09 gennaio 2013

Repubblica Centrafricana: si aprono i negoziati

Rischia di precipitare in un conflitto interno senza sbocchi immediati e in una drammatica emergenza umanitaria la situazione della Repubblica Centrafricana. Il posizionamento delle truppe del FOMAC (Force Multinationale de l’Afrique Centrale) inviate dagli Stati vicini in sostegno al governo, ha favorito lo stabilirsi di una tregua tra i ribelli Seleka, che hanno interrotto la loro marcia verso la capitale Bangui, e le forze armate fedeli al presidente François Bozizé Yangouvonda. Uno stallo delle operazioni militari che favorisce il negoziato, la cui apertura è prevista ufficialmente l’8 gennaio, nella capitale del Gabon Libreville. Le trattative di pace si presentano complesse: in primo luogo perché l’insorgenza dei ribelli Seleka, esplosa nel dicembre 2012, origina proprio dalla mancata attuazione degli accordi di pace del 2006, che prevedevano misure a favore degli ex combattenti. Inoltre la stessa coalizione ribelle nasce dall’unione (Seleka vuol dire appunto “alleanza” nella locale lingua Sango) di forze eterogenee unite dall’avversione per il comune nemico piuttosto che per un progetto condiviso; potrebbe quindi dimostrarsi fragile e momentanea. Ma molti osservatori vedono proprio nella figura di Bozizé una difficoltà nella strada verso la stabilità e la coesione; proveniente dall’esercito, salito al potere con un colpo di stato, confermato da elezioni che le opposizioni hanno contestato, Bozizé è accusato di metodi autoritari e di non aver saputo contrastare la corruzione. Il suo governo in quasi dieci anni non è sembrato in grado di risolvere i problemi del paese, che nonostante una abbondante riserva di risorse naturali, (petrolio, oro, uranio, diamanti), rimane uno dei più poveri del mondo, con solo quattro milioni e mezzo di cittadini. Naturalmente, la comunità internazionale e i cittadini, che hanno subito anni di guerre civili, colpi di stato e violenze, guardano con speranza al processo negoziale e a una soluzione pacifica: la promessa di Bozizé di non ripresentarsi alle presidenziali del 2016 resta probabilmente insufficiente per arrivare a una rapida soluzione della crisi. Intanto l’Unicef denuncia l’aumento dei bambini arruolati sia nei gruppi ribelli sia nelle milizie filogovernative; un punto di convergenza che suscita preoccupazione.


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