11 maggio 2020

Regno Unito, un’incerta fase 2

 

Ieri sera alle 19, ora del meridiano di Greenwich, Boris Johnson ha pronunciato un attesissimo discorso alla nazione. Forse dire pronunciato non è esatto visto che il discorso era registrato e non in diretta e, qualcuno sostiene, addirittura registrato in momenti differenti a causa dei continui cambiamenti apportati alla scaletta. La comunicazione alla nazione era stata annunciata la settimana scorsa e aveva sollevato molte aspettative, tanto che alcuni giornali avevano previsto (e titolato in prima pagina) un ritorno già da oggi alla “libertà”.

 

Il primo ministro ha invece raggelato la nazione circa la possibilità di un rapido allentamento delle misure di distanziamento sociale. Annunciando una nuova scala di valutazione del rischio dove 1 sarebbe la completa assenza del virus e 5 un grado di diffusione tale da far collassare il servizio sanitario nazionale, Johnson ha dichiarato il Regno Unito ad un livello di pericolo equivalente al 3.5, ancora troppo elevato per pensare di allentare la presa sulle restrizioni (considerando che in questa scala il momento più alto della crisi sarebbe stato il 4 secondo il governo).

 

Tuttavia, il premier ha a sorpresa comunicato alla nazione che – e questo è l’aspetto più paradossale – da oggi chi non può lavorare da casa (prendendo ad esempio chi lavora nel settore manifatturiero e in quello edilizio) dovrà tornare a lavoro. E per raggiungerlo è invitato a farlo con mezzi propri: in macchina, in bici o a piedi, proprio perché, a causa della situazione ancora difficile, i mezzi pubblici continueranno ad applicare rigidi protocolli di distanziamento sociale e viaggeranno dunque con pochi passeggeri a bordo. Un problema enorme, specie in una città come Londra, dove una grande percentuale di cittadini non possiede una macchina, lavora molto distante da dove abita e non può che spostarsi con i mezzi pubblici.

 

Questa è la parte del discorso che sta suscitando le maggiori polemiche, perché con pochissime ore di preavviso si invitano milioni di persone a tornare a lavoro pur annunciando che il rischio di diffusione del virus è ancora elevato e senza aver approntato protocolli definitivi di sicurezza sui luoghi di lavoro, a partire dall’uso delle mascherine, di cui lo stesso Johnson ha ammesso la carenza e che sono fondamentali per un rientro sicuro sul posto di lavoro. Le uniche concessioni circa le libertà personali riguardano la possibilità – da mercoledì ‒ di fare esercizio fisico senza limiti di tempo (fino a domani si potrà fare solo un’ora di esercizio al giorno) e di frequentare i parchi pubblici al fine di prendere il sole e giocare con altri coinquilini. Sarà inoltre possibile incontrare amici e familiari all’aperto mantenendo però la distanza di almeno 2 metri.

Per quanto riguarda la riapertura di alcuni negozi e anche di alcune scuole, Johnson ha vincolato un piano più dettagliato all’analisi dell’andamento del contagio, ma ha già annunciato che non potrà avvenire prima del 1° giugno, sempre che le condizioni lo permettano. Per quanto riguarda invece ristoranti, pub e altri luoghi pubblici, non sarà sicuramente possibile procedere ad una progressiva riapertura prima della metà di luglio.

 

In generale, dunque, un discorso che ha ritrovato tutti i commentatori abbastanza perplessi, perché ha lasciato in sospeso molti interrogativi e che è stato dominato dai “se”. L’unica certezza è che il governo ha cambiato slogan: dal “Stai a casa, proteggi l’NHS (National Health Service, ndr), salva vite” a “Stai attento, controlla il virus, salva vite”. Un messaggio che è stato fortemente criticato dai governi della Scozia e del Galles che ritengono sbagliato abbandonare l’idea di dover restare a casa quanto più possibile. Al punto che la Scozia, senza nemmeno aspettare il discorso di Johnson, ha annunciato un prolungamento di altre tre settimane del lockdown totale e il Galles ha escluso la possibilità di una riapertura delle scuole prima dell’estate. D’altronde i dati britannici non sono per niente confortanti: questa settimana, infatti, il Regno Unito ha strappato all’Italia il record del più alto numero di morti, sfiorando ieri la cifra di 32.000 decessi, con oltre 28.000 morti nella sola Inghilterra, nonostante – e questo è uno dei punti più controversi – i britannici siano stati colpiti dall’epidemia diverse settimane dopo rispetto all’Italia, avendo dunque più tempo per cercare di reagire con prontezza.

 

Infine, si sta discutendo molto di come, nello slogan, sia stato messo da parte l’invito a proteggere l’NHS, il servizio sanitario nazionale: vanto britannico, primo servizio sanitario al mondo – istituito nel 1948 – totalmente gratuito per tutti i cittadini. Quella che, secondo tutti i sondaggi, è l’istituzione più amata del Paese (qualcuno dice addirittura più della stessa Regina) è stata tremendamente provata da questa crisi, anche perché in estrema difficoltà già sul finire del 2019 per le “normali” malattie stagionali, con delle performance disastrose registrare in dicembre: le peggiori da quando vengono effettuate rilevazioni statistiche sul sistema sanitario.

 

Decimato da anni di privatizzazioni e austerità, l’NHS ha affrontato l’emergenza Covid-19 quasi esclusivamente grazie alla dedizione dei propri dipendenti (tantissimi dei quali europei) che hanno denunciato in queste settimane la carenza drammatica di dispositivi di protezione e di respiratori.

Tutti i giovedì i cittadini britannici si sono affacciati al balcone per applaudire lo sforzo degli operatori sanitari che hanno pagato un prezzo pesante anche in termini di vite perdute.

Ha fatto storcere più di un naso, dunque, la scelta di togliere il riferimento all’NHS dal nuovo slogan governativo, proprio perché, nonostante abbia in qualche modo retto l’urto, il sistema sanitario rimane comunque un osservato speciale.

 

In generale un quadro molto incerto quello britannico, che Johnson tenterà di chiarire questa settimana in un Parlamento che si riunisce a ranghi ridotti, ma che, irritato (a partire dallo speaker) per la mancanza di comunicazioni preventive circa il piano da parte del governo, non sarà certo intenzionato a fare sconti al primo ministro.

             

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Immagine: Manifesto in Piccadilly Circus in cui la regina Elisabetta II d’Inghilterra in ringrazia l’NHS durante la pandemia del virus Covid-19, Londra, Regno Unito (11 aprile 2020). Crediti: Matteo Roma / Shutterstock.com

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