27 marzo 2020

Rischio Covid-19 nei campi profughi delle isole dell’Egeo

Con il diffondersi dell’epidemia di Covid-19 diventa sempre più difficile la gestione umanitaria del fenomeno migratorio ai confini dell’Europa. Sono circa quarantamila i richiedenti asilo attualmente ospitati nelle isole greche, stipati in accampamenti sovraffollati e in condizioni igieniche precarie ed estremamente difficili dal punto di vista sanitario; il 16 marzo, a causa di un incendio, è morta nel campo di Moria una bambina di sei anni. Il sovraffollamento dei campi e i rischi che questo implica hanno portato a proteste, anche violente, a Lesbo, Chio e Samo da parte degli abitanti delle isole, che chiedevano il trasferimento dei profughi in altre aree. Naturalmente, l’emergenza sanitaria diffusa in tutta Europa rende ancor più complessa la gestione della situazione. Pur non essendo la Grecia, ad oggi, tra i Paesi più colpiti dal Covid-19 non è del tutto al riparo dalla pandemia: il 25 marzo si contavano 821 contagiati e 22 morti, in un contesto europeo che rende comprensibili i timori.

 

L’Unione Europea ha sollecitato la Grecia a predisporre il trasferimento sulla terraferma delle persone a rischio, soprattutto anziani e malati, che si trovano nei campi profughi posti nelle isole. Il governo di Atene non intende però dare seguito a questa indicazione, sostenendo che la situazione sanitaria è sotto controllo nei campi di accoglienza mentre l’epidemia si sta diffondendo nel resto della Grecia. La commissaria europea per gli Affari interni, la svedese Ylva Johansson, sta ora cercando una soluzione concordata con il governo greco che preveda almeno lo spostamento delle persone più esposte ai rischi del Covid-19 in campi meno sovraffollati, anche se collocati comunque nelle isole dell’Egeo.

 

Ad aggravare il rischio sanitario contribuisce anche la mancata distensione dei contrasti di natura geopolitica; la tensione tra Grecia e Turchia è sempre elevata e i migranti che si trovano ai confini ne stanno facendo le spese. La decisione turca di aprire le frontiere è legata alla situazione siriana, un dossier sul quale la Turchia si sente isolata, ma anche al mancato rispetto degli accordi economici da parte dell’Unione Europea. I turchi hanno accusato la polizia greca di violazione dei diritti umani in occasione dei respingimenti sul confine; il governo greco guidato dal leader conservatore Kyriakos Mitsotakis ha preso misure estreme, che comprendono anche la sospensione della registrazione delle domande di asilo; nonostante la condanna da parte delle organizzazioni umanitarie, il comportamento della Grecia ha ricevuto il sostegno dell’Unione Europea.

 

Il destino dei richiedenti asilo sulle isole dell’Egeo è quindi fortemente condizionato dall’emergenza sanitaria, dalla volontà dei Paesi europei di scongiurare nuovi arrivi nei loro territori, scaricando su Grecia e Turchia le tensioni migratorie e il problema dei profughi siriani, e dall’attrito crescente fra i due Paesi. Fonti greche hanno denunciato martedì 24 marzo il volo non autorizzato di aerei militari turchi nello spazio aereo greco, proprio nei pressi delle isole del Mar Egeo: episodi che rischiano di fungere da innesco in un contesto generale già esplosivo.

 

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Immagine: I bambini con le loro famiglie attendono di essere trasferiti nel porto di Mitilene dal villaggio di Skala Sikamias, sull’isola di Lesbo (4 marzo 2020). Crediti: Alexandros Michailidis / Shutterstock.com

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