4 maggio 2021

Ricevuti i PNRR nazionali, i prossimi passi per lo sblocco dei fondi UE

 

Per ora il conto si è fermato a quattordici. Tanti sono i Paesi membri dell’Unione Europea (UE) che, giorno più giorno meno, hanno rispettato la “scadenza orientativa” del 30 aprile per l’invio alla Commissione europea dei Piani nazionali di ripresa e resilienza (PNRR). Fra questi c’è anche l’Italia, che si aggiunge alla lista composta da Belgio, Austria, Slovenia, Danimarca, Lussemburgo, Spagna, Lettonia, Slovacchia, Francia, Grecia, Germania e Polonia, ultima arrivata, che ha inviato il suo piano ieri, 3 maggio. Il Portogallo, detentore della presidenza di turno del Consiglio UE, ha dato il buon esempio inviando il suo documento già il 22 aprile. Anche se tecnicamente i Paesi restanti hanno ancora circa un anno di tempo per farlo, «l’obiettivo resta quello di adottare tutti i piani entro l’estate», ha spiegato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Tuttavia, «perché vengano elargiti i primi pagamenti abbiamo bisogno che tutti gli Stati membri ratifichino la Decisione sulle risorse proprie. E sono fiduciosa che questo succederà entro l’estate».

La sottomissione dei PNRR ai funzionari di Bruxelles è infatti la seconda tappa di un processo che non si è ancora completamente concluso e che riguarda un passaggio storico: l’autorizzazione dei 27 governi nazionali affinché la Commissione europea possa indebitarsi sui mercati.

 

Il bilancio UE e il Next Generation EU

Per quanto estremamente tecnico, il dibattito sul bilancio pluriennale dell’UE torna ad animare il dibattito europeo ogni 7 anni, alla fine di ogni ciclo programmatico. La sua approvazione è sempre il risultato di un tira e molla fra sensibilità nazionali ed esigenze politiche diverse, che si traduce in compromessi e concessioni ai singoli Paesi spesso complicati da comprendere anche per le menti più esperte. Nonostante la Commissione guidata da Jean-Claude Juncker avesse provato ad avviare e chiudere il negoziato il prima possibile, anche a fine settennato 2014-20 le discussioni fra governi e Parlamento europeo si sono protratte quasi fino all’ultimo momento utile, complice anche lo storico accordo sulla creazione di uno strumento temporaneo per la ripresa post-pandemia: il Next Generation EU da 750 miliardi di euro, conosciuto anche come Recovery Fund. In totale, il bilancio settennale 2021-27 e Next Generation EU permetteranno di mobilitare circa 1.800 miliardi spalmati su quasi un decennio grazie al fatto che la Commissione potrà indebitarsi sui mercati a nome dei 27 Stati membri.

Per permettere al compromesso di prendere forma senza creare in maniera permanente un debito comune, i negoziatori di Bruxelles hanno trovato la quadra grazie alla modifica della Decisione sulle risorse proprie, cioè l’atto giuridico che definisce i margini di spesa dell’UE. Il problema è che, così come avviene per gli accordi commerciali siglati dall’Unione, tale atto deve essere approvato da tutti gli Stati membri in base ai loro requisiti costituzionali, cioè essenzialmente dai Parlamenti nazionali. Per ora l’hanno fatto in 19, ne mancano ancora 8. Senza il loro via libera (e fra i ritardatari per questioni di politica interna ci sono anche Paesi Bassi e Finlandia, fra i sostenitori più accesi di un bilancio UE ridotto all’osso) il Recovery Fund resterà solamente su carta, anche se tutte le capitali dovessero inviare i loro PNRR.

La Commissione europea ha indicato che l’obiettivo è completare tutti i processi di ratifica entro la fine del secondo trimestre 2021. «Non stiamo pensando a un piano B», ha spiegato giorni fa un portavoce.

 

I PNRR e le prossime tappe   

Fra i Paesi che hanno spedito a Bruxelles i propri PNRR, l’Italia è il Paese che ha chiesto di più: 191,5 miliardi di euro, con 68,9 miliardi di sovvenzioni e 122,6 miliardi di prestiti. Seconda per ora è la Spagna con 69,5 miliardi di sovvenzioni ma nessun prestito richiesto. Escluse l’Italia, la Grecia (12,7 miliardi) e la Polonia (12,1), infatti, non sembra esserci particolare interesse per la componente “prestiti” del Recovery Fund, che può arrivare a un totale di 360 miliardi di euro per i 27 Paesi membri. Tuttavia, i governi hanno tempo fino al 31 agosto del 2023, quindi circa un paio d’anni, per tornare sui propri passi e chiedere un prestito alla Commissione, anche se per farlo dovranno consegnare un PNRR aggiornato che giustifichi nel dettaglio tale decisione.

Compito dei servizi della Commissione sarà ora quello di valutare entro due mesi ogni singola pagina e misura dei piani nazionali sulla base di 11 criteri stabiliti dal regolamento europeo, per poi tradurli in testi legislativi. In particolare, i funzionari di Bruxelles valuteranno se i PNRR contengono un bilanciamento accettabile fra investimenti e riforme, in linea con le raccomandazioni specifiche redatte dalla stessa Commissione nell’ambito del processo del Semestre europeo. I due dati principali da verificare riguardano almeno il 37% degli investimenti dedicati alla lotta al cambiamento climatico, e il 20% per la transizione digitale.   

Terminata la valutazione della Commissione, il Consiglio, cioè gli Stati membri, avranno quattro settimane per adottare la proposta e consentire quindi il pagamento del primo pre-finanziamento equivalente al 13% di quanto richiesto da ogni Paese. A quel punto potrà cominciare la corsa contro il tempo per portare a termine i progetti entro il 2026, che sarà intervallata da ulteriori rendicontazioni e richieste di pagamenti. Sempre che nel frattempo sia andata a buon termine in tutte le capitali la ratifica della Decisione sulle risorse proprie.

È bene precisare, inoltre, che i PNRR riguardano lo sblocco dei fondi della Recovery and Resilence Facility (RRF), il cuore di Next Generation EU. La RRF vale 672,5 miliardi di euro (312,5 di sovvenzioni e 360 di prestiti), ma non esaurisce tutte le risorse messe a disposizione da Next Generation EU, che prevede altri strumenti più mirati, come i 47,5 miliardi di REACT-EU (Recovery Assistance for Cohesion and the Territories of Europe) per la politica di coesione.

Una delle sfide principali dei PNRR sarà proprio quella di assicurare una vera complementarietà fra le nuove risorse “eccezionali” e quelle “normali” messe a disposizione come sempre dal bilancio pluriennale dell’UE, evitando quindi sovrapposizioni e colli di bottiglia amministrativi che potrebbero rallentare, anziché accelerare, la spesa. La chiave, come ha evidenziato anche il presidente del Consiglio Mario Draghi, potrebbe stare nel reale ed effettivo coinvolgimento di tutti i livelli di governo prima nella preparazione e poi nell’attuazione dei piani d’investimento. Una richiesta che gli stessi enti locali stanno portando avanti da mesi sia a livello nazionale che UE, ad esempio tramite il Comitato europeo delle Regioni e la grande Alleanza europea per la coesione

 

Immagine: Ursula von der Leyen (14 aprile 2021). Crediti: Alexandros Michailidis / Shutterstock.com

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