2 ottobre 2020

Scontro fra UE e Regno Unito sul dopo Brexit

La Commissione europea ha inviato giovedì 1° ottobre una lettera di messa in mora al Regno Unito per aver violato gli obblighi previsti dall’accordo di recesso, in vigore dal 1° febbraio. A Londra viene contestato il disegno di legge sul mercato interno (Internal Market Bill) presentato dal governo il 9 settembre e approvato dalla Camera dei Comuni il 15; la legge deve ancora completare il suo iter ed essere vagliata dalla Camera dei Lord, ma secondo la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen se adottata nella forma attuale violerebbe quanto previsto dall’accordo di recesso in merito al confine fra Irlanda e Irlanda del Nord. Londra è stata invitata a inviare le sue osservazioni entro un mese, dopo il quale la Commissione comunque prenderà una sua decisione che potrebbe comportare l’applicazione di procedure di infrazione, in quanto il Regno Unito fino al 31 dicembre farà ancora parte dell’Unione. I provvedimenti eventualmente presi non sarebbero considerati validi da Londra, ma se si verificasse questo scenario i rapporti tra le parti sarebbero così deteriorati che renderebbero impossibile un qualsiasi tipo di accordo e la Brexit si realizzerebbe nel peggiore degli scenari, in un clima di guerra commerciale.

La questione del confine irlandese ritorna dunque prepotentemente al centro della scena proprio quando sembrava che un compromesso sugli altri aspetti relativi al commercio potesse essere raggiunto: rimangono sul tappeto i nodi degli aiuti di Stato alle imprese e dei diritti di pesca, ma su questi punti si potrebbe trovare un’intesa. La questione irlandese rappresenta invece oggettivamente un ostacolo difficilmente superabile: se si ristabilisce un confine fra la Repubblica Irlandese e l’Irlanda del Nord (poiché una farà parte dell’Unione e l’altra no)  saltano gli accordi di pace del 1998 che hanno posto fine a decenni di conflitti; ma se si stabilisce un confine fra l’Irlanda del Nord e il resto della Gran Bretagna, si crea un vulnus alla sovranità che è obiettivamente difficile accettare per Londra. Johnson contesta all’Unione un’interpretazione dell’accordo di recesso che va proprio in questa direzione. Dal canto suo, l’Unione Europea (UE) auspica che tra le due Irlande non torni un confine ma al tempo stesso vuole evitare che attraverso il varco irlandese passino prodotti e merci che non rispettino gli standard europei (ad esempio, le norme a tutela della salute e di contrasto alla contraffazione). Criticità che non si porrebbero se il Regno Unito nella sua interezza uscisse dall’Unione ma restasse all’interno nel mercato comune europeo: ma questo sminuirebbe tutto il significato storico della Brexit. Le diplomazie sono al lavoro e un accordo, difficilissimo sulla carta, può comunque realizzarsi per evitare uno scontro che non giova a nessuno, soprattutto nella difficile fase della pandemia.

 

Immagine: Boris Johnson (29 aprile 2020). Crediti: Number 10 [Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)], attraverso www.flickr.com

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