europea era sembrata più prudente, quasi a sottolineare che la crisi era fra Parigi e Washington, e non coinvolgeva in modo diretto l’Unione. Josep Borrell, alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza, aveva ammesso di essere stato preso di sorpresa dall’annuncio di AUKUS, ma aveva anche speso parole concilianti, riconoscendo alla nuova intesa il merito di far comprendere l’importanza che l’Indopacifico ha per l’Occidente. «Capisco che a Parigi siano arrabbiati» aveva concluso Borrell a caldo «ma quanto è accaduto è anche una sveglia per gli europei».

I ministri degli Esteri dell’Unione Europea si sono riuniti informalmente lunedì 20 settembre a New York, ai margini dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite; a presiedere l’incontro c’era ovviamente Josep Borrell e la discussione è stata incentrata proprio su AUKUS. Molti osservatori ritenevano che difficilmente il contenzioso sarebbe stato preso in carico da tutta l’Unione Europea; invece ha prevalso l’esigenza di unità dell’Unione, che inevitabilmente ha avuto un forte riflesso nei rapporti con gli Stati Uniti. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha difeso Parigi in una dichiarazione resa alla CNN («Uno dei nostri Stati membri è stato trattato in modo inaccettabile») sottolineando quanto sia necessario un chiarimento prima di tornare alle normali relazioni. Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, ha portato l’attacco più a fondo, descrivendo gli Stati Uniti come strategicamente avversi all’unità dell’Europa, sicuramente in modo aperto durante la presidenza di Donald Trump, in modo meno palese con Barack Obama e Joe Biden. L’enfasi su America is back sembra a Michel non corrispondere alle azioni della nuova amministrazione.

La crisi dei rapporti fra Stati Uniti e Unione Europea è quindi evidente e non può non coinvolgere la NATO e i suoi impegni. Non si tratta di una mancanza di tatto o di un affare andato a monte. Sullo sfondo, secondo molti osservatori, c’è l’impressione che gli Stati Uniti stiano cercando alleati fortemente coinvolti nel confronto con la Cina; notoriamente gli europei non vivono la Cina come un nemico e valutano con molto interesse la possibilità di buone relazioni commerciali. L’Australia si sente invece minacciata dal gigante asiatico, e comprensibilmente si stringe a chi ritiene possa competere a questo livello. L’Europa avverte che l’alleanza fra le due sponde dell’Atlantico non è più un asse strategico e la nuova realtà mondiale, con il suo cuore in Asia, al di là delle buone maniere di Biden, detta la politica degli Stati Uniti. L’Unione si trova di fronte all’alternativa fra latitare (eventualità che sarebbe ben accolta in molte capitali mondiali) oppure crescere e assumere un ruolo autonomo nello scenario globale, in termini politici e militari.     

 

Immagine: Josep Borrell (7 ottobre 2019). Crediti: CC-BY-4.0: © European Union 2019 – Source: EP, attraverso www.flickr.com

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