24 giugno 2020

Regno Unito, un parziale ritorno alla normalità

 

«Il nostro lungo periodo di ibernazione sta per terminare»: così ieri Boris Johnson ha definito nella House of Commons la fase che partirà dal 4 luglio prossimo quando l’Inghilterra comincerà a riaprire progressivamente. Parliamo di Inghilterra e non di Regno Unito perché le misure annunciate ieri dal primo ministro non riguarderanno tutti i Paesi britannici, poiché sarà compito dei singoli governi gallese, scozzese e nordirlandese decidere come e quando attuare misure di allentamento del lockdown nei rispettivi Paesi.

Le restrizioni erano partite il 23 marzo scorso ed erano state parzialmente allentate l’11 maggio, lasciando però sostanzialmente tutti gli esercizi commerciali, bar, pub e ristoranti chiusi.

Dal 4 luglio, invece, sarà possibile un progressivo ritorno alla normalità.

Innanzitutto sarà permesso visitare amici e familiari anche al chiuso, contrariamente a quanto previsto al momento, in cui le visite erano permesse solo all’esterno e con il mantenimento della distanza di almeno 2 metri.

Anche il distanziamento sociale viene ridotto a “one metre plus” e cioè ad un metro dove non sia possibile mantenere una distanza maggiore a patto di utilizzare dispositivi di protezione. Questo permetterà la riapertura di pub, ristoranti, alberghi e bed & breakfast che possano garantire l’applicazione del distanziamento sociale attraverso l’esclusivo servizio ai tavoli e con il minimo contatto tra clienti e personale, fermo restando l’obbligo per pub e ristoranti di tenere traccia dei propri clienti con apposito registro.

Riaprono con le stesse regole anche musei, cinema, parchi a tema, così come le palestre all’aperto e i parrucchieri. Rimangono invece chiuse le palestre, teatri e altri esercizi al chiuso.

Continua ad essere sconsigliato l’uso dei mezzi pubblici che eventualmente devono essere frequentati con l’obbligo di indossare la mascherina.

Questo importante passo verso un parziale ritorno alla normalità è permesso, ha spiegato Johnson, dall’abbassamento del livello di allerta che passa da 4 a 3 (in una scala da 1 a 5) secondo i cinque test stabiliti dal governo stesso: 1) certezza che l’NHS (National Health Service) possa far fronte ai ricoveri; 2) un significativo e costante calo delle morti giornaliere; 3) livello di infezioni sceso ad un “livello sostenibile”; 4) sicurezza che la disponibilità di dispositivi di protezione personale e di tamponi sia in grado di fare fronte alla domanda; 5) sicurezza che ogni ammorbidimento delle restrizioni non causi una seconda ondata che faccia collassare l’NHS.

I dati sono effettivamente incoraggianti, con un sempre decrescente calo di infezioni e decessi al netto di un costante aumento dei numeri di tamponi effettuati, anche se il famoso numero R rimane tra 0.7 e 0.9 secondo i dati dello stesso governo.

Quello della capacità di effettuare un elevato numero di tamponi è certamente il più grande successo della gestione britannica del Covid-19. Al momento i test sono disponibili gratuitamente per chiunque abbia dei sintomi associati al Coronavirus e ad oggi sono stati effettuati oltre 8 milioni di tamponi, una cifra che pone il Regno Unito saldamente in testa nella classifica europea in questa specifica categoria.

Colossali sono invece i ritardi riscontrati nell’avvio del sistema di tracciamento delle infezioni.

Il 18 giugno il New York Times ha pubblicato  una durissima inchiesta a riguardo, riportando che a differenza di quanto promesso le infrastrutture digitali sono lontanissime dall’essere pronte per effettuare un lavoro capillare e la app, che doveva essere pronta entro metà maggio, non sarebbe stata pronta prima dell’inverno. Questo anche perché il governo aveva optato per la creazione di una app basata su un protocollo proprietario invece che sui protocolli Apple-Google su cui si basa la italiana Immuni o il suo corrispettivo tedesco. Un sistema, quello britannico, che però ha fallito i primi test sul campo e che, anche in seguito alle polemiche scaturite dall’indagine del New York Times, è stato abbandonato in favore della creazione di una app realizzata sul modello di Immuni.

Il sistema di tracciamento è stato affidato ad una azienda privata, la Serco, già al centro di polemiche in passato per le inefficienze (per cui è stata anche multata) sul sistema di tracciamento dei detenuti in libertà vigilata.

Questo getta qualche dubbio sull’effettiva capacità del governo britannico di gestire una eventuale seconda ondata che in ogni caso Johnson ha per il momento escluso anche se si è detto pronto in qualunque momento a premere il freno e tornare a chiusure selettive del Paese.

Il governo vuole dare un chiaro segnale di abbassamento dell’allerta ponendo fine all’appuntamento con la conferenza stampa quotidiana effettuata alle 17 di ogni giorno dall’inizio della crisi a marzo. Quello di ieri è infatti stato l’ultimo appuntamento con i giornalisti che da oggi verranno convocati solamente in caso di novità.

Le buone notizie date ieri da Johnson saranno sicuramente una boccata d’aria per Downing Street che da settimane è assediata per continue polemiche. La più grossa è certamente stata quella attorno al consigliere politico di Johnson, Dominic Cummings, accusato di aver violato il lockdown: una vicenda che ha dominato le prime pagine di tutti i giornali per giorni facendo crollare la fiducia nel governo e la popolarità del primo ministro.

La scorsa settimana poi è diventata virale la campagna lanciata dall’attaccante del Manchester United Marcus Rashford che chiedeva al governo di continuare ad assicurare pasti gratuiti a oltre un milione di bambini britannici, non sospendendo un provvedimento che era entrato in vigore per garantire almeno un pasto completo ai figli delle famiglie più povere del Paese nonostante non potessero recarsi a scuola attraverso l’assegnazione di voucher per l’acquisto di pasti gratuiti. Il governo aveva annunciato che durante l’estate, finito l’anno scolastico, il programma sarebbe stato sospeso, ma in seguito al grande successo della campagna di Rashford (che viene da una famiglia povera di Manchester), appoggiata attraverso una mozione parlamentare anche dal Partito laburista, il governo è stato costretto ad una clamorosa inversione a U che ne ha ulteriormente minato la popolarità.

Insomma un governo che ha un forte bisogno di buone notizie anche perché presto si dovrà di nuovo riaprire il fronte delle trattative post-Brexit, trattative che si devono chiudere entro il 31 dicembre 2020 e che, per ammissione dei negoziatori di ambo le parti, non stanno facendo grandi progressi.

 

                             TUTTI GLI ARTICOLI SUL CORONAVIRUS

 

Immagine: Incrocio tra Charlotte e Goodge street, Londra, Regno Unito (14 giugno 2020). Crediti: Tania Volosianko / Shutterstock.com

© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0