28 dicembre 2020

Repubblica Centrafricana al voto tra tensioni e violenza

Nella Repubblica Centrafricana si è votato domenica 27 dicembre per il rinnovo del Parlamento e l’elezione del presidente. Sono stati chiamati alle urne circa un milione e ottocentomila elettori per scegliere il presidente, fra i quattordici candidati ammessi dalla Corte costituzionale, e i centoquaranta deputati dell’Assemblea nazionale tra i numerosi partiti che si contendono i consensi. Il presidente uscente Faustin-Archange Touadéra è favorito, ma la legittimità del voto è insidiata da contestazioni, ingerenze straniere e conflitti violenti, innescati da motivazioni etniche e religiose; vaste aree del Paese sono inoltre tuttora controllate da milizie armate ribelli. Il voto si è svolto quindi con relativa calma e una buona partecipazione soltanto in alcune zone, ad esempio nella capitale Bangui; nella stessa giornata di domenica si sono però verificati altrove scontri armati e sono arrivate segnalazioni che in alcune località le operazioni di voto non sono neanche iniziate o procedono con difficoltà e timori, come a Bambari e Bouar.

Il processo di pacificazione che doveva accompagnare le elezioni in modo condiviso e partecipato si è compiuto solo in parte, nonostante l’accordo raggiunto dal governo con quattordici gruppi ribelli il 6 febbraio 2019, che non ha tuttavia consentito a Touadéra di assicurarsi l’effettivo controllo del territorio, sottraendolo alle milizie ribelli. La situazione è però precipitata nelle ultime settimane: la Corte costituzionale guidata da Danièle Darlan, nota per la sua indipendenza e il suo rigore, ha escluso alcuni canditati che non corrispondevano ai criteri previsti dall’art. 24 della Costituzione che prevede buona moralità e assenza di condanne penali. Tra gli esclusi, l’ex presidente François Bozizé deposto nel 2013 dopo essere stato dieci anni al potere; su di lui pesa il ruolo svolto nei conflitti armati che hanno diviso il Paese. Bozizé è stato accusato di incitamento al genocidio ed è soggetto a sanzioni da parte dell’ONU; una situazione che la Corte costituzionale ha ritenuto non compatibile con la candidatura. Sei milizie ribelli, alcune delle quali in passato in contrasto fra loro, si sono coalizzate il 19 dicembre nella CPC (Coalition of Patriots for Change); hanno contestato le decisioni della Corte suprema sulle candidature e hanno chiesto un rinvio del voto, minacciando di marciare sulla capitale Bangui. In molti pensano che dietro l’insorgenza della CPC ci sia proprio François Bozizé; l’ex presidente che aveva in precedenza appoggiato Anicet-Georges Dologuélé contro Touadéra, non potendo candidarsi in prima persona, ha lanciato all’ultimo momento un invito a boicottare le elezioni. In ogni caso, oltre alle truppe ONU già presenti nel Paese, sono intervenuti a fianco delle autorità - nel tentativo di garantire la possibilità di votare - truppe provenienti dal Ruanda, dalla Francia e dalla Russia, che ha stipulato un accordo di cooperazione militare con Touadéra e ha grossi interessi nel Paese. Tre caschi blu inviati dal Burundi sono stati uccisi il 25 dicembre nel corso di attacchi, organizzati, probabilmente, dalle milizie ribelli, a Dekoa, nella prefettura centrale di Kémo, e a Bakouma, nella prefettura meridionale di Mbomou. La marcia sulla capitale è stata comunque bloccata e le operazioni di voto si sono svolte sia pure con eccezioni e incertezze. Influenzano il conflitto i contrasti fra la minoranza musulmana e la maggioranza cristiana, che si intersecano con conflitti etnici, interessi legati alla gestione delle risorse naturali, ambizioni personali, ingerenze esterne; elementi che agiscono dentro un quadro di povertà diffusa e di debole sviluppo economico. François Bozizé, di orientamento cristiano, era stato deposto dall’insorgenza della Séléka, una coalizione di forze provenienti per lo più della minoranza musulmana; a queste milizie armate si erano contrapposti gli Anti-balaka, una coalizione di combattenti per lo più cristiano-animisti. Nel corso degli avvenimenti del 2013, le parti in conflitto sono state accusate di aver commesso abusi e violenze contro le popolazioni civili. Un passato che pesa in modo determinante e rende difficile la pacificazione del Paese e lo sviluppo della legalità e della democrazia.   

 

Immagine: Faustin-Archange Touadéra, in visita a Bouar, Repubblica Centrafricana (6 giugno 2016). Crediti: adrienblanc [CC BY 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)], attraverso Wikimedia Commons

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