7 gennaio 2021

Revocato l’embargo contro il Qatar

Scoppia la pace fra i Paesi del Golfo; dopo tre lunghi anni finisce l’embargo ai danni del Qatar da parte di Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Bahrain. La cosiddetta crisi del Golfo era iniziata il 5 giugno 2017, quando l’Arabia Saudita e i suoi alleati avevano imposto un embargo diplomatico, economico e logistico al Qatar; i Paesi promotori del blocco accusavano Doha di sostenere e finanziare gruppi fondamentalisti come Hamas ed Hezbollah e di mantenere buoni rapporti con l’Iran, che è considerato il principale antagonista nell’area dell’Arabia Saudita e dei Paesi sunniti moderati. Una divisione che ha lacerato i rapporti nel mondo arabo e ha creato enormi difficoltà al Qatar, che si è impegnato in un importante piano di riarmo. I Paesi del Golfo e l’Egitto avevano posto al Qatar una serie di condizioni fra cui l’interruzione dei rapporti con l’Iran, la fine del sostegno ai movimenti islamisti e persino la chiusura di Al Jazeera. Nessuna di queste pretese è stata soddisfatta. Il Qatar ha tenuto duro per tre anni e mezzo mentre la diplomazia degli Stati Uniti lavorava per una conciliazione, con un apporto importante da parte del Kuwait; il superamento delle contrapposizioni nel fronte arabo moderato era infatti necessario per costruire un’alleanza regionale contro l’Iran. La risoluzione del conflitto è stata annunciata dal Kuwait in un comunicato lunedì 4 gennaio proprio quando l’Arabia Saudita ha riaperto il suo spazio aereo e le frontiere terrestri e marittime con il Qatar. Ma la fine della crisi è stata sancita e solennizzata il giorno dopo, durante il quarantunesimo vertice del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC, Gulf Cooperation Council), tenutosi ad Al-Ula, nel Nord-Ovest dell’Arabia Saudita, martedì 5 gennaio.

Al vertice hanno partecipato il principe ereditario del Bahrain Salman bin Hamad al-Khalifa, il vice primo ministro dell’Oman Fahd bin Mahmoud al-Said, l’emiro del Kuwait Nawaf Al-Ahmad Al-Jaber Al-Mubarak Al-Sabah, lo sceicco Mohammed bin Rashid Al-Maktoum, sovrano di Dubai e vicepresidente e primo ministro degli Emirati Arabi Uniti, il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukry. Ovviamente la delegazione del Qatar guidata dallo sceicco Tamim bin Hamad al-Thani è stata però la più attesa e la più seguita dai media di tutto il mondo. Ad accogliere le delegazioni il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman; all’arrivo, nonostante il protocollo, le norme anti-Covid, e soprattutto i recenti contrasti, Mohammad bin Salman e Tamim bin Hamad al-Thani si sono abbracciati. Un gesto simbolico che sancisce la fine di un contrasto durissimo che una gran parte dell’opinione pubblica internazionale ha faticato a comprendere. Fra gli invitati al vertice anche colui che è considerato il principale artefice della riconciliazione, il consigliere senior di Donald Trump, Jared Kushner. In effetti, l’amministrazione Trump ha lavorato negli ultimi mesi di mandato per costruire vaste alleanze in Asia contro la Cina e in Medio Oriente contro l’Iran, cercando di favorire il superamento dei contrasti fra i Paesi disposti a sostenere gli Stati Uniti in queste sfide globali.  La divisione del fronte sunnita moderato ha rappresentato in questi anni un ostacolo al disegno di isolare e accerchiare Teheran. In questo momento di difficile transizione negli Stati Uniti, Kushner ha messo a posto un tassello di una strategia che non è chiaro se avrà una sua continuità, con Joe Biden. Chi comunque sembra essere uscito vincitore dallo scontro è proprio il giovane emiro del Qatar Tamim bin Hamad al-Thani, succeduto al padre nel 2013 a trentatré anni: non ha ceduto alle pressioni e potrà continuare a giocare un ruolo importante nella partita mediorientale e ad avere visibilità e prestigio nell’arena globale, anche grazie all’organizzazione dei Mondiali di calcio del 2022. 

 

Immagine: Tamim bin Hamad al-Thani (3 febbraio 2020). Crediti: Ahmad Thamer Al Kuwari [CC0 1.0 Universal (CC0 1.0) Public Domain Dedication], attraverso www.flickr.com

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