19 luglio 2021

Regno Unito, un Freedom Day amaro per Boris Johnson

 

È un Freedom Day amaro quello di Boris Johnson. Dopo tante settimane ad attendere il giorno in cui il governo britannico avrebbe eliminato tutte le restrizioni e gli obblighi (compreso quello di indossare la mascherina e mantenere le distanze al chiuso), il primo ministro passerà questo 19 luglio in quarantena presso la residenza di campagna di Chequers, costretto all’isolamento per essere venuto a contatto con un positivo al Covid: il suo ministro della Sanità Sajid Javid, risultato positivo sabato nonostante la doppia vaccinazione. Identico destino anche per Rishi Sunak, cancelliere dello Scacchiere, anche lui presente all’incontro a Downing Street.

Questa disavventura è l’ennesima tegola in una estate che si sta rivelando parecchio difficile per Boris Johnson. La tanto sperata vittoria della Nazionale inglese a Wembley avrebbe dovuto sancire la consacrazione del primo ministro, capace di rompere la maledizione che non vede i “Tre leoni” alzare una coppa dal lontano 1966, quando vinsero un contestatissimo campionato mondiale in casa con il “gol fantasma” più celebre della storia del calcio, con grande gioia del laburista Harold Wilson che consegnò la coppa alla Nazionale inglese.

La settimana di festeggiamenti avrebbe appunto dovuto condurre al Freedom Day di oggi, sebbene alcuni sindaci come quelli di Londra e Manchester rimangano fermi nella loro intenzione di far rispettare l’obbligo di mascherina quantomeno sui mezzi pubblici, così come accadrà in Galles.

La finale, come sappiamo bene, non è andata nella maniera sperata e Johnson e il suo governo hanno anche subito pesanti critiche circa gli abusi a sfondo razziale patiti dai tre giocatori di colore (Rashford, Sancho e Saka) che hanno sbagliato i rigori decisivi contro gli azzurri. Ad inizio torneo, infatti, la Nazionale inglese era stata fischiata dai suoi stessi tifosi per la decisione di inginocchiarsi ad inizio partita per testimoniare la propria adesione alla campagna Black lives matter e sia Boris Johnson che Priti Patel, la ministra dell’Interno, avevano usato frasi sibilline circa i fischi alla Nazionale e addirittura avevano criticato la squadra per aver scelto di fare “gesture politics”. Di fronte alla violenza on-line scatenatasi nei confronti dei tre giocatori della Nazionale subito dopo la finale di Wembley, le parole di condanna di Johnson e Patel sono dunque risultate poco credibili sia agli occhi di molti commentatori sia addirittura di alcuni membri della Nazionale, come il giocatore Tyrone Mings che ha apertamente criticato il governo per essere in parte responsabile del clima che ha portato ai gesti razzisti.

Se si esclude la parentesi del sogno europeo, le ultime settimane sono state molto difficili per Boris Johnson, che ha dovuto subire un pesante scandalo attorno al suo (ex) ministro della Sanità Matt Hancock nel pieno della nuova ondata di contagi che sta attraversando il Regno Unito. A fine giugno, infatti, la testata scandalista The Sun (roccaforte della destra conservatrice) ha pubblicato foto e video imbarazzanti di Hancock impegnato in scambi amorosi con un membro del suo staff, Gina Coladangelo. La relazione extraconiugale tra i due ha sollevato scandalo politico per il ruolo di consulente svolto dalla Colandangelo all’interno del ministero della Sanità e soprattutto perché, nel momento in cui sono state scattate le foto, vigeva un ferreo divieto di avere contatti con persone che non appartenessero al proprio nucleo familiare. La somma di queste polemiche, nonostante l’iniziale difesa da parte del primo ministro, ha portato Hancock a dare le dimissioni e al ritorno nel governo del sopra citato Sajid Javid, già ministro sotto Cameron, May e lo stesso Johnson, dimessosi in polemica a fine 2019 per i suoi scontri con l’allora consigliere del primo ministro, Dominic Cummings. Per uno scherzo del destino Javid è un grande sostenitore delle riaperture e del ritorno alla normalità, un appuntamento per lui purtroppo rimandato vista la sua positività anche se con lievi sintomi.

Lo scandalo di Hancock ha certamente influito sull’andamento dell’elezione suppletiva di Batley and Spen, collegio dello West Yorkshire tradizionalmente laburista ma che, esattamente come Hartlepool qualche settimana prima, rischiava fortemente di passare ai Tories. La sconfitta avrebbe certamente significato la fine della leadership laburista per Keir Starmer, ma la candidata Kim Leadbeater è riuscita a conquistare il seggio anche se per soli 300 voti (con una perdita di voti importante per il Labour sia in termini assoluti che percentuali, con un problema rilevante nella comunità musulmana, che ha disertato le urne in un collegio in cui storicamente ha sempre sostenuto i laburisti). La Leadbeater è la sorella di Jo Cox, la parlamentare laburista assassinata da un fanatico di estrema destra mentre faceva campagna per il referendum sulla Brexit proprio nel suo collegio di Batley and Spen.

Insomma, un inizio estate burrascoso e di speranze infrante quello di Boris Johnson che dunque, non a caso, sta cercando di andare avanti a spron battuto verso il ritorno alla normalità nonostante i nuovi casi da Covid-19 nel Regno Unito siano in fortissimo aumento (oltre 50.000 al giorno nelle ultime rilevazioni, come non se ne registravano da gennaio) con le previsioni dello stesso Javid che vedono plausibile per i prossimi giorni il raggiungimento di quota 100.000 nuovi casi al giorno. Per fortuna le ospedalizzazioni – grazie ai vaccini – non stanno seguendo la curva dei contagi, anche se pure questo dato si sta muovendo lentamente verso l’alto con l’NHS (National Health Service) che rischia di andare nelle prossime settimane in difficoltà anche a causa della quarantena imposta a un numero crescente di suoi operatori che, inevitabilmente, con un aumento così importante dei casi, hanno contatti diretti con i nuovi positivi, così come centinaia di migliaia di cittadini britannici che in queste ore stanno ricevendo segnalazioni di contatto (e dunque obbligo di quarantena) da parte dell’app dell’NHS.

Tutto questo non ha fermato Johnson dal confermare le riaperture per oggi e, giovedì scorso, tentare di spostare il dibattito politico dall’emergenza Covid ad un altro punto dell’agenda di governo.

Da Coventry, sul finire della scorsa settimana Boris Johnson ha tenuto un lungo discorso programmatico sul tema del “Levelling Up” e cioè su livellamento verso l’alto della condizione economica e sociale delle aree più arretrate del Paese (in particolare il Nord-Est inglese e alcune aree rurali), un tema endemico in UK come lo è la questione meridionale nel nostro Paese e sul quale si sono confrontati – quasi sempre fallendo – quasi tutti i governi britannici del secondo dopoguerra.

Il “Levelling Up” era da tempo uno degli slogan preferiti di Boris Johnson, dietro al quale però tutti i commentatori avevano visto poca sostanza e poche politiche concrete. Il discorso di giovedì non ha di certo dissipato le critiche, non delineando politiche chiare e rimandando tutto ad un disegno di legge che verrà presentato fra qualche mese. Genericamente Johnson ha parlato di una maggiore devoluzione verso gli enti locali, ma senza dare particolari dettagli. Il discorso non è stato dunque accolto con particolare entusiasmo, in un clima in cui l’attenzione rimane rivolta alla giornata di oggi, nella speranza che la libertà garantita dal governo non duri per poco e che a molti cittadini inglesi – così come al primo ministro – non capiti in sorte, insieme alla riapertura definitiva, anche una notifica della app dell’NHS che li inviti all’isolamento.

 

Immagine: Boris Johnson (28 maggio 2021). Crediti: Ilyas Tayfun Salci / Shutterstock.com

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