29 settembre 2022

Sabotaggio dei gasdotti Nord Stream. Quali implicazioni?

 

La relazione sempre più complicata tra Russia e Paesi occidentali si arricchisce di un nuovo capitolo, dalle tinte ancora piuttosto oscure. Un’azione di sabotaggio ha provocato nei giorni scorsi alcune esplosioni lungo le condutture dei gasdotti Nord Stream 1 e Nord Stream 2, transitanti nel Mar Baltico. Nella notte tra domenica e lunedì è apparsa sulla superficie vicino l’isola danese di Bornholm una turbolenza dovuta a una perdita di gas, seguita successivamente da altre due a poche decine di chilometri di distanza. Le fuoriuscite di gas sono state identificate lungo il corso delle due infrastrutture gemelle, sviluppate dalla Russia in cooperazione con la Germania e assurte a simbolo della relazione bilaterale a livello energetico. Il Nord Stream 2, ultimato nel 2021, non è mai entrato in funzione a causa delle sanzioni imposte contro Mosca dopo l’invasione dell’Ucraina; il Nord Stream 1 è stato invece progressivamente bloccato su decisione russa questa estate, citando problemi tecnici alle turbine, e da quel momento ha smesso di inviare gas verso l’Europa.

 

Quello che all’inizio poteva sembrare un incidente ha assunto progressivamente dei contorni diversi, in particolare dopo che l’istituto sismologico svedese ​​SNSN (Svenska Nationella Seismiska Nätet, Swedish National Seismic Network) ha registrato delle esplosioni, di cui una con magnitudo 2.3, avvertite anche da stazioni di monitoraggio in Danimarca e Svezia. L’ipotesi che i danni ai due gasdotti Nord Stream siano stati causati deliberatamente con un’azione di sabotaggio è divenuta via via più concreta, lanciando al contempo un allarme in tutta Europa circa i rischi per la sicurezza delle infrastrutture strategiche, in particolare quelle adibite alle forniture energetiche. In una fase di grande difficoltà per molti governi europei, alle prese con la necessità di sostituire gli approvvigionamenti di risorse fossili dalla Russia e impegnati a calmierare l’impennata del costo delle bollette, l’incidente avvenuto nel Mar Baltico non fa che aumentare la pressione sulle cancellerie del continente. Da non sottovalutare in questo contesto anche i danni ambientali legati alla fuoriuscita di gas nelle acque marittime, con l’Agenzia per l’energia danese che ritiene improbabile uno svuotamento delle due condotte danneggiate prima di una settimana.

 

Le stime sono lunghe anche per quanto riguarda le indagini sull’accaduto: sempre le autorità di Copenaghen hanno spiegato come a causa delle turbolenze sia ancora impossibile inviare squadre di ricognizione dove si sono verificate le esplosioni, per comprendere meglio la dinamica del presunto sabotaggio e provare a identificare i responsabili. Le speculazioni in merito portano principalmente alla Russia, accusata da molti esperti di aver colpito due gasdotti ormai “inutili”, visto il quasi totale abbandono dei rapporti commerciali ed energetici con l’Europa, e al contempo motivata dalla volontà di lanciare un segnale in quella che rischia di divenire una fase ancora più accesa del confronto con l’Occidente. I referendum di annessione delle regioni ucraine occupate alla Federazione Russa, la mobilitazione parziale ordinata dal Cremlino e la minaccia di ricorrere ad armi nucleari da parte del presidente Vladimir Putin rientrano nel quadro di un’escalation cercata da Mosca nelle ultime settimane, dopo i successi della controffensiva di Kiev. L’attacco ai due Nord Stream potrebbe quindi venire letto come un’ulteriore mossa ostile verso le nazioni europee, tagliando ulteriormente i canali di approvvigionamento di gas in vista dell’inverno. Le attività della Marina russa nelle acque del Baltico non costituiscono del resto una novità e non sarebbe difficile immaginare l’impiego di incursori o di droni sottomarini per colpire obiettivi come i due gasdotti, posti a circa 100 metri di profondità.

 

Qualcuno si spinge invece a ipotizzare una responsabilità degli Stati Uniti o della Polonia dietro il sabotaggio: entrambi i Paesi hanno sempre manifestato la propria contrarietà alla costruzione dei Nord Stream 1 e 2; in particolare, da Washington è stato spesso lanciato l’allarme sui rapporti energetici troppo stretti tra la Germania e la Russia. Allo stato attuale è in ogni caso molto difficile avanzare ipotesi basate su elementi concreti, e la situazione potrebbe rimanere tale per diverso tempo.

 

Un elemento è già certo: tutti i governi europei dovranno ora lavorare per mettere in sicurezza le infrastrutture giudicate cruciali per l’interesse nazionale, incrementando le attività di monitoraggio e ricorrendo laddove possibile a sinergie in ambito NATO. Forse non a caso le esplosioni sono avvenute il giorno prima dell’inaugurazione del gasdotto Baltic pipe, che collegherà la Norvegia al Mar Baltico, rifornendo la Danimarca e la Polonia, tre nazioni alleate in una regione in cui presto potrebbero esserci altri due membri del Patto atlantico, vale a dire Svezia e Finlandia. Il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha ribadito l’impegno dell’Alleanza nel garantire la protezione delle infrastrutture strategiche, seguito a stretto giro dall’annuncio del governo norvegese, che ha aumentato il livello di allerta lungo i gasdotti e oleodotti nazionali, oltre alle piattaforme offshore. La Norvegia è divenuta il principale fornitore di idrocarburi per l’Unione Europea dopo il lancio delle sanzioni contro la Russia, un ruolo che impone alle autorità di Oslo un controllo sempre maggiore sulle condutture per l’approvvigionamento. Nell’interesse dei clienti europei è coadiuvare la Norvegia in questa fase, per evitare che i sabotaggi alle infrastrutture possano divenire un nuovo elemento di tensione.

 

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Immagine: Posatubi cingolato, pronto per la posa in acque poco profonde di tubi del gasdotto Nord stream 2, su un molo nella baia di Narva, Mar Baltico. Crediti: Maximillian cabinet / Shutterstock.com

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